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Palla De Atene

di Gino&Michele su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

Il sole del Mediterraneo picchiava duro. Come un terzino. Tra le bianche case della Grecia, tra gli ulivi che dan l'olio, gli aranci che dan spremute e le viti che dan la vita, ad Atene l'uomo si aggirava alla ricerca dell'arché, l'origine di tutto. 
"Dapprincipio cosa c'era, chi creò la sfera, chi per primo la calciò?", domande con troppe risposte da sempre destinate a dividere i filosofi della storia. Liti, opposte interpretazioni, formule, postulati ma mai qualcuno che sputasse la teoria. L'uomo lì tra le bianche case, tra gli ulivi che dan l'olio eccetera, sentì di essere vicino. "E dove mai se non ad Atene la mia mente potrà accendersi di verità? Sotto i miei piedi sento pulsare i cuori di Aristotele da Stagira, di Pitagora da Samo, di Parmenide da Fiorenzuola. Loro sapranno illuminarmi", pensò l'uomo mentre il sole del Mediterraneo picchiava durissimo. Come un terzino.
Già, la Grecia. Bastava guardare con un po' d'attenzione per riconoscere le tracce dei grandi padri della filosofia. Là, sotto quell'acero, Talete elaborò il suo teorema sull'incrocio dei pali. E laggiù, da quella rupe sotto lo Jonio, Pitagora, con la voce di Sandro Ciotti, euforico esclamava: "Hyphotenusa detta triangolo e riceve!", intuizione fondamentale della moderna geometria. L'uomo si sedette sotto una palma, prese un bastone, poi un altro (perché il vecchio greco senza una gamba cui aveva sottratto il primo s'era incazzato moltissimo), radunò attorno a sé un gruppo di fanciulli e col secondo bastone disegnò per terra un rettangolo e un cerchio. "All'inizio era la sfera" cominciò, "poi venne il campo.
Ma erano immobili: la sfera sempre lì nel centro del campo. Mancava lo pneuma, il soffio che desse finalmente origine al movimento. Ma il tempo passava e il pubblico si spazientiva. Allora, per evitare incidenti comparvero i quattro elementi fondamentali, i soli che avvicinandosi e scontrandosi potevano dar origine al movimento: l'ala, il terzino, lo stopper e il bomber. Queste particelle indivisibili, o atomi, presero a girare in modo forsennato, quasi fossero all'interno di un Girmi. Urtandosi tra loro diedero origine a diverse combinazioni: l'impatto tra il terzino e lo stopper generò il libero, quello tra l'ala e il bomber la mezzapunta, quello tra l'ala e il terzino il tornante, quello tra il bomber e il bomber da cui esplose il gol".
I fanciulli si fecero attenti mentre il vecchio zoppo, nemico della verità, spiava da dietro una palma. "Ma la palma è rotonda!", sentenziò l'uomo mentre il sole del Mediterraneo picchiava durissimo. Come un terzino.
"Così era nato il movimento. Ma era confuso e il pubblico, che per un attimo si era calmato, stava di nuovo per spazientirsi. Vedeva sì una grande agitazione in campo tra i quattro elementi e i loro sottoprodotti, ma la sfera, il centro dell'interesse, era sempre immobile. C'era il movimento, mancava l'azione. Allora l'ala, ch'era più vicina agli spalti e che il pubblico aveva già ricoperto di sputi e di stracci, ebbe un'intuizione e inventò le maglie. Fermò tutti gli elementi e divise il campo in due metà: da una parte schierò i bianchi, dall'altra i neri, in attesa che i filosofi della scuola di Missoni scoprissero i colori. Il primo passo era fatto ma il disordine continuava a regnare. Allora il bomber che a furia di scontrarsi con lo stopper aveva due caviglie che sembravano due meloni, diede prima un gran calcio tra le palle dello stopper (generando così il massaggiatore), poi fermò tutti di nuovo e inventò l'arbitro che, siccome si parla di presocratici, era di Siracusa.
L'ordine cominciava a prendere il sopravvento anche se la sfera, una e immobile, troneggiava al centro del campo mentre gli elementi proseguivano ad urtarsi, con agonismo ma senza cattiveria, moltiplicandosi e facendo ben attenzione all'arbitro.
Egli frattanto, scontrandosi con una bandierina del corner aveva generato i guardalinee." I fanciulli a bocca spalancata agitavano piccole bandiere bianche e nere, mentre il vecchio senza un piede nel tentativo di arrampicarsi su una palma era caduto slogandosi entrambe le caviglie. Nessuno seppe mai come, mentre il sole del Mediterraneo picchiava durissimo. Più di un terzino.
"E venne il tempo dell'azione. Le cose andarono così. Uno spettatore Eusenippo da Mileto entrò in campo e scontrandosi col terzino generò l'invasione, ma si fece anche male al ginocchio. In lacrime egli chiese ragione all'arbitro, il quale urtò il terzino a beneficio di un nuovo elemento: l'espulsione. Ma Eusenippo, non pago, prese a calci tutto quanto si parò a lui dinanzi: ciotoli, barattoli e finalmente la sfera. Sempre una e indivisibile, ma ora non più immobile, la sfera rotolò lentamente fin tra i piedi dello stopper che la calciò verso l'ala la quale a sua volta la passò al bomber. Così, per caso, era nata l'azione.
Il pubblico, tutto in piedi per l'eccitazione, tributò un lungo applauso a quello storico avvenimento. In seguito, dallo scontro tra le opposte tesi della difesa e dell'attacco, nacque il "mister" destinato a generare l'equilibrio a beneficio della squadra. La teoria venne ulteriormente perfezionata.
Alla domanda del bomber: "D'accordo i gol, ma io cosa ci guadagno?" i sofisti elaborarono l'ingaggio, mentre gli epicurei si imbarcarono in una brutta storia di scommesse. Insomma tanti secoli fa proprio qui in Grecia tra le bianche case, gli ulivi che danno l'olio, gli aranci che dan le spremute e le viti che dan la vita, il calcio si fece prima idea, poi movimento e infine azione. Questo è l'arché, o fanciulli. Andate e diffondete il mio verbo."
Mentre i bambini schiamazzanti si dividevano in due squadre indossando le colorate e nuove fiammanti magliette di Missoni, il vecchio zoppo, nemico della verità, diede il calcio d'avvio. Ma con il piede sbagliato. Questo sciagurato scontro (non-piede, sfera) generò il cacio contemporaneo: croce e delizia, disastro e trionfo, uomo e zona, bianco e nero,. Tutto questo mentre il caldo sole del Mediterraneo picchiava durissimo.
Come un terzino.

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