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Il sistema di non far niente

di Maurizio Sangalli su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

Il professor Vincenzo Scafandro insegnava matematica; più o meno. Più o meno perché da quando stava al Liceo Scientifico Fermi non c'era più niente da insegnare. Gli studenti della sua sezione, la D, erano ventuno piccoli geni e si trovavano avanti già due anni col programma. Due di quinta poi, si erano laureati in terza. Le sue lezioni ormai consistevano nell' entrare in classe, sedersi, chiamarne uno a caso alla lavagna e farsi spiegare la lezione del giorno dopo. 
Solo uno tra tutti i suoi alunni era normale, non scemo, normale: Tonnetti, Dario Tonnetti della 4° D. Era l' unico a consegnare i compiti in classe allo scadere delle due ore, quando tutti gli altri avevano già finito da un' ora e mezza; e la sua vita era diventata un dramma, infatti ogni volta che il professor Scafandro durante una di queste ormai inutili verifiche se ne usciva in corridoio a fumarsi una sigaretta, il povero Tonnetti veniva subissato da proposte di aiuti, di consigli e di copiature di sana pianta.
Non c' era pace. Da quando Scafandro poi aveva preso passione per i toscani figuriamoci! , i suoi compiti in classe erano diventati un inferno. Baghdad a confronto del suo posto era il paese della cuccagna. Centinaia di foglietti appallottolati contenenti la soluzione del problema bombardavano il suo banco, l' ultimo in fondo a destra; quelli erano quarti d' ora di strenua difesa, e la gara alla solidarietà si rivelava un vero male per l' aiutato (succede spesso).
Un altruismo letale, per essere primi anche lì. Alcuni, poi, per farsi notare maggiormente ed accaparrarsi una coscienza, avevano scritto la soluzione su foglietti rossi, altri gliela inviavano crittografata su spiritosi aeroplanini; Rossini, che era un esagerato, un giorno gliel' aveva recapitata con un elicottero telecomandato: che spettacolo! con Ghirotto, l' artista che suonava la cavalcata delle Valchirie col flauto traverso. E che atterraggio! Direttamente sul suo banco. Un casino della madonna e sfumatura bassa per Tonnetti, che per quella volta lì quasi ci lasciava la pelle.
Il bello però doveva ancora venire, e venne, quel giorno che Missiroli per essere sicuro che il proprio foglietto giungesse a destinazione integro e che balisticamente la distanza tra il suo banco (prima fila) e quello di Tonnetti venisse adeguatamente coperta, senza timore di traiettorie sghembe, lo infilò nel dizionario di latino e glielo lanciò gridando contemporaneamente "cerca sotto perspicuus! " .
La balistica, si sa, è quella scienza che ti spinge sempre a toccarti subito le balle, ma forse Tonnetti non fu abbastanza svelto. Quando si risvegliò dopo dieci giorni di coma, con tutti i suoi compagni al capezzale, la prima cosa che disse fu: "La sapevo".
Il professor Scafandro aveva quattro figli e una teoria matematica: "Se tre è il numero perfetto, figuriamoci tre più uno! " Risultato: Scafandro era poverissimo. Però visto le classi che aveva, gli rimaneva tanto tempo per pensare, e dopo cento e cento toscani fumati in corridoio, gli era venuta un' idea rivoluzionaria. Aveva intuito il sistema per vincere al totocalcio. Che testa! Che mente!
E rielaborandolo di giorno e di notte era giunto ad un risultato pressoché perfetto. Le lezioni di matematica ora vertevano ora soltanto su quello, tanto il programma andava avanti da solo, e ormai Scafandro aveva deciso; dopo alcune domeniche di prova senza giocare la schedina, la verifica dei risultati gli dava ragione. Deciso cosa? Si sarebbe giocato due anni di stipendio con il maxi-sistema-Scafandro la terza domenica di ritorno. O la va o la spacca. Dodici doppie e una fissa erano state elaborate per l' ultima volta proprio nella 4° D. Tonnetti, rientrato da poco dalla convalescenza, c'aveva capito poco o niente di calcoli di probabilità e di logorabilità meniscale; però ascoltava, e prendeva appunti.
Scafandro sembrava un invasato. Dissertava come un calcolatore, andando alla lavagna, era incaricato di prender nota di ogni spunto rilevante e degli enunciati che il professore gli dettava. Dopo due ore di andirivieni la schedina aveva preso forma. Le dodici doppie erano indiscutibilmente indiscutibili, poi però la campanella era suonata e se ne erano andati tutti a casa; restava ancora da decidere la fissa: Juventus-Bari; e di dov'era Scafandro? Di Bari.
Va che roba! E d'altronde tocca mettere 1, non vorrai mica mettere X? Oh, è la Juve! Questa fu la domanda che il professore si pose per tutto il pomeriggio di sabato, seduto con la schedina sul tavolino, al bar ricevitoria San Pietro. Passò tre ore di dubbi penosissimi, poi alle 17 prese una decisione matematicamente ineccepibile: Juventus-Bari: 2... e vaffanculo.
Quando si dice il cuore. Il giorno dopo l' appartamentino del professore era invaso dalla 4° D al completo. Si ascoltava in rigoroso silenzio "Tutto il calcio minuto per minuto". Incredibile! Il sistema funzionava. I risultati andavano prendendo la forma elaborata da Scafandro. Certo, non sarebbe stata una gran vincita, ma col metodo ogni settimana c' erano buone possibilità, e si poteva ancora migliorarlo. A dieci minuti dal termine il dodici era sicuro. Unico errore, chiaramente, Juventus-Bari, che stavano sull' uno a zero per la Juve.
Poi il destino, si sa, se ne frega, e proprio mentre Scafandro pensava di scendere a comprare i pasticcini per festeggiare, l' Udinese ribaltava il risultato con l'Inter; la Sampdoria, che stava pareggiando nel derby col Genoa, subiva un micidiale uno-due; a Milano era venuta giù una nebbia che l' arbitro piangeva perché voleva la sua mamma e nel frattempo gli spaesati giocatori del Milan si erano fatti tre belle autoreti. E così via. Dodici risultati cambiati in quattro minuti. La faccia di Scafandro adesso sembrava un lenzuolo.
Mille pensieri adesso si avvicendavano nella sua mente, e uno più brutto dell'altro. I figli, i soldi, la casa, la moglie; e il Bari? "Scusa intervengo da Torino per commentare insieme a voi il calcio di rigore che il Bari si appresta a battere e che consentirebbe alla squadra pugliese di passare in vantaggio a tempo ormai scaduto. " Ma come? Quand'è che aveva pareggiato? Si vede che nel marasma non se n'era accorto.
"Ecco il capitano del Bari pronto a battere, fischio dell' arbitro, tiro, rete! "
"Gol! " esultò per un istante Scafandro. Ma subito ricadde sulla poltrona. Le partite erano finite. E lui aveva fatto "uno" , col suo Bari, l'unico pronostico dettato dalla passione. Domani è un altro giorno, se ci arrivo. Gli alunni sfilarono affranti fuori dalla porta di casa del professore mentre la radio annunciava un tredici miliardario. Erano usciti tutti. Scafandro chiuse la porta e andò a sedersi sul divano.
"E cosa fai tu qui?" Tonnetti era ancora lì, in piedi di fronte alla radio con la schedina in mano. "Vai a casa con gli altri, su" . "Ma, professore" disse Tonnetti"abbiamo fatto tredici". "Come?". "Sì, abbiamo fatto tredici, sa, io con duemila lire ho giocato tutti i risultati che lei aveva scartato, così, per vedere come andava... e abbiamo fatto tredici. "
Scafandro prese la schedina e la guardò. Era vero. Era tredici. Oh Signore! Oh Gesù! Ma si trattenne: "Tredici l' hai fatto tu, non noi; io non c' entro niente" . "No"disse Tonnetti" è nostro...perché senza di lei io questa schedina non l' avrei mai giocata. Quindi è nostro, e poi decido io, e ho deciso così. 
" Scafandro tremò accendendosi un toscano mentre Tonnetti rideva come il bambino che era.
Poi il professore fu attraversato da un pensiero e gli chiese: "Ma come hai fatto a centrare il Bari?" , e Tonnetti: "Cosa c' entra? Quella è la mia squadra del cuore."

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