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Voci del cinema

di Maurizio Porro su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

CIBO. La vendetta corporale del sesso, la sublimazione della potenza virile o anche la sua stessa negazione esistenziale vista in un processo barocco di eccesso di glassa (naturalmente Marco Ferreri, naturalmente La grande abbuffata , naturalmente Mastroianni) Il cibo sano, le pastasciutte servite calde in tavola, i manicaretti di zia Tina Pica, hanno allevato i muscoli di fusti e maggiorate, Sophia e Gina, Allasio, Pampanini, Moll, tutti i poveri ma belle e le bellezze in bicicletta del nostro grande cinemarivista artigianale anni '50. La pastasciutta, un momento magico del cinema mediterraneo: ha incominciato Totò in Miseria e nobiltà, ha proseguito Sordi con due scene cultdi spaghetti (Un americano a Roma e Una vita difficile). 
CULTURA. Esiste ancora una "cultura mediterranea"? Cosa accomuna il sirtaki di Zorba il greco e i pescatori "verghiani" della Terra trema di Visconti, la crisi delle grandi città operaie marinare come Genova (vedi Padre e figlio di Pozzessere) o la vita erratica dei baliseurs du desert, film tra i più affascinanti e arcani del cinema maghrebino? Forse nulla, forse tutto; l'attaccamento atavico alla vita e l'esistenza come lotta contro destini enormemente più potenti: la tragedia greca (Anghelopoulos) o la favola tzigana (Kusturica), l'umana commedia italiana (Rosi, Tornatore).
DESERTO. deserti di Sicilia (L'avventura), deserti storici (quelli di Lawrence d'Arabia, i migliori del cinema), deserti esistenziali (quelli africani di Bowles-Bertolucci in Thè nel deserto . Una costante del cinema mediterraneo contrapposta al deserto avventuroso del cinema esotico: senza predoni, senza miraggi, senza cammelli. GUERRA. E' tutto tra Balcani e Medio Oriente il fronte bellico mediterraneo anni '80-'90, dalla tubolenta Turchia della Palma d'oro Yol di Ylmaz Guney alla Macedonia sul baratro della tragedia che sta al centro di Prima della pioggia di Manchevskji, passando per i guerrafondai di Delta Force di facile propaganda israeliana, ma anche attraverso l'ispirazione di Amos Gitai col suo cinema di dolore e tenerezza, in mezzo a popoli in battaglia casa per casa, famiglia per famiglia, uomo per uomo.
MADRE. E' la voce primordiale del cinema mediterraneo, il richiamo della foresta familiare. Una per tutte la greca Katina Paxinou che fa la madre coraggio lucana milanese di Rocco e i suoi fratelli : urla, abbraccia, bacia, maledice, strepita, comanda, portando alle estreme conseguenze tutto quello che pensa la mamma "ebrea" di Philip Roth.
MALA MEDITERRANEA. E' senza dubbio Marsiglia, la capitale della "mala" mediterranea, nonostante la piovra di mafia e camorra, pur molto rappresentata al cinema (tra i belli Il camorrista di Tornatore su Cutolo, A ciascuno il suo di Petri e Salvatore Giuliano di Rosi, tra i così così l'opera omnia di Giuseppe Ferrara da Dalla Chiesa a Moro a Falcone).
Sullo schermo però funzionano meglio il duo dei Borsalini Belmondo-Delon o sempre Jean Paul alla testa del Clan dei marsigliesi.
MARE. E' il mare Nostrum del cinema, anzi Nostos , dal film omerico di Piavoli, tutto voci e suoni arcaici e seducenti. Ma anche il mare "pacifista" dell'Oscar di Gabriele Salvatores, il Mediterraneo dove la guerra si può combattere senza quasi colpo ferire perché invasione e occupazione sono parole lontanissime dall'indole della truppa di Abatantuono e compagnia. E ancora più in là è il mare dell'impossibile abbraccio di genti, razze, culture, perché la nave diretta verso Lamerica, in realtà le amarissime banchine del porto di Bari non riuscirà mai a sbarcare il suo carico umano di speranza, disperazione e amore. E Amelio lo sa bene.
PASSIONI. Passionali nati. Nel cinema mediterraneo non si resiste alla passione, ma la si provoca, subendo tutti i contraccolpi di insoliti destini materni e coniugali fino alla buca dell'happy end. Lo provano decenni di gran melodramma, a cominciare dalla premiata ditta Nazzari Sanson che, negli anni '50, fece lacrimare tutti i nuovi cinema Paradiso dell'Italia, che allora contava su 800 milioni di presenze annue. Subito dopo vengono gli incastri appassionati alla spagnola di Almodòvar che si dedica alle passioni del cuore cucinandole con un copyright gay-kitch che pareggia i tre sessi (testi sacri sono Matador e La legge del desiderio). 
VIRILITA'. Il biglietto da visita di ogni vero macho mediterraneo che si rispetti. C'è chi subisce il destino del latin lover, senza volerlo, come Mastroianni che, per contrastare il potere seduttivo assoluto della Dolce vita interpretò subito per la pena del contrappasso cinematografico, il dolce impotente del Bell'Antonio, anche se il suo massimo storico lo raggiunge col barone Cefalù di Divorzio all'italiana di Germi, uno che davvero se ne intende (ma poi farà un uomo incinto per far piacere alla Deneuve). L'homo eroticus in una lunga e ridanciana lista che smitizza i problemi del letto e comprende Paolo il caldo di Giannini e tutte le deformazioni grottesche affidate a Lando Buzzanca e ai segreti della sceneggiata (Merola) o delle Palle d'oro o dei Prosciutti del catalano Bigas Luna che scompaiono di fronte ai fighetti griffati e con telefonino della Milano da bere vanzinesca.

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