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Tatiana col mappamondo

di Luciano Ligabue su Smemoranda 1997 - Diamo i numeri

Il numero di Tatiana veniva dalla tradizione e... non andava da nessuna parte. Era la stessa sorte che, piano piano, sembrava dovesse toccare all'intero circo. Si trattava di un circo russo che aveva vissuto stagioni straordinarie in giro per il mondo e che, se era vero che non sapeva rinnovare la propria formula, era pur vero che poteva contare sulle grandi capacità dei suoi acrobati che garantivano brividi e piacere. Peccato che non garantissero più il tutto esaurito. Tatiana aveva un numero di contorno: girava in pista in equilibrio su un'enorme palla. Spesso si chiedeva se la gente avesse idea di quanto esercizio e sacrificio ci fossero dietro quella piccola sfida alle leggi gravitazionali,ma poi si arrendeva all'evidenza di un interesse più rivolto allesue gambe che alle sue evoluzioni. Le sembrava, addirittura, che anche neinumeri ad alto rischio, quelli senza rete, il pubblico prestasse piùattenzione ai fisici degli acrobati che non al loro coraggio. CosìTatiana sapeva di dover lavorare su due cose: l'equilibrio e la bellezzadelle sue gambe. I suoi, che non avevano mai avuto niente a che spartirecol circo, avevano vissuto male l'infatuazione che loro figlia provava perun mondo che loro non capivano. Poi, un giorno, pur sempre senza capire,accettarono la cosa e per farsi perdonare anni di litigi e incomprensioni,le regalarono un mappamondo di più di un metro di diametro. Diventòsubito la palla per il numero di Tatiana. E visto che doveva passarci tanteore al giorno, fu un bene il fatto che ci si affezionasse subito moltissimo.Tracciò con un pennarello indelebile delle piccole croci sui postiin cui il circo era stato, segnando alcune città con un colore piùintenso. Poi, una volta salita sul mappamondo, le sembrava di ritornarein quei posti. Aveva imparato a tenerlo quasi fermo. In quei momenti i suoipiedi scalzi, toccando le varie crocette, le aprivano le porte di un'osteriaa Roma, un caffé a Marsiglia, un appartamento a Liegi, un coffeeshop ad Amsterdam. Per non parlare del Café du Monde a New Orleans,delle luci di Las Vegas, degli spettacoli agli Universal Studios a Los Angeles,dei clubs a San Francisco in quell'unica, mitica tournée negli States.Il circo era parte del mondo ed il suo mondo, Tatiana, lo custodiva sottoi piedi muovendolo come lei desiderava, fermandolo, imbizzarrendolo, facendolorotolare in più direzioni, lasciandolo impazzire. Le sue preoccupazionierano la bellezza delle sue gambe, l'applauso del pubblico e la scorta dipennarelli a due colori. Se c'era questo c'era tutto. Finché il circo,esausto da conti che non tornavano, si fermò a Berlino incorporandosicon un altro circo stabile ed allungando la sua sopravvivenza. Si dice cheTatiana di fronte alla definizione "circo stabile", rise per mezz'ora.Si dice che quando capì che non era una battuta non parlòper un mese. Si dice che è in giro sulla sua palla, battagliandocon le forze dell'ordine per dei permessi che lei non ha, ma insistendoe raccogliendo offerte in ogni strada in cui dà spettacolo: ci sontroppe crocette che deve ancora mettere sul suo mappamondo.

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