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Cunico

di Gialappa's band su Smemoranda 1997 - Diamo i numeri

C'è un numero che ogni mattina verso le11 alcune migliaia di italiani compongono con più urgenza di un 113e con un po' più eccitazione di un 144: il 533. Sì, perché533 è il numero di pagina di Televideo che riporta i dati di ascoltodei programmi televisivi del giorno precedente, in base alle rilevazionidell'Auditel. Ora, spiegare qui cos'è l'Auditel e perché èuna truffa colossale è un discorso inutile e noioso come una canzonedi Marco Masini; quello che però vogliamo raccontarvi è ciòche avviene ai conduttori di un programma televisivo dopo la lettura deidati di ascolto visto che tutti sono costretti a guardarli, compreso ilPapa dopo la Messa domenicale (e se per caso non lo fa lui, sicuramentelo fa il direttore di Rai Uno che se vede un calo schiaffa il Papa in terzaserata). Questo perché, anche se tutti sanno che i dati sono piùfalsi di un giuramento di Berlusconi, in tv l'Auditel impera con la stessatracotanza di Bettino Craxi e l'inesorabile freddezza di Jack lo Squartatore(che, contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, non sono la stessapersona); e così le vite di tutti i lavoratori della televisionesono appese all'esile filo dei suoi verdetti. Quello che pochi immaginerannoè che, in qualunque modo vada un programma, per il conduttore ilgiorno dopo è comunque un dramma. Infatti se è andata beneti svegliano all'alba per farti complimenti il produttore, il capo ufficio-stampa,il direttore di rete, il capostruttura e una serie di personaggi semprepiù oscuri che non ricordi neanche di aver conosciuto che culminain Cunico, un sedicente ex-compagno di scuola delle elementari; se inveceè andata male è ancora peggio: già sei depresso peril calo degli ascolti, e per di più non ti chiama nessuno fino ache, alle dieci di sera, per disperazione, pur di sentire qualcuno ti riducia chiamare tu Cunico, che però generalmente si fa negare. Sì,perché Cunico (come peraltro quasi tutti gli italiani) conosce allaperfezione i dati di ascolto, visto che i giornali li pubblicano con grandeevidenza; e non è raro ormai che il salumiere, servendoti, ti dica:"a dotto', ieri avete perso du punti de share, eh? So' tre etti depiù, che faccio, lascio o deve cominciare a risparmià?".E gli stessi gionalisti (che in gran parte trovano nella presunta oggettivitàmatematica dei dati Auditel una straordinaria manna, perché possonoesimersi dal formulare sulla tv dei giudizi soggettivi basati sulle lorofacoltà cerebrali) ne fanno un uso veramente spietato perché,se ti odiano, appena perdi duemila spettatori scrivono che il programmaè bollito, e se invece ti amano quando ne perdi due milioni scrivonoche "il programma tiene". E' proprio per difendersi da questipericoli, e dal rischio di chiusura anticipata della trasmissione, che iconduttori tv hanno individuato gli spettacoli delle altre reti contro iquali non è salutare battersi e le scuse da utilizzare prontamentein caso di insuccesso. La lista degli avversari più temibili comprendeessenzialmente tutto ciò che è stato prodotto da Walt Disney,tutto ciò che è stato interpretato da Bud Spencer e TerenceHill e tutto ciò che ha come protagonista un animale, tipo il filmBabe - maialino coraggioso il cui protagonista è un suino parlante,o la trasmissione Stranamore, il cui conduttore è un suino che siesprime un po' più a fatica. La lista delle scuse per giustificaregli insuccessi contiene invece, accanto agli inossidabili ma ormai vetusti"il nostro è un programma per pochi" e "partiamo senzaun grosso traino perché prima di noi c'è il TG di Liguoriche fa scappare tutti gli spettatori", alcune gemme degne di nota comead esempio le cosiddette "scuse stagionali". In estate, infatti,capita di sentir dire "fa caldo e la gente la sera esce"; in inverno"fa freddo e la gente la sera va a letto presto", in primavera"la gente la sera sta facendo il cambio dei vestiti negli armadi"e in autunno "la sera cadono le foglie". Quest'ultima scusa però,per motivi a noi ignoti, si è rivelata finora poco efficace nei confrontidegli sponsor del programma, tradizionalmente insensibili, per dabbenaggineculturale, allo stormire delle fronde.

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