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Iside

di Lia Celi su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

"Buonasera. Lei è Ric de Rosa, il regista di SuperCassio. Sbaglio?" 
Impossibile sbagliare. Non vi era edificio entro i confini nazionali che non fosse tappezzato da pacchiane locandine "Ric De Rosa presenta: SuperCassio, ovvero Ai Romani piaceva la biga, una ripugnante farsaccia in stile Quo Vadis? che stava polverizzando tutti i record d'incassi.
Se c'era qualcosa di sbagliato, pensò Ric, era la presenza di quel ragazzo biondo sul suo divano, alle due di notte. Porca zozza, uno butta via i soldi a palate per comprarsi un lussuoso monolocale, in un residence per Vip più sorvegliato del Pentagono, per ritrovarselo farcito di biondi rompiballe.
"Chi ti ha fatto entrare? Chi sei?" "Mi chiamo Ermes, o Mercurio, se preferisce. Devo comunicarle un messaggio della massima importanza".
Ric fu colpito dalla sua ottima dizione. "Caschi bene, bello. Cercavo giusto qualcuno per la parte dell'eunuco feticista in SuperCassio II - Colossesso a tutto gas. Se passi domani…"
"Al tempo, signor De Rosa. Dobbiamo ancora regolare i conti con SuperCassio I. Mi risulta che il suo eroe, un detestabile burino affetto da priapismo, circa alla metà del secondo tempo, pronuncia la fase 'A Iside, famme un pomponio. Lo conferma?" "Sì, perché? Lei si chiama Pomponio?" "Immagino che lei la trovi una battuta spiritosa".
"Certo! E' la migliore di tutto il film. Ma chi sei, uno di quei bigotti di Salve, Regìa, la rivista di cinematografia vaticana?" "No, signor De Rosa. Il problema è Iside. Lei, dunque, ignora chi sia?" "Ma che ne so. Mi è venuto così, faceva atmosfera."
"Vede, Iside è la dea egizia della luna, venerata anche nell'antica Roma. La Regina del pantheon mediterraneo. Patrona, per inciso, della Massoneria." "Con quel nome da battona?" "Non aggravi la sua posizione. Iside è molto arrabbiata con lei."
"A' Mercù, tu sei matto. Ed è proprio ora di andare a nanna. Guarda, proprio perché sei te, ti chiamo un taxi." "A Mercurio non servono i taxi". Il ragazzo sollevò leggermente un lembo dei pantaloni, mostrando ohibò - un paio di calzari alati.
Ric fu pervaso da un oscuro timore. "Senta. Facciamo a capirci. Chi è lei?" "Una specie di ambasciatore, gliel'ho detto. Di solito, però, mi occupo di commerci e di sogni. Accompagno le anime nell'Ade, ma solo nei ritagli di tempo. Dunque, 'A Iside, famme un pomponio. Scusi, ma cosa le costava chiedere 'per favore'? O, meglio ancora, non poteva scegliere un'altra dea? Venere, ad esempio. Non so con precisione cosa sia un pomponio, ma sono certo che è la sua specialità. Iside l'ha presa proprio male. Una volta ha trasformato un tizio in somaro per molto meno. Ha letto l'Asino d'oro di Apuleio?"
"Asino sono io che le do retta. E quanto alla sua Iside dei miei cocuzzoli…"
"Parla dell'Immacolata Signora della Luna?" "Dea? Ma mi faccia il piacere. Gli dei non esistono!" "Ne è sicuro? Provi a spegnere la luce." Guardingo, Ric si avvicinò all'interruttore. Poi schiacciò il tasto. La luce non si spegneva. Ricky ripete più volte l'operazione, senza successo.
"Dev'esserci un guasto…" Si voltò e rimase senza fiato. le lampade erano spente, ma la stanza era ugualmente illuminata a giorno. Il ragazzo splendeva come una torcia. Era diventato più grande. La sua testa, ora, sfiorava il soffitto. Quando ricominciò a parlare, la sua voce risuonò simile al vento Borea in una gola scoscesa.
"Iside è permalosa, o scervellato mortale. E anche al padre Giove girano i testacoda, come direbbe il suo amico Supercassio. Stolti umani! Prima ci avete scacciato, per sostituirci con un palestinese crocifisso di cui non vi frega più una mazza. Adesso ci oltraggiate con lazzi da trivio. Lo sa che duemila anni fa Iside era adorata come la vostra Maria di Nazaret? Ricky rabbrividì.
"Mi dispiace… non sapevo… non ho fatto il Classico. Se proprio vuole, posso fare in modo che l'allusione a Iside venga tagliata…" farfugliò il regista, smarrito.
"Troppo tardi - replicò Mercurio-Ermes - . Non si può sfuggire alla vendetta di Iside. Sono qui per preparala alla punizione che l'attende." "Quale?" sussurrò Ricky, smarrito. "La conosce già. L'ha decretata lei stesso. 'A Iside…". "Non… non afferro…"
"La Dea ha deciso di condannarla alla pena più severa che noi immortali possiamo infliggere: esaudire fino in fondo le preghiere che ci vengono rivolte."
"Eh? Vuole dire che Iside mi farà…" "Un pomponio. Sì, signor De Rosa. La Dea-Luna, la massima divinità femminile dell'antichità, verrà qui in persona a farle un pomponio. Consideri che basta uno sguardo di Iside per ridurre in cenere un'intera regione dell'Asia Minore. Ah, ah, ah! Sarà un'esperienza… diciamo, intensa, glielo assicuro." "Cosa? Pietà, signor Mercurio. Non voglio!" Ric si gettò ai piedi del ragazzo luminoso, abbracciandogli le ginocchia. "No, no, la prego!" "Questa si chiama Nemesi, signor De Rosa. Come si dice? Hai voluto la biga, e adesso… Ave atque vale, SuperCassio."
Il giorno dopo, Guido Fanocchia, l'assistente alla regia di Supercassio II, dopo aver atteso invano Ric sul set, decise di andare a cercarlo nel suo residence. Il portiere disse che il videocitofono non funzionava, e che lui non possedeva la copia della chiave del loft. Fanocchia pensò che forse la protagonista femminile di SuperCassio, Natika Wonderbra, ne aveva una. Aveva ragione. Quando la porta si aprì, l'aiuto regista rimase senza fiato. Una bomba, doveva essere scoppiata una bomba a casa di Ric. Al posto della moquette alta come un campo di granturco c'era una profonda voragine.
Come un cratere lunare.
Di Ric de Rosa, nessuna traccia.

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