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oggi voglio

Olè

di Maurizio Sangalli su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

“Stupidillimo è chi pensa che in Spagna la corrida solo c’è.” (L. Suarez) 

Una volta i tori tiravano di più, la gente diceva di più porca vacca e la mucca era più contenta, e allora i tori tiravano ancora di più. Molto di più. Poi però saltò fuori la storia che il papà di Miguel Bosé dato che faceva il torero dava moltissimi bacetti a tante ragazze che conosceva magari anche solo da pochi minuti. Qualcuna restava incinta ma qualcuna no. Che culo. 
Certo che il torero a ben vedere si presentava come un mestiere proprio pericoloso: bisognava essere dei pazzi per rischiare tutti i giorni la vita diventando padre di Miguel Bosé.
Comunque i bacetti son sempre i bacetti. Kiss kiss kissenefrega. E così il mestiere di torero cominciò a tirare da bestia. La facoltà di Tauromachia Cruenta dell’università di Madrid si era riempita di studenti aspiranti toreri, tutti così volonterosi di affermarsi che nelle ore buche si allenavano coi bidelli inseguendoli con le banderillas per i corridoi. Data però la risaputa indolente natura del bidello il più delle volte qualche studente del corso parauniversitario di picador si presentava a sua volta nel corridoio per pungolare un po’ con l’asta il non-docente, che se no si andava ad accasciare ansimante nei più reconditi sottoscala rifiutandosi di morire con onore.
Il 1989 vide in Spagna la nascita di 2.615 tori e il diploma di 6.413 toreri. A Toledo, in una manifestazione nazionale interzoologica di inseminazione, il famoso toro da monta e riproduzione Corinto venne clamorosamente umiliato in pubblico da Sangalòn, il più famoso torero da monta nonché riproduzione mai visto sulla faccia - forse anche perché era sempre giù carponi - della terra. Una cosa mai vista, non c’era verso di staccarlo: quello che si dice una stakanovista.
Comunque basta fare due conti: tra tori spagnoli e quelli d’importazione non si arrivava a 5000 unità, c’erano in giro circa diecimila toreri, metti in media una corrida al giorno, in capo a cinque anni non c’era più un toro vivo, senza contare la spaventosa carenza di bidelli.
Niente più corride, niente più tradizione, niente più richiamo: alla fine del 1995 l’afflusso turistico in Spagna registrò una clamorosa disimpennata. Il ministro per il turismo spagnolo decise di correre subito ai ripari con una massiccia campagna pubblicitaria a livello europeo.
Fortunatamente per lui in Spagna non c’era solo la corrida ma c’era anche un genio: il regista Almodovarone. Il ministro gli telefonò personalmente, gli spiegò la situazione e gli diede appuntamento per il giorno dopo. Però con le mutande di ghisa. - Pedro - disse il ministro - dobbiamo rilanciare la Spagna, e dato che all’estero non capiscono una mazza, ancora una volta dobbiamo puntare sulla corrida. - Signor ministro - rispose serafico Almodovarone - mi dia un pacco di pesetas, un toro, un torero, un’arena e io in una settimana le faccio uno spot che levati.
- Le mutande di ghisa mai! - esclamò il ministro - poi quando capì che si trattava di un modo di dire disse va bene, d’accordo, però ci manca il toro perché non ce ne sono più. Ma la fretta resta lo stesso. Spremiamoci le meningi. - Dunque - si domandava il regista stravaccato sulla poltrona del ministero - ci serve un toro; cos’è che potrebbe sembrare un toro?, con quegli occhi vicini, quel nasone con quei buconi, quella potenza, quell’espressione un po’ ebete e due cornoni che non finiscono più? Cos’è? Il ministro fece finta di pensare e poi disse boh.
- Glielo dico io pippone! - disse Pedro - è Indurainone, il campione di ciclismo, che oltretutto è spagnolo, va’ che culo! - Giù le mani dalla ghisa! - gridò il ministro - poi quando capì che era un modo di dire disse ancora va bene. Chiamiamolo. Ma siamo sicuri che abbia quei cornoni lì che dici tu? Il regista annuì: - Proprio ieri sua moglie è scappata di casa col Garelli ma Indurainone ha messo su il rapportone, l’ha raggiunta e l’ha piegata in due come un manubrio. C’era scritto stamattina sul giornale. Se lei si riprende divorziano. Telefonarono dunque seduta stante anche a Miguel Indurainone. Le riprese sarebbero cominciate tre giorni dopo all’arena centrale di Madrid.
Scena.
Dominguin, il più famoso matador di Spagna fissa fiero la macchina da presa e sventola la sua cappa non rossa, ma gialla e rossa come la bandiera della Spagna. Cambio di scena. Indurainone in vetta ai Pirenei con un casco con avvitati sopra due cornoni da vichingo lancia la sua bicicletta in una pazza ratta discesa attraverso la penisola iberica. In rapido montaggio il Miguelon sfreccia come Agostini davanti alla Sagrada Familia di Barcellona, sferraglia come un treno nel tramonto di Valenza col Mediterraneo sullo sfondo, infila una dopo l’altra come uno spiedino Alicante, Murcia, Cartagena, Granada, Malaga e Jerez de la Frontera dove tra le altre cose si qualifica per il Gran Premio di formula 1, pianta d’un tratto una frenata della madonna con conseguente sterzata e riviene su sempre più ingrifato verso la capitale. Altro stacco su Dominiguin che sciabola la cappa nel vento come uno sbandieratore di Siena. Il torello Indurainone scalpita rabido attraverso Siviglia, Cordova, Toledo e finalmente fulmina con lo sguardo all’orizzonte Madrid, e sullo sfondo la plaza de toros: soffia forte dalle narici, sgomma lampeggiando sugli zoccoli posteriori e si scaraventa furiosamente nell’arena dove subito incrocia gli occhi del matador Dominguin e furibondo lo punta per travolgerlo, ma la cappa di Spagna si alza sulle sue corna e il torero inferisce il colpo tremendo di spada mortale tra le corna al biciclettoro sfrenato, che però non muore e di slancio infila la porta posteriore e punta dritto verso il museo dove irrompe scatafasciando il portone d’entrata e slitta via sulla cera del salone centrale andando a sfondare in pieno il Guernica di Picasso.
Sull’immagine di questo sfacelo appare una scritta - uno slogan - e una voce profonda d’attore che recita: “Spagna, non solo corrida”. Parte un applauso del ministro e nel suo ufficio si riaccendono le luci, la proiezione privata è terminata. - Grazie Almodovarone - si congratula il ministro - ancora una volta lei ha creato un capolavoro, e in più ha salvato la Spagna. Grazie, grazie ancora, però…
- Però cosa - chiese il regista. - Però mi sembra che manchi qualcosa. Cosa non saprei… ma quando Indurainone entra nell’arena e Dominguin lo mata… non saprei… manca qualcosa… una parola… una sensazione… - Forse ho capito cosa intende signor ministro - disse Almodovarone - e la soluzione è proprio dietro di lei in questo preciso momento. - Dove? - si voltò il ministro.
- Olé! - mugolò il regista.

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