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Cucina partenopea

di Teo Teocoli su Smemoranda 1996 - Il mediterraneo

Carissima signora Smemoranda, noto con indifferenza che sul conto "Frittura" non sono ancora arrivate le agende dell'anno passato. 
Non c'è alcun problema, le do un anno di tempo e poi, alle spalle, come un vigliacco, le chiavo una mazzata alla nuca e la abbandono rantolante in una piazza di sugo.
Esaurite queste formalità burocratiche, parliamo di cucina partenopea.
Fritto di mare globale (o totale, o totalissimo)
E' in assoluto il piatto più ricco, più buono, più gustoso della cucina napoletana. Realizzarlo non è difficile: basta recarsi in Liguria, riviera di Levante, buttare le reti e trascinarle fino a Napoli, friggere il tutto e aggiungere una goccia di limone. Ma per dare il vero tocco in più alla vostra frittura globale, è indispensabile almeno un pezzetto di struzzo di mare.
Altre fritture
La nostra cucina propone, accanto alla globale, altre importanti fritture.
Molto apprezzata è per esempio la Frittura finale, che si cucina utilizzando solo pesci in via di estinzione. Agli intenditori consigliamo la Frittura temporanea, realizzata con pesci svenuti; va mangiata in fretta altrimenti i pesci si svegliano e se ne vanno urlando pesanti improperi.
Ottimo è anche il Fritto di mare globalissimo universale, con pesci provenienti da altri paesi.
Meno nobile è, infine, il Fritto profondo, composto da pesci che vivono sul fondo del mare, al buio; affinché non perdano il loro sapore, vanno pescati e cucinati senza far rumore, in modo che passino senza traumi dal sonno alla morte.
Uovo di Pasqua marino
Chi ama o' pesce (e chi non lo ama?) ma non vuole rinunciare alle tradizioni, potrà festeggiare la Pasqua con un uovo di mare. Si prendono gusci di cozze, rifiuti di mare, scorie, detriti e avanzi di frittura tenuti insieme da alghe e colla di pesce e si costruisce l'uovo. La mattina di Pasqua si riuniscono tutti i guaglioni di casa, si prende l'uovo marino e lo si sfascia in testa al bimbo più piccolo o comunque al più fragile. Quello che c'è dentro è suo (quasi sempre un pezzettino di cioccolato).
Vorrei finire raccontando dell'essere marino più importante di tutti: lo struzzo di mare. Se il leone è il re della foresta e l'elefante è il re del circo, sicuramente lo struzzo di mare è il re degli oceani, ma, soprattutto, del Golfo di Napoli.
Struzzo di mare
A differenza del suo cugino africano, che non è un pesce, ma è un volatile, lo struzzo di mare è diviso in due parti: una parte superiore, con un'apertura alare di quattro metri, con tre penne, due sull'ala sinistra e una su quella destra. La parte inferiore invece è completamente di pesce.
Diciamo pure che non è né carne, né pesce. Lo struzzo di mare è un uccello molto raro protetto dal WWF, anche perché gli esemplari del Golfo di Napoli diminuiscono di anno in anno: dal milione di qualche anno fa, adesso ce ne saranno almeno una decina di meno.
E' un animale unico nel suo genere, pensate che vive volando 1,2 millimetri sopra la superficie marina; se per caso tocca anche una sola goccia di mare, affoga. Solo in quel caso può essere raccolto e adagiato sulla frittura di mare per donarle il suo inconfondibile saporiello.
Lo struzzo di mare, durante il periodo dell'amore, che dura otto, nove mesi all'anno, è sacro e non può essere catturato. Lui lo sa e s'approfitta di questo, infatti nella stagione dell'accoppiamento si ritira sulle spiagge del litorale napoletano, proprio quando la spiaggia brulica di bagnanti. Alcuni struzzi di mare che non sopportano il sole si sdraiano addirittura sotto gli ombrelloni, oltretutto ombrelloni già prenotati. Potete immaginare l'irritazione che si crea tra la gente, ma, nonostante questo, il bagnante non può toccare l'animale, è sacro. Può solo invitarlo a parole ad andarsene, ma non si è mai visto uno struzzo di mare abbandonare un ombrellone di prima fila.
Poiché lo struzzo di mare è senza senso del pudore, anche l'accoppiamento avviene in mezzo ai bagnanti. Lo struzzo di mare, come il suo cugino africano, usa mettere la testa sotto la sabbia e tenere fuori il resto, ma prima di farlo urla "Chi c'è c'è! Chi non c'è, non c'è!" dopodiché il primo essere vivente che passa nei suoi paraggi gli si avvicina e fa sì che si compia il miracolo della natura.
Questi sono momenti amorosi che lo struzzo di mare può godersi in totale tranquillità; il pericolo per lui viene dopo l'accoppiamento, quando cade il divieto di cacciarlo e lui comincia a correre verso il mare inseguito dai bagnanti inferociti che con colpi di remi ncopp' a capa lo catturano, più per rappresaglia che per mangiarselo. Usanza vuole che le cosce vadano al proprietario della sdraio e dell'ombrellone e il petto al padrone dello stabilimento balneare.
La testa viene impagliata ed esposta nella sala del ristorante insieme a cervi, cinghiali, elefanti e tanti altri animali, che, come il povero struzzo di mare, ormai sono in via d'estinzione.
Scusatemi se amme pazziate e ancora 'na vota stateve bbuono!

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