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Profumo del mango

di Marco Posani su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

E' difficile parlare del Mediterraneo, quando c'è un uomo, un poeta che l'ha cantato tanto bene molto prima di noi. 
Il poeta di cui parliamo, molti l'avranno già capito, è il Mango, il cantante che prende il nome dal profumato frutto esotico.
Leggendo il testo di "Mediterraneo" del Mango, fin dai primi versi s'evidenzia una visione di vita e del Mediterraneo di una risonanza e uno spessore impagabili. Leggiamoli insieme..
Bianco e azzurro sei/con le isole che stanno lì le rocce e il mare/con i gabbiani/Mediterraneo da vedere con le arance/Mediterraneo da mangiare
Cosa nasconde questo inizio? Niente. E sta qui la bellezza di esprimersi con delle parole che non dicono assolutamente nulla di più di quello che esprimono: il nulla. Alcuni biografi del Mango raccontano che l'ispirazione a questi versi è stata data da una cartolina che i Matia Bazar mandarono al Mango anni fa da Varigotti. Una di quelle cartoline dove c'è su una donna in costume da bagno che quando la muovi diventa nuda. 
Dietro questa donna c'erano appunto dei gabbiani, alcune arance, delle rocce e il mare, tutti elementi che troviamo nella canzone (o poesia, il dibattito è aperto) del Mango, degni del miglior dépliant del Club Méditerranée. Ma come continua questa opera d'arte, andiamo avanti..
La montagna là e la strada che piano viene giù/
tra i pini e il sole e un 
paese/Mediterraneo da scoprire
con le chiese/Mediterraneo da pregare
Qui è descritta un'altra esperienza personale del Mango, di quella volta che si è perso a Filicudi nelle Eolie.
Bellissima, leggendola uno si aspetta che da un momento all'altro esca un pastore che urla: "Turista fai da te?! No, Alpitour?! Aihaiahi!"
Siedi qui e getta lo sguardo giù tra gli ulivi l'acqua è scura: quasi blu e lassù vola un falco lassù sembra guardi noi fermi così grandi come mai
guarda là quella nuvola che va vola qua dentro nell'eternità
Questi sono versi chiave per capire la lirica del Mango, molti si sono chiesti perché dopo dei versi che qualche maligno ha definito "piatti" il Mango parte per la tangente con delle pennellate di delirio a dir poco sospette. Qualcuno ha insinuato che il Mango si fa le canne. Se fosse vero le domande sarebbero due: intanto quante se n'è fatte per scrivere "guarda là quella nuvola che va/vola qua dentro nell'eternità" e poi, soprattutto, dove compra un fumo così buono visto che in giro si trova solo della gran merda.
Comunque, prima di chiamarlo al telefono per conoscere il nome del suo rivenditore di fiducia, leggiamo i versi che seguono, quelli che svelano l'enigma..
Quella lunga scia quella gente in silenzio per via che prega piano sotto il sole/Mediterraneo da soffrire sotto il sole: Mediterraneo per morire
Non di canne si tratta, ma di una banalissima insolazione, che assurge a simbolo della condizione esistenziale dell'uomo, stretto dal cappio d'angoscia della propria solitudine, tema centrale della poetica del Mango.
Che altro si può aggiungere? Noi crediamo che anche al Mango convenga che ci si fermi qui.
Per commentare questi versi si potrebbero chiamare in causa Eliot, Pasolini o Mario Luzi, ma è meglio non farlo perché non c'entrerebbero proprio niente. Diciamo solo che dal 1992, anno in cui l'Opera venne composta, la condizione del mare è peggiorata tantissimo.
Il Mediterraneo sta morendo, è vero, ma nessuno l'ha ucciso: si sta suicidando dopo aver sentito il pezzo del Mango. Salviamolo!

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