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La donna forte

di Antonio Faeti su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

Quando mio padre, fascista e squadrista non pentito, mi ha visto che leggevo Le lagrime d'oro su Grand Hotel, avevo sette anni e quella non era neppure la mia prima esperienza con il Rosa. 
No: i calendari profumati dei barbieri, i "segretari galanti", i libretti di Fraccaroli e della Peverelli erano la mia biblioteca del godimento, erano l'enciclopedia del sentimento, erano l'unico Altrove concepibile tra le rovine, le miserie, le fami e i film realisti che ti ridavano, dentro la sala buia, lo stesso squallore che c'era fuori. Il mio babbo, unico fascista rimasto nel mio quartiere dove tutti i suoi precedenti camerati avevano voltato e rivoltato la gabbana, non era contento che leggessi il Rosa per via di una possibile femminilizzazione, però, per esempio, sapeva benissimo che, sotto lo pseudonyme commun di Delly, si nascondevano (e neanche troppo) Marie e Frédéric Petit-Jean de La Rosière, nati nel 1875 e nel 1876, autori, nel 1912, di un romanzo, Fille de Chouans, molto letto in casa mia anche in quel fatidico 1946 con il titolo di Figlia di Sciuani. 
Adesso, quando sento il cardinal Biffi, il mio Vescovo, rievocare gli Chouans che, insieme ai Vandeani, si batterono da prodi contro i Giacobini, antenati di D'Alema, mi viene un groppo a pensare alle discussioni con mio padre a proposito del Rosa. Ero un bulimico di questo genere letterario, lo ammetto sconsideratamente. Del resto anche adesso, son qui che rievoco, e allora ritorno a guardare l'inizio di Questa passione chiamata amore di Eleonora Glyn, un Rosa Salani classico a dir poco, e il primo capitolo è intitolato così, senza tante storie: L'arte di adescare l'uomo desiderato e ha un inizio solenne come quello dei trattati o delle dichiarazioni di guerra: "Che cos'è veramente l'amore? S'intende che parliamo di amore fra persone di sesso diverso, dello stato di innamoramento, e non dell'amore paterno o filiale né di quello tra fratelli e sorelle o per il prossimo. L'amore tra due persone di sesso diverso, considerato come si mostra a noi su questo pianeta, è la spirituale e brillante parvenza che maschera il più rude istinto naturale per la riproduzione della specie."
Maschera, brillante, parvenza: ma si può dir meglio di così? Poi Eleonora, anche dopo, non fa mica tante storie: "Colei che fa la caccia a un uomo deve imparare i metodi dei cacciatori, i quali variano secondo l'indole dell'animale a cui viene data la caccia. No si userà, per esempio, per catturare una timida cerbiatta, inseguirla con grandi grida, né per cacciare le tigri verrà adottato il sistema che è buono per far cadere nel laccio i conigli."
Sì, avete capito benissimo, secondo Eleonora ci sono uomini-cerbiatte, uomini-tigre e uomini-coniglio: a me questo sembra il linguaggio più politicamente corretto che ho mai sentito usare. Dopo un po' mi è andata anche bene con il mio babbo. Aveva deciso, per educarmi con un certo criterio, di farmi leggere il Così parlò Zarathustra di Federico Nietzsche, nell'edizione Fratelli Bocca di Torino, soprattutto perché, fin dal sottotitolo era "un libro per tutti e per nessuno".
Ebbene io gli ho mostrato un Rosa Salani di Daniel Lesner, intitolato La Donna forte, e anche lì c'era un sottotitolo Nietzschéenne, qualcosa come " nicianetta".
Il libro è la storia di una ragazza che legge Nietzsche e dopo li mette tutti a posto lei.
Federico Nietzsche in un Rosa salani?
Ma sì, caro il mio babbo, guarda che il Rosa è una cosa complicata. (Del resto, poi, al babbo gli ho sempre tenuto nascosto, fino a che è vissuto, che Adolf Hitler era un accanito divoratore dei libri Rosa di Elisabetta Werner, anzi che non aveva letto quasi altro in tutta la sua vita. Gli ho nascosto questa notizia perché il babbo era molto portato per le generalizzazioni.)

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