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Ottavio

di Dario Vergassola su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

Mentre guardava La ruota della fortuna (ore 18.30 Canale 5) sentì arrivare alle spalle la moglie che, in preda a un nuovo attacco di nervi, gli strappò di mano il telecomando e lo lanciò sulla credenza frantumando mezza orchestrina di rane di vetro, comprata a Venezia durante il viaggio delle nozze d'argento. Ottavio, lo sposo, si tappò le orecchie per non sentire la solita tiritera che tutte le sere tra le 18.00 (Okay il prezzo è giusto Italia 1) e le 20.00 (C'eravamo tanto amati Rete 4) la moglie Wanda gli snocciolava, rinfacciandogli la vita di merda, sedentaria e vuota, che lui le aveva propinato. Non era tanto la solita filastrocca dei titoli offensivi che lei gli sciorinava a fare incazzare Ottavio, quanto la tirata finale dove lei lo accusava di essere un carattere troppo nordico, "svizzero-tedesco" diceva, in quanto nato a Bagnone Villafranca - Lunigiana Massa - mentre lei, la Wanda, si sentiva mexico-mediterranea perché nata a Piombino Livorno e iscritta a ben due corsi di mambo e danze maghrebine. Sembrava dunque la solita lite e Ottavio si mise a comporre il numero di telefono di Ventieventi (ore 20.20 RAI 2) per partecipare al quiz, quando a un tratto si accorse del silenzio sceso sulla casa. Non era tanto il silenzio che lo metteva a disagio, quanto la ventata gelida che gli spettinava il riporto. 
Girò lo sguardo e vide la Wanda sulla finestra che stava buttandosi di sotto: si alzò e, al volo, come Starky e Hutch (ore 1.00 Canale 5), riuscì a prenderla per i polsi mentre lei penzolava fuori. Ottavio non sapeva quanto sarebbe riuscito a resistere trattenendo gli ottantasei chili di consorte attirati dal marciapiede da una legge di gravità che, meschina, non teneva in assoluto conto i legami che i due avevano intrecciato in venticinque anni di matrimonio. Si sentiva stanco e in colpa perché non era mediterraneo e quando capì che non sarebbe più riuscito a trattenere la presa, strinse i denti, chiuse gli occhi e dallo sforzo nel suo cervello qualcosa si ruppe, forse un capillare o chissà cosa. 
Sta di fatto che Ottavio si trovò alla guida di un'Ape Piaggio 50 alla dogana di Ventimiglia in partenza per un viaggio che avrebbe cambiato la sua immagine e il parere della moglie su di lui. Arrivò di mattina con l'Ape (l'unico nel suo genere turbo 16 valvole) a Barcellona; vinse la voglia di caffè e latte e fece colazione con quindici chili di paella, spinse l'Ape rimasto senza benzina fino a Granada senza mai smettere di ballare il flamenco e, arrivato a Siviglia, entrò nella Plaza de Toros uccidendo un toro miura con settemila coltellate del suo coltellino svizzero apribottoglie, unico accessorio non mediterraneo del viaggio. Staccò la testa al toro, la caricò sull'Ape e, incitato dalla ola degli spettatori, partì verso Gibilterra. Si ritrovò su un cargo libanese pieno di marocchini che ritornavano a casa e si addormentò guardando il mare azzurro e pensando a come sarebbe stata felice Wanda vedendo la testa del toro attaccata sopra al divano. 
Arrivò a Tangeri, respirò il vento africano e partì lasciandosi dietro il Marocco per fare tappa ad Algeri. Vide la casbah, mangiò cuscus, caricò l'Ape di henné e datteri e partì verso la Tunisia, parlando già quattro lingue e diciannove dialetti. Vinse l'ostilità dei Tuareg quando si perse nel deserto, imparò la danza del ventre nell'oasi di Cufra, riuscì a commuovere i Berberi raccontando il suo amore per Wanda e i Berberi gli insegnarono a tessere i tappeti. Ripartì con un tappeto fatto con le sue mani che narrava tutto il suo matrimonio. 
Chissà cosa avrebbe detto Wanda se lo avesse visto attraversare le piste desertiche con l'Ape, vestito come Lawrence d'Arabia mentre, dopo una tappa ad Alessandria, puntava dritto per Israele. A questo punto, saltando per motivi di tempo il resto del bacino del Mediterraneo, il nostro eroe si trovò sotto casa, vestito da arabo e così abbronzato che i cinque skinheads che iniziarono a picchiarlo, ci rimasero quasi male quando lo sentirono bestemmiare così bene in italiano. Non fu il pestaggio ad abbattere l'Ottavio, ma il biglietto trovato sul letto che diceva che Wanda, la sua Wanda, lo aveva lasciato per seguire un grossista di stoccafissi a Oslo. Forse per motivi di vasi sanguigni comunicanti, Ottavio si svegliò e si ritrovò, perfettamente lucido, nel momento in cui le sue mani stavano mollando la presa e, mentre Wanda volava giù verso il marciapiede, pensò: "Cazzo! Così mi sono perso anche l'Ultimo minuto " (ore 19.30 Rai Tre).

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