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Omaggio a... Federico

di Maurizio Porro su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

Che brutto effetto speciale è scomparire davvero e non per un trucco tecnologico o per un capriccio del regista. E' successo il 31 ottobre 1993, domenica maledetta domenica, a Fellini, Federico il Grande per i posteri. Invidiato dal mondo intero, ma da noi disoccupato di lusso negli ultimi anni, il regista del film più bello di tutti i tempi, "Otto e mezzo", in pochi mesi se ne è andato a trovare il suo Mastorna (il nome di un trapassato, nel titolo di un film mai realizzato) nel clamore ipocrita dei compianti obbligatori. 
Vincendo la sua ritrosia al viaggio, andò lo scorso aprile a Los Angeles, per ritirare, inquadrato nello spot internazionale, l'Oscar alla carriera, mentre la moglie Giulietta Masina piangeva in primo piano davanti a miliardi di telespettatori che l'hanno adorata. Sembra un vecchio flash back, rivisto oggi. Per me che ho 50 anni Fellini è stato un grande compagno di strada cinematografico, un dispensatore di emozioni col copyright: generazionalmente un padre, privatamente un amico gentile dotato di un generoso plus valore di humour quale nessun altro possedeva. Aspettavo, non solo io, l'uscita di un suo film con un'ansia che è difficile raccontare se non la si è provata.
Agiva il piccolo mass media che c'è dentro la coscienza, non c'erano particolari altoparlanti. Ma mi rendo conto, se è vero che il target della "Smemo" sta tra i 15 e i 30 anni, di parlare di un genio della patria che molti di voi forse conoscono solo per sentito dire, di un "nonno" di cui siete perfino stufi di sentir parlare. La verità è che i suoi film, il vero testamento lasciato, non dovrebbero morire con lui, orgogliosi nella casella dei capolavori. Dovrebbero circolare molto e liberamente, uscire dagli ingrati televisori con spot incorporato, essere dibattuti nelle scuole per entrare così nel cuore e nella mente dei giovani che non li conoscono, o che hanno sentito solo parlare della "Dolce vita" come di uno scandalo dei vecchi tempi, il 1960. 
Scandalizzarsi per quell'orgia lì? Ma andiamo. E invece quell'orgia lì, ritmata da "Patricia" di Perez Prado e con i travestiti piumati che oggi stanno al Festival di Sanremo, sì fu proprio una bomba. L'importante è non dimenticarci di Fellini, credendo che i suoi film, belli, personali e testimoni di molte Italie (dal dopoguerra al boom, dagli spot al degrado della "Voce della luna") lo rendano vivo oggi e per sempre.
Due anni fa, sulla "Smemo", vi aveva raccontato un suo bel sogno kafkiano: ora ha diritto, per risarcimento, di entrare nei vostri sogni.

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