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Caro M.

di Paolo Mereghetti su Smemoranda 1997 - Diamo i numeri

Tra le tante cose che vorrei riuscire a trasmetterti (e qualche volta credo di essere riuscito almeno in parte a fare) c'è anche l'amore per il cinema. Lo so, lo so: non hai certo avuto bisogno di me per amare il cinema, anche se sono orgoglioso di averti portato per la prima volta dentro una sala buia. Non c'è passione di genitori che tenga: l'amore lo si trova dentro di sé, film dopo film, fotogramma per fotogramma, scoprendo che quello che passa sullo schermo può in qualche modo riguardarci un po' più da vicino, che in quella sala buia le luci e le ombre che si agitano sul telone vogliono dialogare proprio con noi e con nessun altro. No, quello che vorrei trasmetterti è un po' diverso: per prima cosa è l'amore per il cinema (e non solo per i film) e poi è l'amore per un certo tipo di film e non necessariamente per tutti. Che i film si debbano vedere al cinema te l'ho ripetuto fino ad annoiarti. E non è per una mania un po' snob. Quante volte mi hai visto guardare un film in tivù, fermando il videoregistratore per vedere una scena o riascoltare un dialogo? Non le conto più,ma il problema non è questo: amare il piacere di uscire di casa,di stare in mezzo alla gente (sì, anche quella che si sente in diritto di commentare a voce alta quello che vede, maledetti loro!), di aver voglia di fare un'esperienza “sociale”. Non sono fissazioni da vecchietto. In un film della scorsa stagione - che se non hai visto potrai facilmente recuperare in cassetta: vedi che non sono così dogmaticamente antitivù-, in una simpatica scemenzuola che si intitola Get Shorty, c'è una scena straordinaria: John Travolta va al cinema a vedere per l'ennesimavolta L'infernale Quinlan di Orson Welles e il regista ce lo mostra mentre anticipa le battute del dialogo e commenta tra sé e sé quello che sta accadendo sullo schermo. Ma quando si accendono le luci, il suo entusiasmo ha bisogno di entrare in comunicazione con qualcuno: si allunga tra le poltrone e si rivolge a un altro spettatore solitario come lui, confessando gli tutto il suo entusiasmo. Ecco, in quella scena c'è uno dei segreti del cinema e una delle ragioni del suo fascino: è un divertimento che non ti isola dagli altri, che ti mette voglia di entrare in comunicazione con gli altri, che non ti lascia solo: basta che si accendano le luci e ti fa tornare “sociale”. In fondo è una specie di invito alla fratellanza universale (almeno tra tutti gli spettatori deglistessi film). E coi tempi che corrono non mi sembra poco. L'altro “consiglio”riguarda più direttamente i film, ma in fondo va nella stessa direzione.io ho sempre creduto che i film fossero una specie di finestra aperta sul mondo, un modo per entrare in contatto con storie (e universi e personaggi) che altrimenti sarebbero stati irrimediabilmente nascosti. Parlo di esperienze, di modi di pensare, di maniere di osservare. In fondo il cinema mi ha permessodi vivere mille vite, e anche senza correre molti rischi: soprattutto mi ha permesso di arricchire la mia mente e la mia fantasia mettendomi a portatadi mano la fantasia e l'intelligenza di mille altre persone, registi o sceneggiatori o attori che fossero. Non ti racconto bugie se ti dico che spesso ho capito qualcosa di più del mondo in cui vivevo guardando un film di Orson Welles o di Roberto Rossellini, di Joseph Losey o di Fritz Lang, di Luis Bunuel o di Stanley Kubrick (per citare solo i miei preferiti) piuttostoche studiando cento libri. Nel senso che il cinema - certo cinema, quello che non bara, che non vuole a tutti i costi ricattarti emotivamente, che ti lascia la libertà di decidere se condividere o no quello che sta avvenendo sullo schermo - il cinema, dicevo, è davvero una strada privilegiata per entrare nel mondo, per aprire di più gli occhi. Dubito che tu possa farlo di fronte a certi ammassi di carne squartata o di compiaciute esibizioni ai limiti della paranoia (quelle non sono finestre aperte sul mondo, sono saracinesche chiuse intorno alla nostra mente), ma quando un film fa entrare un po' di aria fresca nella nostra mente - facendo la ragionare o facendola divertire, questo non è importante - allora davvero il cinema merita di essere chiamato il divertimento più bello del mondo.

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