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Mani

di Fulvia Serra su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

Difficile. Ragione e sentimento, non compatibile. Cuore: battito, vita, respiro. Mente: calcolo, elaborazione, freddo, computer, ordine, catalogo. Le mani invece, quelle sì, offrono, tolgono, carezzano, feriscono, leniscono, soccorrono, prendono, agiscono, spronano, scaldano, premono, frenano. Se le guardava ogni giorno, pulite, lisce, agili, con unghie corte, curate. 
Sognava spesso di farle correre su una tastiera di pianoforte per trarne armonie recondite. Tutte le mattine le salutava agitandole in alto, sentiva il sangue defluire verso il gomito, libere, fresche.
Due mani, dieci dita, gli piaceva intrecciarle stringerle - gli davano un senso di forza e sicurezza - passarle fra i capelli e arrotolarseli attorno a un dito. Memorie dell'infanzia quando con attenzione e trepidazione cercava un ricciolo, lo strofinava tra le dita, lo tirava, lo rigirava, lo accarezzava traendone un delizioso solletico e si infilava il pollice dell'altra mano in bocca e succhiava un saporino appagante, una morbidezza sicura, tiepida.
Memorie dell'infanzia quando si ritrovò su una copertina verdemarcio stinto coi suoi capelli radi, la coperta morbida color ruggine stinto stretta stropicciata contro la maglietta lilla, il pollice in bocca, lui. Ci sono mani che lo sfogliano, lo richiudono, lo accarezzano, lo ripongono, lo riprendono, lo risfogliano insieme ad altre mani. Si sentono fruscii di sorriso nel ricordo. E lui lì, sulla copertina verde stinto, lui. Tante mani in tanti anni hanno sfogliato quelle pagine, sfogliano questa pagine, lui è cambiato, ma le mani no, agiscono, aprono, chiudono, scorrono con un dito, si fermano, prendono una matita, sottolineano, scrivono, partecipano, talvolta lo scaraventano lontano in un angolo, poi lo ritirano su, lo riaprono, lo ripongono insieme agli altri: sono quasi metà di mille ormai, e non è un modo di dire.
Tante mani operose per metterli insieme con scotch e colla pritt, tante mani con forbici attente, tante dita picchiettate sui tasti di una macchina per scrivere hanno agito per lui. Tante mani con matita o pennino lo hanno riempito di satira, di storie, di vignette, di sorriso, di rabbia, di voglia di fare. Mani sicure, pulite, vigili, pronte, per lui: Linus.
Questa mattina lui si è svegliato strano, inquieto, ha una mano rattrappita, indolenzita, se la sente, è diversa, la solleva, la agita in aria per svegliarla. E' fredda, bagnata, tiene stretto qualcosa, sottile, lo sente, deve essere un tagliacarte è caldo, bagnato, qualcosa gli scorre tra le dita, è caldo, si rapprende appiccicoso.
La mente incomincia ad agitarsi a frugare, a cercare di ricordare, un sogno?, ma quell'umidiccio tiepido e appiccicoso? Il cuore comincia a battergli furiosamente, il respiro diventa affannoso, la mente elabora. Quell'odore ferruginoso, dove l'ha già sentito? La mente seleziona furiosamente, analizza, compara, scarta: sangue sì, sangue.
Il cuore batte a precipizio, a volte sembra si fermi, poi riparte a capitombolo, lo spossa. Ha le gambe molli, le orecchie sorde tanto il sangue si affanna sui timpani. E' il suo sangue che pulsa, sul tagliacarte quell'altro sangue ormai essiccato, annerito, gli lancia messaggi di pericolo.
Con il cuore schizzato, con la mente in picchiata: ora ricorda, ora, ahhh... sì..., la redazione...

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