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oggi voglio

Cinquanta moolto moolto special

di Enrico Brizzi su Smemoranda 1997 - Diamo i numeri

Ci sono anche giorni spontaneamente festajuolial sapore buono di gelato, giorni in cui l'erba è verde come quelladel subbuteo, i passerotti variopinti cantano Fragole Buone Buone standoappesi al ramo a testa in giù. Ci sono anche giorni in cui i percorsisi incrociano e si fondono, giorni in cui i ragazzi sono felici e profondi,le ragazze carine chiamano i baci con gli occhi e una sensibilitàtutta primaverile. Ci sono anche giorni in cui è facilissimo vincerea biliardo, giorni in cui un caffè e un sacchettino di plastica trasparentefanno felici e intoccabili, così sciocchi e bellissimi che il ricordofa già male in anticipo. Sono questi giorni qui che ora mi mancano,chiuso nelle profondità moccolose di gennaio, e tu lontana a dormirein casa di latri, mangiare con latri, ridere di sciocchezze che non so,tutta premurosa di piacere; la bimbetta è andata via e troppe lineecorrono sghembe tra noi due. Ma ricordo ancora piùforte i giorniin cui ci si fida e per le strade di bologna fa primavera permanente, anchese la sera dopo cena, la felicità struggente di fare l'amore e poibuttarsi stretti vicinissimi sul letto disordinato, guardarti negli occhicacao e dirti dolcezze, baciarti con baci piccoli che ti addormentino leggera,sentirti dormire buona come un agnellino molto piccolo. E la mattina vestirsibislacchi con la maglietta canarino, le mutande felpa da skateboard e gliocchiali techno, saltare su felici sulla vespetta cinquanta mooolto moooltospecial e sussurrare ancora d'amore e correre a far colazione, noi due amantiun po' svestiti stretti sopra la sella (e sotto la sella, nascosti in uncartoccino, cinquanta carte qualità mooolto mooolto special). Cisono anche giorni cupi come un urlo, lenti e vischiosi, i conti non tornanoproprio in nessun modo, come quando alle scuole medie consegnavi i compitidi matematica su fogli protocollo fitti di geroglifici e cancellature, impreziositida macchie di pizza e inchiostro di biro esplose per lo sforzo sovrumanodi risolvere equazioni. Ci sono anche giorni storti in cui la musica vadispari, lacera piùdi quanto non unisca e la tua faccia èun ghigno di ragazzo intossicato, occhi di lacrime e odio. Ci sono anchegiorni in cui la vespetta cinquanta mooolto mooolto special ti porti dovenon volevi tornare, tra facce sornione e un po' disperate a dire le stessetre frasi a ruota, ridere nel vuoto, godere nell'essere persi, inutili,testuggini ribaltate e incapaci di riprendere a camminare. Ci nuoto dentro,a questo sconvolgimento per nulla gioioso (mondo urticante dove essere sensibiliè la colpa peggiore, meglio narcotizzarsi e perdere la capacitàdi cogliere sfumature che tanto non potresti comunicare a nessuno). Si sale sul tetto terrazza scrutando il parco sottostante e si aprono con cautela secolare le cinquanta carte qualità mooolto mooolto special, i modi del rito sono sempre quelli e li conosci a memoria passo per passo.

E sulla vespetta cinquanta mooolto mooolto special, bella dipinta di verde brillante come una vecchia macchina inglese da corsa smanetti senza pensare per le vie della città, l'orecchio attento alle poesie che il motore ubriaco canta attraverso la marmitta appositamente svuotata, e a ogni incrocio scegli dove puntare, case di amici case di amiche baretti conosciuti e non, a spegnere questa sete madida che non sai cos'è, né come si chiama. Sete che ti prende, comunque, a tradimento. Enon sai piùniente, tiri il motore al massimo e basta, col ventoin faccia e il solito uragano caraibico dentro. 

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