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Caro M.

di Paolo Mereghetti su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

Caro M. probabilmente l'hai capito anche da solo. Ogni volta che parti - per un viaggio, per una vacanza, per trovare un amico in un'altra città - divento come quella moglie che vede il marito uscir di casa per comprare le sigarette e pensa: se non tornasse più? 
Beh, forse non è esattamente così, però ci sono vicino. Tornare, torni, non lo metto mai in dubbio, ma mi tornerai tutto intero? Non andrai nei pericoli, per ripetere una frase che mi diceva sempre la mamma? 
Mi vergogno un po' a confessarti queste paure, ma non ne posso fare a meno. Lo so, gli anni passano anche per te, non solo per me. Sei «grande», sai badare a te stesso. E poi non sono io quello che ti dice sempre: fai da solo, devi imparare a sbrigartela, devi riuscire a risolvere i problemi senza chiedere sempre aiuto? Non sono io quello che ti vuole dare lezioni di autonomia? Eppure non ci riesco a non essere un po' in pensiero, a non preoccuparmi.
Cuore di papà, verrebbe da dire. Sicuro, anche se forse c'è sotto qualcos'altro. C'è la fondamentale insicurezza di tutti noi genitori, c'è la domanda che ci facciamo quasi ogni giorno: siamo stati all'altezza del compito che ci siamo posti? Siamo stati capaci di educarvi nel migliore dei modi? Vi abbiamo dato tutto quello che vi servirà (o che noi pensiamo possa servirvi) per affrontare la vita?
Non sono domande da poco. Sono pesanti come le decisioni di un tribunale. Ed è un tribunale dove non si può pensare di farla franca. Anche se non c'è nessuna sentenza scritta, conosciamo lo stesso il responso del «giudice», perché quel «giudice» ha la faccia dei nostri figli. Certo, sono sicuro che più di una volta tu hai pensato che sono sempre sicuro di tutto, che quando ti dico le cose (o ti faccio le prediche) lo faccio con il puntiglio e la sicumera di chi non si mette mai in dubbio. E invece non è vero: non mi metto in discussione davanti a te perché così farei solo il tuo male, finirei per confonderti le idee, per trasmettere anche a te la mia insicurezza. Ma ti assicuro: non è facile fare il papà. In fondo qual è il nostro compito? Fare in modo che tu sia capace di «abbandonarci», cioè di camminare con le tue gambe. Sono io che ti spingo a «tradirmi», ad allontanarti da me, ma capirai da solo quanto mi costa. E non perché non penso che tu sia capace di trovare la tua strada da solo, ma perché non sono sicuro di averti detto o dato tutto quello che dovevo. 
E' da qui che nasce molta della nostra apprensione, è da qui che arrivano tutte quelle contraddizioni che ti fanno sbuffare. Hai preso i soldi? E le mutande, e lo spazzolino, e i documenti, e l'indirizzo dell'albergo?
E la notte dormirai? Se piove hai portato da ripararti? Pensa un po': da una parte faccio di tutto per considerarti come un adulto e spingerti a comportati come tale e dall'altra ti ricordo ogni volta la «lista della spesa» dei tuoi doveri, come se avessi sempre tre anni.
Se devo farti una confessione, io ho cominciato a sentirmi davvero adulto e indipendente, quando ho cominciato ad andare a Parigi da solo. Ci andavo una settimana all'anno, a settembre, durante l'università. Passavo tutto il mio tempo tra cinema e librerie e i soldi li spendevo riempiendo la valigia di libri che pesavano come blocchi di marmo. Più di una volta ho mangiato solo patatine perché i soldi li avevo spesi tutti in qualche libreria. Eppure ero felice mi sentivo libero. Perché allora non riesco a pensare che anche tu puoi saltare un pasto senza che il digiuno abbia conseguenze letali sulla tua vita?
Ho cercato di spiegartelo: forse tutto nasce da un eccesso di amore, di paura. Di amore per te e di paura per me.
Tienilo presente quando ti guardo nella valigia per controllare se hai preso l'ombrello. Tu lasciami fare e poi, quando mi sono girato, tiralo pure fuori, tanto lo so che anche se piove non lo useresti. Allora è meglio portarsi una confezione di aspirina: fa meglio e pesa molto meno. E probabilmente aiuta anche a sopportare meglio i genitori che si preoccupano della vostra incolumità.
Cercate di capirci: in fondo ogni volta che vi allontanate di casa è come se ci faceste l'esame, l'esame del bravo genitore. Riusciremo a superarlo?
Buon viaggio
il tuo papà

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