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Seven

di Giobbe Covatta su Smemoranda 1997 - Diamo i numeri

C'era una volta un vescovo che, mentre attraversavaun campo comodamente seduto sulla sua portantina, udì qualcuno imprecare.Immediatamente ordinò ai suoi servitori di fermarsi e, scandalizzato,si affacciò a rimproverare severamente l'uomo dalle cui labbra eravenuta l'invettiva: “Un dannato peccatore, ecco cosa sei!” Ilcontadino timidamente obbiettò: “Eminenza illustrissima, lazappa pesa e ogni tanto scappa una parola di troppo...” “Non devonoscappare! Non lo sai che imprecare è un vizio imperdonabile?'“lo aggredì il vescovo “Tutti uguali voi gente del popolo: depravatie dissoluti!” “Mi perdoni Eminenza se mi permetto, ma di vizine hanno anche i potenti...” cercò di intervenire il contadino,ma il vescovo lo bloccò. “Taci bifolco! Lo sanno tutti che l'ignoranzaalimenta i vizi peggiori, come quelli capitali! E voi poveracci, in quantoignoranti, i vizi capitali li avete tutti!” “Scusi Eminenza, maci deve essere un equivoco. Qui di vizi capitali non ne abbiamo proprio.Del resto lo dice la parola stessa: capitali, ovvero della capitale, infattiquelli ce li avete voi potenti a Roma, mica noi qui in campagna!” “Macosa vai blaterando, villanzone? I vizi capitali sono sette, uno peggioredell'altro, e voi bifolchi li avete tutti di certo, perché vivetenell'ignoranza!” “Voi dite Eminenza? Sarebbe la prima volta chenoi poveracci abbiamo qualcosa che voi potenti non avete. E quali sarebberodi grazia questi sette vizi capitali, tanto per sapere...” “Ilprimo è l'IRA!” tuonò il vescovo rosso in viso. “Beh,cominciamo male Eminenza. Qui se c'è uno che si è fatto prenderedall'ira direi che siete voi. Ma non dovete vergognarvi, avete da chi prendereesempio: basta pensare a tutto il casino che ha combinato il vostro capoper una mela! Altro che ira, quello s'è incazzato come un caimanoe ancora non gli è passata!” Il vescovo lo interruppe visibilmentescocciato: “Lasciamo perdere l'ira, che non è tanto grave, epassiamo al secondo vizio capitale: l'AVARIZIA!” “Eminenza illustrissimal'avarizia va a braccetto con la ricchezza. Del resto se i ricchi non fosseroavari non sarebbero neanche ricchi. Voi stesso, Eminenza, se non foste avarodonereste tutto ai poveri ed ecco là che subito diventereste poveropure voi! E perfino il Papa, che quando afferma 'beati i poveri' lo fa dadentro la Jacuzzi, se qualcuno gli dice: 'Santità, nel mondo c'ègente che ha fame', lui santamente risponde 'E' vero, ma parliamone dopopranzo sennò mi passa l'appetito!'...” Il contadino voleva proseguire,ma la voce rabbiosa del vescovo lo fece tacere. “Il terzo vizio capitaleè la GOLA!”. “La gola voi dite? Per quanto ne so io l'unicopeccato di gola permesso a noi poveracci è la faringite, infattiabbiamo spesso mal di gola ed è un vero peccato. Del resto ci siamoabituati ad accontentarci di poco: il massimo della ghiottoneria per noiè la peperlizia! Non altrettanto si può dire di voi potenti:infatti quando c'è un boccone prelibato si dice 'questo èil boccone del re', mica si dice 'questo è il boccone del bagnino'!E dove si mangia meglio secondo voi: al Quirinale o alla mensa dell'Italsider?Voi potenti potete permettervi i peccati di gola e pure le diete, mica noi!Infatti Messegué nei suoi centri non ha mai fatto la Settimana Dieteticaper i ferrotramvieri: a noi non serve la dieta, ci basta la cassaintegrazione.Conosco dei posti dove se si presenta la Lambertucci con le sue ricettequelli se la mangiano!...” Si levò la voce rabbiosa del vescovo:“Il quarto vizio capitale è l'INVIDIA!” “Insigne Eminenzaquesto è proprio un vizio da ricchi, che si invidiano tra loro. Manoi poveracci, che viviamo tra poveracci, ci sposiamo tra poveracci e conosciamosolo poveracci... chi possiamo invidiare?! Ve lo immaginate un ciabattinodire: 'Concè, che invidia Ciro e Carmela che non tengono casa, sòdisoccupati, tengono un figlio tossico e una figlia in galera e si puzzanodi fame!' Noi al massimo invidiamo Ridge e Brooke di Beautiful, ma quellonon è un vizio, è solo 'na strunzata!” Il vescovo cercòdi incenerire il contadino con gli occhi, ma quello teneva saggiamente losguardo basso e il prelato declamò a denti stretti “Il quintovizio capitale è la LUSSURIA!” “Lo dice la parola stessa!Lussuria viene da lusso, infatti i personaggi che hanno fatto la storiadel sesso sono tutti ricchi. Caterina di Russia, che si faceva montare daicavalli era una principessa, mica una sarta! E che dire di Fede e Liguori?...”“Che c'entrano adesso Fede e Liguori con lo smodato desiderio sessuale?”lo interruppe il vescovo stupito. “C'entrano, c'entrano, Eminenza:due leccaculi così dove si erano mai visti prima?” “Tacibifolco!” tuonò il prelato. “Il sesto vizio capitale èla SUPERBIA!” “Eminenza mia, questo è proprio un peccatoche il povero non conosce! Avete mai sentito qualcuno dire: 'Lei non sachi sono io: sono un netturbino!!' Mai, siamo onesti. Bisogna essere qualcunoper essere superbi, e piùsi sta in alto piùsi è superbi.Prendiamo quello piùin alto di tutti: dove sta? In cielo, in terra,in ogni luogo, per tutte le parti, dappertutto ci sta Lui e sa tutto Lui...non è un po' esagerato? L'essere perfettissimo?... e che diamine,avrà qualche volta l'alito pesante, o no? Padrone del cielo e dellaterra... non dico tanto, ma almeno faccia una multiproprietà! Inconfronto a lui perfino Berlusconi sembra un umile dilettante...” Ilvescovo era livido di rabbia, gli occhi iniettati di sangue. “Il settimovizio capitale è l'ACCIDIA!” Il contadino questa volta rimasea bocca aperta. Si grattò la testa a lungo, interdetto, poi desolatorispose: “Mi dispiace Eminenza, ma non so proprio cosa significa laparola 'Accidia'“. A questa affermazione il vescovo riprese fiato,il suo corpo si eresse e un ghigno di soddisfazione attraversò ilvolto del prelato, che sibilò: “Vedi bifolco che avevo ragioneio? E' l'ignoranza che vi ha fottuto sempre a voi poveri!”. Poi, molled'accidia, disse alla sua corte: “Andiamo, lasciamo bollire questopeccatore nel suo brodo!” E mentre il corteo si allontanava il contadinoriprese a zappare e imprecare.

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