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Cuore e pancreas

di Giobbe Covatta su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

La piccola vendetta lombarda Appena finita la battaglia di Solferino, Custoza, Curtatone, Altobelli, Antognoni, Bettega, un drappello di soldati marciava contro il nemico. 
Giunti alla periferia di Milano si imbatterono in una casetta, stabile medio signorile, libero subito, da ristrutturare, due vani, cucina abitabile, tel. ag. Mazzini, Piazza Risorgimento, 02/63497521.
Appeso alla finestra il tricolore giallo, fuxia, pervinca, davanti alla casa un ragazzo.
Il Capitano, che era un uomo tutto d'un pezzo, infatti lo mettevano sul cavallo con la gru, chiese al ragazzo: "Perché non sei emigrato con la tua famiglia?" "Io sono emigrato con la mia famiglia!" "E dove sono i tuoi genitori?"
"Sono stati fatti schiavi per lavorare nei campi di verza per la cassöla". "E tu che ci fai qui da solo!?" "Sono rimasto per vedere la guerra in diretta, ultimamente si u.s.a."
"Hai visto passare gli austriaci?" "No. Perché li combattete?" "Perché ci chiamano terroni!" rispose seccato il Capitano, che era leghista. A un tratto cominciarono a fischiare le palle.
"Sergente Alberti!" esclamò il Capitano. "Sento fischiare le palle!" "Non sono le mie, le mie cantano!" rispose il Sergente Alberti.
"Sergente Radaelli?!" "No, Capitano, le mie ballano, sono tre giorni che marciamo! Ballano ma non fischiano!"
"Allora" disse il Capitano, che era astuto come una faina dai capelli turchini, "sono gli austriaci!! Presto, tutti a terra!!" Poi disse al ragazzo: "Sta' giù dannazione, che è pericoloso! Come ti chiami?"
"Ciro Scognamiglio di Napoli!" "Sta' su!" ordinò il Capitano. "Fatti vedere bene! Apri la camicia che oggi fa caldo! Petto in fuori, spalle in dentro!" "Ma qua fischiano le palle".
"Esagerato! Le palle?! Sono pallucelle, non hanno mai fatto male a nessuno! Piuttosto ragazzo, hai una buona vista?" "Sì" rispose Ciro.
"Hai buoni denti?" "Sì" "Hai buone gambe?" "Sì" "Hai un buon fisico?" "Sì" confermò il ragazzo. "Che fai stasera?" chiese il Capitano.
"Beviamo qualcosa insieme?" Poi subito riprese: "Saresti capace di salire su quell'albero e nasconderti fra la fronde?"
"Ma quello è un palo della luce!" obiettò il ragazzo sconsolato. "Giovanotto, non essere pignolo! Albero o palo che differenza fa!? Allora sali?" "Ho un'idea migliore, facci salire mammeta" disse il ragazzo.
"Ok" cercò di convincerlo il Capitano, "se sali, quando scendi puoi venire con noi a liberare l'Italia, ti regalo il poster di Brendon di Beverly Hills e la collezione di tartarughe ningia!"
"D'accordo!" esclamò Ciro, che non era un'aquila, e cominciò ad arrampicarsi come un gatto. Quando giunse in cima al palo il Capitano gridò: "Nasconditi dietro le fronde!"
"Ma qua non c'è neanche una foglia!!" "A posto così! Cosa vedi?" "Un centinaio di uomini a cavallo". "A che distanza?" "Due miglia!" "Marine o terrestri?" "Terrestri" rispose perplesso il ragazzo.
"Quant'è in chilometri?" "Capità, non lo so! Guarda sulla prima pagina dell'agenda della Cariplo! Saranno tre chilometri, più o meno. Senta Capitano, qua le palle fischiano e le mie cominciano a girare. Posso scendere?!"
"No aspetta. Come sono vestiti gli uomini?" "Da pizzaioli" rispose ironico il ragazzo, "come vuole che siano vestiti? Da soldati!"
"Di che compagnia?" "Capitano, le palle fischiano posso scendere?" "No, non ancora, stai nascosto tra le fronde e guarda a destra, vedi qualcosa?" "No, nulla".
"Neanche un cecchino, possibile? Guarda bene!" In quel momento una palla colpì il ragazzo, che precipitò dal palo. "Eh cazzarola, lo sapevo che ci doveva essere!" disse il Capitano. "Mica è sciopero, oggi!"
Poi il Capitano e il Sergente corsero verso il ragazzo. "E' morto?" chiese il Capitano. "No" rispose il sergente. "Sei sicuro?" "Certo!" "Cazzarola!" imprecò il Capitano. "Presto, Radaelli, prendi dell'alcol!" Radaelli arrivò con l'alcol, il Capitano cosparse il ragazzo e gli dette fuoco. Poco dopo il tenente disse con aria triste: "Si è spento!" "Presto Radaelli, ancora dell'alcol che lo riappicciamo" gridò il Capitano.
"No, si è spento nel senso che è morto" spiegò Radaelli. "Povero ragazzo!" sospirò il Capitano mentre gli ultimi tizzoni si andavano smorzando. Poi ordinò: "Tutti a cavallo!". E, dopo aver avvolto il ragazzo in una bandiera della Spal, il capitano mosse il drappello e ripartì per unificare l'Italia.

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