I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Pensieri

di Gioele Dix su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

Primo pensiero. 
Mia madre mi mise al mondo alle undici e un quarto di un gelido mattino invernale. Nevicava. Mio padre aveva atteso nervoso per tutta la notte, camminando su e giù e fumando furiosamente. Pare fossi bellissimo, anche se la mia testa era di colore bluastro e il mio umore pessimo. Vai a credere al parere di due genitori innamorati. Quel giorno cominciava la nostra avventura, la mia di bimbo silenzioso che "potrebbe fare di più a scuola", la loro di genitori affettuosi, ma spesso perplessi sulle mie reali intenzioni ed aspirazioni nella vita.
Con il cuore sento di doverli ringraziare per l'audace scommessa che decisero di fare dandomi la vita. Con la mente mi verrebbe voglia di sgridarli per non avermi fatto nascere nel selvaggio Far West invece che nella civilizzata Milano.
Sì, perché io mi sentivo molto più portato per cavalcare nelle praterie, che non per correre in motorino lungo viale Certosa; molto più portato per allenarmi a sparare ai barattoli di conserva nel prato sul retro del ranch, che non per allenarmi a fare sedici vasche a dorso tutti i lunedì mercoledì e venerdì alla Piscina Cozzi; molto più portato per gestire un saloon dove si servissero anche vodka e caipirinha e dove si esibissero anche ballerine straniere, che non per lavorare anni ed anni nel cosiddetto Decentramento Teatrale, senza vedere mai né una lira fetente né un assessore alla cultura decente; molto più portato per diventare sceriffo e magari battermi contro l'impiccagione per furto di cavalli e contro l'intolleranza verso i pellerossa, che non per diventare socio di una cooperativa che lotta perché gli scarichi industriali vengano scaricati fuori dal proprio Comune, anche nel Comune vicino, ma non nel proprio. Secondo pensiero.
Sono interista. Lo sono per parte di padre. Anzi, per parte di nonno. Il mio nonno tifava Inter da quando si chiamava ancora Ambrosiana (non il nonno, ma la squadra). E fu lui, fin dalla mia più tenera età, ad educarmi ai principali valori della vita e dello sport: l'onestà, la correttezza,il rispetto degli altri, il rispetto della parola data, l'adorazione per Luisito Suarez. Con il nonno commentavamo le partite, con il nonno valutavamo la campagna acquisti, con il nonno piangemmo di gioia per il secondo gol di Peirò al Liverpool, con il nonno prendemmo la prima sbornia triste (la prima per il nonno) dopo la sconfitta col Bologna nello spareggio-scudetto. Con il cuore gioisco per tutto ciò che il nonno mi ha lasciato dentro, per quei momenti di complice felicità, per le sue passioni spicciole che proseguono con me, per tutti gli insegnamenti buoni che mi ha dato; gioisco perché, senza troppi pudori, gli ho voluto bene e continuo a volergliene anche ora che non c'é più. Con la mente mi domando invece per quale diavolo di motivo io debba continuare ad essere interista. Non ha alcun senso essere interista. A meno che non si ami la sofferenza per partito preso: sono mortificato quindi esisto. Ma ammesso che io accetti il mio destino, con la mente lavoro e mi pongo continuamente (soprattutto di notte) quesiti angoscianti. Perché l'Inter perde sempre e se non perde pareggia e se non pareggia vince ma non convince e se vince e convince poi perde di nuovo? Perché Burgnich e Facchetti hanno avuto solo figlie femmine e se hanno avuto figli maschi non gli hanno insegnato quello che sapevano fare? Perché di tanti olandesi che ci sono in Olanda il Milan riesce sempre a trovare quelli che sanno giocare a calcio e lascia tutti gli altri all'Inter? Perché il nonno non tifava per il Genoa?
Terzo pensiero.
Il mondo fa piuttosto schifo. Molte persone soffrono più del dovuto. Ci sono troppi disoccupati, troppi morti di fame, troppi violenti che abusano materialmente e moralmente della debolezza altrui. La volgarità dilaga. La furberia è ancora tanto vincente. Il mare è sempre più sporco, l'aria sempre più puzzolente. Molti bambini non hanno giocattoli, pochi ne hanno troppi, ma tutti i bambini diventano sempre più tristi. Gli adulti lo sono già. Con il cuore sento che non è giusto, che si potrebbe cambiare, che si dovrebbe fermare il dolore, isolare la violenza, costruire un mondo sereno, che rispetti la vita, la gioia, che dia del tempo alle persone per pensare, per fare l'amore, anche per non fare assolutamente niente, almeno sporadicamente. Perché è bellissimo non fare assolutamente niente, stare sdraiati, guardarsi le unghie dei piedi, contarsi i foruncoli, infilarsi le dita nel naso, fissare un punto nel vuoto, guardare il mare, guardare gli altri passare, rispondere a chi ti chiede che stai facendo "niente"...
perché è bello non fare niente, almeno sporadicamente.
Ma con la mente non riesco a pensare nulla di serio, di concludente, di efficace, di non irrimediabilmente destinato al fallimento. Penso con la mente, ma ho davvero bisogno del cuore. Finché regge. Quarto pensiero.
Devo chiedere a Bruno l'indirizzo di quel suo amico cardiologo."

Advertisement