I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Tre storie

di Gioele Dix su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

Marco Fiori, undici anni, da Rapallo. Il Mare Mediterraneo, che qui si chiama Ligure, io lo intravvedo solo dalla finestra del bagno. La mia camera dà sul cortile. Il cortile non è bruttissimo, c'è persino un albero, un ciliegio, che fino all'anno scorso ci serviva da palo destro della porta quando giocavamo a calcio. Per il palo di sinistra usavamo una cassetta della frutta oppure lo zaino di qualcuno. 
L'altra porta era la porta della cantina. Io ero fortissimo sulle punizioni, tiravo certe stangate. E così una volta sfondai il vetro della cantina. Successe un casino, mio padre dovette pagare i danni al condominio e poi mi gonfiò di botte. Per un po' smettemmo di giocare, ma poi ricominciammo. Il cassonetto della Nettezza Urbana era diventato la seconda porta. Ma un pomeriggio, sempre per via di una mia punizione dal limite, il cassonetto si rovesciò (l'ho detto che io tiro certe stangate) e il cortile venne sommerso da ogni genere di rifiuti. C'era di tutto, pannolini, pile elettriche, plastica, avanzi di mangiare, vestiti, persino bottiglie di vetro. E invece di prendersela con quelli che non dividono i rifiuti e contribuiscono al degrado del nostro pianeta (è una frase che dice sempre mio fratello maggiore), mio padre se la prese con me e mi rigonfiò di botte.
Così è finita che ci hanno proibito di giocare in cortile. Hanno anche messo un cartello con su scritto: "vietato giocare al pallone". Lo vedo benissimo, è proprio davanti alla mia finestra e mi fa veramente molta tristezza. Certi pomeriggi, se sono proprio depresso, vado in bagno, apro la finestra e guardo il mare. Purtroppo - l'ho già detto - ne vedo solo un piccolo pezzetto, in mezzo ai due palazzi di fronte. Vedo anche una strisciolina di spiaggia. La sabbia è praticamente grigia ed è coperta di rifiuti. Ogni volta che vedo quei rifiuti mi domando: chissà chi ce li avrà buttati lì… 
Saranno stati quelli che contribuiscono al degrado del nostro pianeta? O sarà stato uno che ha tirato una punizione tipo le mie? E poi subito penso: speriamo soltanto che mio padre non se ne accorga, altrimenti mi gonfia ancora di botte.
Carmen Cardia, quindici anni, da Oristano.
Io abito appena fuori Oristano, in campagna. Ma dal terrazzo sul tetto della mia casa io vedo bene il Mare Mediterraneo. Passo molte ore a guardarlo, soprattutto al tramonto. E non so perché mi commuovo sempre. Anzi, lo so. Un po' mi commuovo perché penso al nonno che è morto l'anno scorso e che mi parlava sempre delle sue avventure in barca. E un po' mi commuovo perché penso che vorrei avere Valentino vicino a me e che mi piacerebbe dargli un bacio. Il fatto è che non ho nessuna speranza di convincere Valentino a venire sul tetto di casa mia.
Valentino sta con Terry (si chiama Teresa, ma la chiamano Terry), anche se io non credo che Terry lo sappia baciare come saprei farlo io. O almeno lo spero. A scuola io non faccio che pensare a lui e vado male in tutte le materie. Eccetto in italiano. Sarà perché il professore di lettere mi piace molto, è uno veramente in gamba. Si chiama Colasanti e viene da Milano.
Mi ha preso subito in simpatia, ha apprezzato molto come ho scritto il tema "guardo il mare e penso…". Naturalmente io non ho parlato di Valentino, non sono mica scema. Ho parlato del nonno, delle sue barche e di una strana malinconia che lui mi ha trasmesso. E il professore mi ha dato otto e ha scritto che ho "espresso pensieri sinceri, niente affatto banali, degni di approfondimento e in una prosa assai promettente". Mi ha anche detto di leggere un libro che si chiama Il vecchio e il mare. Ma dato che il libraio non ce l'aveva e gli ci voleva un mese per procurarmelo, il professor Colasanti mi ha prestato il suo. Mi ha anche infilato dentro un foglietto sul quale mi ha scritto a penna una frase molto buffa che dice: "mi piace molto il mare, ma non so dire se il mare è in tempesta perché è agitato, oppure è agitato perché è in tempesta". Io non capisco cosa vuol dire quella frase, però mi fa molto ridere. E ogni volta che la rileggo mi dimentico per qualche minuto di Valentino.
Michele Pisani, tredici anni, da Fano. I miei genitori hanno una pensione con ristorante qui sul lungomare. Non dico il nome per non fare pubblicità. Mio padre mi dice sempre che "la pubblicità è l'anima del commercio, quando parli della tua famiglia, non dimenticarti di dire il nome della nostra pensione". Ma io non lo faccio mai, mi vergognerei proprio di dire "sapete la nostra pensione si chiama Mediterraneo". Gli affari vanno bene soltanto d'estate.
Viene gente tutto l'anno, ma non potete avere un'idea di cosa non succede nel mese di agosto. Io odio il mese di agosto. Vengono tutti per fare le vacanze e noi le vacanze non le facciamo mai. Non vedo l'ora di avere sedici anni per andarmene via in agosto. Mia madre mi dice sempre "quando avrai sedici anni lavorerai anche tu con noi". Io glielo lascio pensare, tanto a cosa servirebbe dirle ora che non lo farò? Intanto, per quieto vivere, do una mano in cucina, lavo le insalate, pulisco le vongole prima che vangano congelate. A me fanno ridere i clienti che chiedono sempre se i frutti di mare sono freschi. Io vorrei tanto andare al tavolo e dirgli "altro che freschi, sono gelati!"…
Mi piacerebbe tanto fare il comico, da grande. O anche l'attore drammatico. Una volta è stato qui un attore a dormire, quello della Piovra, ma non quello buono, un altro che faceva un killer, non mi ricordo mai come si chiama. Però era simpatico nella vita. Si è svegliato tardissimo, è sceso giù che saranno state le tre del pomeriggio e ha chiesto se poteva mangiare un piatto di spaghetti con i frutti di mare e magari un'insalata mista. Dato che era molto gentile ed era uno famoso, mia madre ha riacceso l'acqua e glieli ha preparati. Io ho lavato della lattuga apposta per lui e ho anche affettato delle carote e dei pomodori. Lui ha detto che voleva molto aceto per condirla, allora io gli ho portato addirittura un bottiglione grande che teniamo in cucina e gli ho detto "spero che basti".
E lui si è fatto una grande risata. L'ho spiato durante tutto il suo pranzo dalla porta di servizio. Mi ha molto colpito quell'uomo che mangiava da solo, nella sala deserta, guardando il mare dalla vetrata. Credevo che gli attori fossero sempre allegri e pieni di gente che gli sta intorno e invece lui no. Lo osservavo e mi chiedevo "chissà se è triste". Perché in certi momenti sembrava proprio triste. Alla fine ha pagato e ha anche detto "ottimi i frutti di mare, sembravano appena pescati".
Ma aveva capito benissimo che non lo erano. Mio padre gli ha portato la valigia fino all macchina, gli ha stretto la mano e gli ha detto "si ricordi di noi e della pensione Mediterraneo!"…
Come siamo diversi, io e mio padre: io pensavo allo stato d'animo di quell'artista solitario e lui pensava all'anima del commercio.

Advertisement