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Cuori di testa

di Gianni Mura su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

Lei mente, lui cuore. Si erano trovati all'ingresso di una canzone e avevano fatto confusione. Mi ritorni in cuore. 
Una spada nella mente. Se la mente sa mentire, il cuore non sa cuorare, ed è già un bel punto di partenza. Si può rincuorare e rammentare, ma anche rammendare. Il cuore è uno zingaro e va, va pure di fretta per paura che lo picchino. I nostri cervelli si toccano. Menti a contatto. Anche le nostre bazze, bazza idea, e sì che non siamo bazzisti.
Lei mente, mascalzone. No, dico la verità. La verità mi fa male lo so, e anche un dente demente, sono giù di molare. Camminavano nel cuore della città che non era la città del cuore. Era Mentone (un genio). Lei si era fatta piccola piccola (mentina) per stargli in bocca, coccolarlo, tirarlo su di molare. Se lui fosse stato un agnello lei si sarebbe fatta mentuccia, ma lui era un cuore perduto senza collare, senza carta di dentità, un cuore ardente e al dente, e lei (intelligente) non sapeva come trattare un cuore col mal di denti e anche un dente col mal di cuore, a essere sinceri.
Lei dente, lui suore. La città del cuore sarebbe Rosario. Lei aguzza l'ingegno, lui è in convento. Anema e cori (gregoriani). Non funziona. Lei lente, lui nuore. Lei ingrandisce lo stato di famiglia, nessuna nuora buona nuora. Suocere a fuoco lento. le presento mia cucina e mia nonna. Nonna è bello, ma c'è troppa gente.
Lei gente, lui muore. Per poco. Arresto cardiaco, di questi tempi è facile, ma se ti arrestano qualcosa avrai combinato. Lei gli parla col cuore, facendo uno sforzo terribile. Lui torna a battere e mette via un po' di soldi.
Fanno un viaggio nel Natal e lui le cita Pascal: le coeur a des raisons que la raison ne connait pas. Lei prima s'incazza terribilmente e poi gli dà ragione, che è quasi come dargli se stessa. Naturalmente lei sa il francese e tutte le altre lingue del mondo. Lui sa solo il linguaggio del cuore e quando lei, in un brivido di esaltazione, gli dice mens sana in corpore sano per poco non le tira un portacenere.
Bella storia, fra alti e bassi. Lei è separata dal marito (il Braccio), lui è vagabondo, beve un po' troppo vino rosso con la scusa che fa buon sangue (e buon sangue non mente), quando si tratta di andar via da un posto le dice "circolare" e lei obbedisce, sentendosi una filovia (infatti fila via) e quando lui farfuglia "ti voglio bene" pensa a un difetto di pronuncia. Pensano di metter su casa sul lago d'Aorta. A volte bisticciano, tra pianti (di cuore) e lacrime.
A volte lei invita delle amiche (menti una sera a cena) confidando loro che lui le sta molto a cuore. Il miglior amico di lui è un esperto di cardi (un cardologo) finito in miseria dopo aver brevettato una credit card piena di spine, un fallimento, una spina nel cuore.
Core 'ngrato, gli dice lei un giorno. Testa cu 'mme, risponde lui, andando quasi in fibrillazione e la prende in braccio, la culla come sa fare solo il vento dell'est coi fiordalisi dell'ovest o, a voler essere pignoli, coi tulipani di Haarlem. Lui non è un tipo distinto, d'istinto sì però. Ha capito che le parole contano e a volte cantano, che lei è in tutti gli avverbi.
Dolcemente, totalmente, immensamente, completamente, perdutamente amaramente. Amare mente.
Morale della favola: siate cuori di testa.

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