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Nei campi di fragole per sempre

di Enzo Gentile su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

"Se avessi da vivere soltanto venti ore, vorrei impiegarne diciotto per sognare." (Luis Bunuel) 
Lisa, consunta, sfibrata, anche maltrattata, la nostra musica appare spesso e volentieri in difficoltà sotto il peso e le ingiurie della volgarità immanente. Bisogna quindi proteggersi dal sonno del gusto della coscienza, e reagire in onore alle intelligenze di quanti comunque sono intenzionati a resistere.
E' necessario allora distinguere, a seconda della provenienza e dell'indirizzo della musica: non ci piace quella fatta con e per il portafoglio, quella figlia dell'ignoranza, del cinismo, dell'indifferenza, degli istinti più bassi. Ecco allora che ci tuffiamo in un labirinto di emozioni, la musica del cuore e della mente, un prontuario lungo un anno, ricettario aperto, a disposizione di clienti e avventori mese per mese, tentando di conciliare la cabeza e il corazon.
Certo, è difficile esprimersi con il raziocinio e riuscire a toccare le viscere, partire dai palpiti cardiaci e saper titillare le frequenze che arrivano direttamente al cranio, però gli artisti elencati qui di seguito ci provano da sempre: e per consentire di brindare a loro, eccoli collocati nello spazio temporale del compleanno effettivo, o di quello virtuale per coloro che ci hanno lasciati.
In alto i calici e con essi i cuori...
GENNAIO- Jerry Garcia (8-1-'43). Dalla California di tanto tempo fa gli insegnamenti per cavalcare il tappeto volante della psichedelia e di un rock obliquo. Ora che pare Mastro Geppetto, bianco per antico pelo, si amministra: e racconta "Dark star" ai nipotini.
FEBBRAIO- Bob Marley (6-2-'45). Reggae non è una brutta parola e qui l'abbiamo imparata con Bob, dalla Giamaica con ardore. "No woman no cry" come ritmo vitale, "Jammin' " andamento lento per la seduzione e il sorriso. Sole e mare, ganja e fantasia: rasta e così sia.
MARZO- Lou Reed (2-3-'42). Dai sotterranei della Grande Mela, il cavaliere della passione e del dolore. Da "Vicious", un urlo a tinte fosche, fino all'abbraccio mortale di "Sweet Jane": per imparare a volare tra il vetro-cemento santificando i veleni della metropoli.
APRILE- Muddy Waters (4-4-'15). La musica del diavolo spunta dalle acque del Mississippi: pagine taglienti e ruvide, tumultuose e brucianti, la storia letta attraverso le lenti scure di "Mannish Boy". E poi lo diceva anche il Nostro, "Baby please don't go".
MAGGIO- Bob Dylan (24-5-'41). Le buone novelle del signor 'Tambourine' giungono puntuali da più di trent'anni, offerte ora con ghigno sferzante e riccioli grigi. Parabole sghembe come rughe, nel piacere di stupire e trasgredire: 'bussando alla porta del paradiso'.
GIUGNO- Prince (7-6-'58). Il piccolo grande uomo di Minneapolis le ha sempre cantate chiare e non si è ancora stufato: così erutta "Purple rain", oltre a eccessi e sregolatezze, come "Kiss" e "Cream", miccia genialoide di un a colonna sonora vissuta pericolosamente.
LUGLIO- Woody Guthrie (14-7-'12). A dimostrazione che gli eroi non sono tutti giovani e belli. La nostra musica, la canzone d'autore sarebbero state diverse, peggiori, senza fratello Woody, testimone di proteste, speranze e di solidarietà. "This is your land" !
AGOSTO- Van Morrison (31-8-'45). Rosso d'Irlanda, pancia grossa e cervello fino, Van impreca, suda, rantola, commuove, sposando blues e folk, la tradizione alla città, misticismo e natura: con quella voce puoi cantare ciò che vuoi. "Gloria" nell'alto dei cieli.
SETTEMBRE- Bruce Springsteen (23-9-'49). Muscoli e sudore, i bicipiti più rinomati del rock, jeans e tonsille d'acciaio per il profeta del New Jersey. Americano come più non si potrebbe, ha sfornato in serie gioielli a stelle e strisce: tra "My hometown" e dintorni.
OTTOBRE- John Lennon (9-10-'40). Quello che ci manca più di tutti, lo spicchio pacifista, libertario, creativo, visionario del quadrilatero beatlesiano. Poesia per servire il popolo, dissertando di "Jealous guy" e "Cold turkey". Nell'immensità: give Lennon a chance.
NOVEMBRE- Jimi Hendrix (27-11-'42). Un bagno di follia e di delirio con la chitarra mancina dello sciamano di Seattle: storie di gioia e rivoluzione, a sgranare il rosario di un "Voodoo chile", senza macchia e senza vergogna. "Foxy lady" uber alles!
DICEMBRE- Tom Waits (7-12-'49). La verità trovata sul fondo di un bicchiere, alcol e nicotina nella vita spericolata di un apprendista stregone dal fascino selvatico e irresistibile. L'orco buono e i suoi vuoti a perdere, nella fiaba buia di "Time" e di altre macerie.
Fin qui le nostre opzioni, con la posologia a discrezione del destinatario. Perché ognuno di noi ha ritmi di vita diversi, un metabolismo musicale precisino o inquieto, e optare per l'ingordigia e le abbuffate, piuttosto che per diete rigoriste e austere, fa lo stesso: basterà stare attenti e continuare e continuare a vivere con i suoni migliori e lasciare alle antenne di chi se lo merita, i più molesti che infestano l'aria e inquinano anche più della diossina.
Quei dischi che tracimano dalle radio, pedanti e biechi, inutili e barocchi.
"Ci troveremo, un giorno o l'altro, perché solo le montagne non si incontrano mai." (Lao-Tse)

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