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Ultimo paradiso

di Scipio Silvi su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

Dopo aver navigato ed essermi immerso per quasi trent'anni in gran parte dei mari del mondo, sono giunto alla conclusione che il Mediterraneo, il tanto bistrattato Marae Nostrum, è il più bello, imprevedibile, difficile e completo mare del mondo. 
Naturalmente non sono sempre stato di questa opinione. Anch'io come tanti sognavo gli esotici Mari del Sud, immersioni nelle acque calde e trasparenti degli atolli polinesiani, incontri shockanti con i grandi squali oceanici dei mari australiani e mitiche battute di pesca nel Mar dei Caraibi o al largo delle coste africane, ma soprattutto sognavo la mia isola, la mia casa in riva al mare. Cercavo un luogo che fosse lontano il più possibile (lontano da cosa poi?), alle latitudini dell'eterna primavera, del mare sempre calmo, del sole sempre caldo, dove, credevo, che la felicità fosse la condizione perenne di che ci abitava.
Niente da fare. Ovunque andassi o mi fermassi c'era sempre qualcosa che non andava: in alcuni luoghi la gente, in altri le condizioni ambientali proibitive, in altri ancora formalità burocratiche insuperabili, insomma, tra una delusione e l'altra, finivo sempre per ritornare a casa e per riprendermi dalle delusioni cocenti e per calmare la smania di trovare il Paradiso perduto che mi divorava, finivo con l'andarmene in qualche isola del Mediterraneo a meditare sull'immortalità dell'anima, o a zonzo senza meta in barca a vela, a volte con qualche amico, molto spesso da solo.
E, strano a dirsi, ogni volta trovavo un luogo diverso, un "pezzo" di mare che non conoscevo, una cala deserta o una scogliera sommersa non segnalata dalle carte nautiche. in tutti porti c'era sempre qualche viso sorridente che mi indicava il migliore ristorante del paese. Ovunque mi ancorassi cultura e storia, miti e leggende antiche come la terra popolavano i miei pensieri, e trascorrevo nottate intere ipnotizzato dal baluginare della volta stellata, ed avvolto dal rumore incerto e delicato delle onde contro lo scafo, che si propagavano sul mare come note di antichi strumenti a corde pizzicate da aedi e menestrelli mentre declamavano le epiche gesta di uomini, dei e semidei.
Non ricordo quante volte me la sono vista brutta nelle Bocche di Bonifacio, in pieno Canale di Sicilia o al largo delle Isole Istriane per improvvise folate di Bora o di Gherbino, o a ridosso delle Isole greche per le sciabolate dello Scirocco o gli schiaffoni del Libeccio. Mari spaventosi, onde alte quanto un palazzo di tre piani e raffiche di vento da strappare i capelli in testa, altro che tempeste oceaniche. non che pregassi per trovarmi in mezzo ad una tempesta, ma il mare è anche questo, mi dicevo, e solo passando attraverso tempeste e fortunali ho imparato ad apprezzare le bonacce, a combattere per sopravvivere, ad amare veramente il mare sia esso infuriato, o calmo come olio. Il Mediterraneo mi ha insegnato a convivere con il mare, ad accettarlo così com'è, senza maledirlo per le vite che si prende e senza adorarlo per quello che sa dare.
Più andavo e più stavo lontano, più apprezzavo i brevi periodi che trascorrevo in Mediterraneo ogni volta che tornavo con una delusione in più nel sacco.
Poi mi resi conto che anche sott'acqua il mio mare non aveva niente da invidiare ai tanto decantati mari tropicali, anzi. Nei miei brevi, ma soventi eremitaggi mediterranei ho incontrato mante, squali, tartarughe, foche, tonni giganti, delfini, balene e capodogli, non che sia facile e li si possa incontrare ovunque e sempre, ma esistono, basta trovarsi in acqua nel posto giusto e nel momento giusto. Basta vivere in mare insomma, navigare, immergersi lontano dalle spiagge affollate e dalle rotte dei traghetti, sulle secche al largo ove le acque malate dei fiumi contaminate dalla civiltà e dal progresso, non arrivano a confondersi con quelle limpide e piene di vita del mare profondo.
I mari tropicali sono belli, molto belli, pieni di vita e di colori, l'acqua è calda ed invitante, ma dopo un po' ci si accorge che sono tutti e sempre uguali: s'incontrano più o meno sempre gli stessi pesci, gli stessi coralli, le stesse conchiglie e si cerca l'emozione nell'incontro di uno squalo più grosso del precedente, una manta che si avvicina di più dell'ultima volta che la si è fotografata, una murena meno timorosa che esce dai coralli e si fa riprendere in tutte le pose.
Quanto è più imprevedibile e misterioso il Mediterraneo, ogni immersione può riservare una sorpresa. Anche una vasta e pianeggiante distesa di alghe può nascondere un tesoro: un relitto romano, un bronzo di Riace, un deposito di anfore puniche o greche, i resti di Atlantide o di qualche altra civiltà del passato di cui si sono perdute le tracce.
Anche come colori il Mediterraneo non scherza e i pesci poi. Alcune specie si possono trovare solo in questo piccolo mare antico come la terra: molluschi e crostacei che tutto il mondo c'invidia; spiagge, insenature, scogliere, litorali ed isole che variano di colore e fisionomia ad ogni cambio di stagione e che hanno ispirato poeti, musici e cantori sin dall'alba dei tempi. Le isole greche, le Baleari, le coste della Dalmazia e della Turchia; i litorali sabbiosi della Libia e della Tunisia; Alessandria, Bisanzio, Costantinopoli, Atene, Barcellona, Marsiglia, in ognuno di questi luoghi si possono trovare frammenti della cultura e della storia del genere umano.
Volutamente ho tralasciato lo Stivale per non essere tacciato di nazionalismo, ma non è un caso che la nostra penisola sia considerata, a buon diritto, la culla della cultura e dell'arte per antonomasia, come la Grecia è considerata la culla della filosofia e del pensiero. Guarda caso, sia l'Italia quanto la Grecia, tra tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, hanno il maggiore sviluppo costiero.
La mia caccia affannosa all'ultimo Paradiso, alla terra dell'eterna primavera e della perenne felicità, mi ha riportato alle origini, a quel Marae Nostrum che racchiude in sé tutte le caratteristiche degli oceani e dei mari di tutto il mondo e ne custodisce gelosamente le origini e con esse le origini della terra e dell'uomo. L'isola tanto agognata, circondata dal mare più bello del mondo l'ho trovata nel Canale di Sicilia, a poche miglia dal deserto africano ed a qualche kilometro in più dai ghiacciai alpini. Non credo che esista luogo sulla terra ove si possa fare colazione con datteri e te, pranzare con abbacchio bevendo vino dei castelli e brindare dopo cena con la grolla dell'amicizia, il tutto nei luoghi di origine.
MARAE NOSTRUM, così i romani battezzarono il Mediterraneo 2200 anni fa, per sottolineare il potere e l'influenza di Roma sugli uomini; anche oggi si potrebbe chiamare con lo stesso nome, ma con quel "NOSTRUM" allargato a tutto il genere umano, quale patrimonio naturale e culturale e storico dell'umanità, al pari delle Galapagos, del bacino amazzonico, delle foreste pluviali del Borneo, delle savane e delle jungle africane, e non solo. Non è troppo tardi per intervenire, basterebbe cominciare con piccoli, ma importantissimi accorgimenti quali: non gettare sacchetti di plastica nelle vie d'acqua (le acque delle fogne arrivano al mare), usare meno detersivi, vernici e diluenti per uso domestico. E' inutile fare chiudere una fabbrica che inquina le acque di un fiume e quindi del mare, quando, bene o male, 20 e passa milioni di famiglie italiane scaricano giornalmente nelle fogne migliaia di tonnellate di detersivo per lavatrici, piatti e altro.
La guerra all'inquinamento è una guerra totale che coinvolge tutti, è una guerra che si combatte casa per casa all'arma bianca e tutti devono sentirsi coinvolti e portare il proprio contributo.
Le associazioni ambientalistiche fanno quello che possono, ma senza l'appoggio di tutti noi non hanno speranze di vittoria, e le sconfitte della natura sono una tragedia per l'umanità intera.

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