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Giufà

di Marina Terragni su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

Vogliono che io parli d'amore. Ma sì, ma certo, l'aria di questo nostro mare fa bene all'amore (un po' meno alle foche monache, erano centinaia di colonie composte ciascuna di migliaia di esemplari, invece i delfini striati muoiono di una specie di morbillo, il loro sistema immunitario viene distrutto dalle deiezioni chimiche)… 
Già, l'amore. Il vero amante mediterraneo si butta ai tuoi piedi, ti implora, e poi ti ricopre di gioie, ti blandisce come una grande Madre. Alle ragazze bionde del Nord piace tutto questo miele: migrano apposta, d'estate, per assaporarlo (migravano, almeno: i turisti cominciano ad abbandonare le nostre coste, perché nel nostro mare noi scarichiamo circa 500 milioni di rifiuti senza alcun preliminare trattamento, oltre a 120 mila tonnellate di oli minerali, 60 mila di detergenti, e altre migliaia di tonnellate di piombo, mercurio, fosfati. Quasi tutti i molluschi sono inquinati di batteri fecali, esistono circa 300 specie di alghe aliene, ampie zone sono completamente morte)… Stavamo dicendo? Ah, sì, l'amore. E quando è settembre Smilla torna tra i suoi ghiacci, e qui resta Maria o Teresa a smazzarsi il vero amante mediterraneo 2, sognando un frigidissimo nordico che magari ogni tanto due piatti te li lava. Sciocche, a lamentarsi! Che solo un braccio di mare, ah l'amore, le separa dalle infibulate del Nord Africa.
Guardatelo, guardatelo sul nuovo bellissimo atlante di Arno Peters, riportato alle sue reali dimensioni, questo laghetto tiepido e salato, infestato dalle nostre multiformi deiezioni, gli olivi a Nord e le palme a Sud. E sotto, grande come un gigantesco gorgo che ti risucchia in basso, venti volte l'Europa isole e penisole comprese, paziente come una madre buona, minacciosa come una madre arrabbiata, l'Africa maestosa con tutti quanti i suoi milioni di milioni di figli neri.
Guardatevi allo specchio, tutti quanti voi che come me avete addosso, la pelle ambrata e però la struttura transalpina; gli occhi scuri e il passo disteso e frettoloso dei metropolitani di pianura, lo stigma di una partita genetica finita più o meno pari. Provate voi, con questo passo, ad affrontare una salitella dei Quartieri Spagnoli, e con questi occhi a spiegare a un inglese che non siete un suonatore di mandolino. Insomma, chi siamo noi? Dove vogliamo andare? In Brasile? Be', Berlusconi ce lo abbiamo già, e anche le favelas nel cuore delle città, senza acqua né luce, per i mediterranei di pelle più scura. O in Svizzera? Anche qui, quasi ci siamo. Anzi, di più. La Lombardia è più ricca non soltanto dei Cantoni, ma anche dell'Essex e dell'Ile–De–France.
Cosa diavolo siamo? Gente del Nord o gente del Sud? Girano, per tutto il Mediterraneo, le strane storie di un tale Giufà - o DJ'ja, o Djoh'a, o Yougale, Djaff, Hodja, Giucca, a seconda di quale tratto dei 46mila chilometri di costa sia teatro delle sue avventure - .
Questo Giufà, insomma, è una specie di Arlecchino del Sud, conosciuto dalla Sardegna alla Turchia. Una volta Giufà va in quella grande città che è Baghdad, e c'è una tale folla e una tale confusione che gli viene paura di perdersi e di non ritrovarsi più. Il suo compagno di stanza in albergo, un burlone, gli suggerisce un trucco: "Legati questo palloncino al piede, e dormi sonni tranquilli. Quando ti svegli, cerca l'uomo col palloncino al piede e capirai subito che quello sei tu". Giufà esegue, e sprofonda nel sonno dei beati. Ma quando si sveglia, ritrova il palloncino legato al piede del suo compagno. E lo sveglia, spaventatissimo: 
"Hai il palloncino al piede, quindi tu sei me.
Ma allora, io? Chi sono io?".

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