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Fisica/mente

di Sylvie Coyaud su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

E' nato a Bad Kissingen, in Germania, nel 1921. In una famiglia troppo povera per pagarsi il passaggio all'estero quando Hitler arriva al potere. Nel 1934 il padre lo affida insieme al fratello a un ente americano che sottrae i bambini ebrei alle persecuzioni naziste. 
Quando la nave arriva a New York, il ragazzo non trova nessuno che lo accolga e lo spediscono in un orfanotrofio. 
Finalmente si fa avanti un ricco signore di Chicago. Tre anni dopo, perché i genitori possano immigrare in America, il signore firma una dichiarazione giurata per garantire che non saranno a carico della società.
Finisce l'interludio benestante: il ragazzo vive, e in parte fa vivere i suoi, con le borse di studio. Vuole fare il medico, ma a laurearsi in ingegneria chimica si fa prima a guadagnarsi uno stipendio. Di giorno lavora; segue i corsi serali.
"Un giorno mi sono ritrovato disoccupato; per poco". Abbastanza da ricordare, a più di cinquant'anni di distanza, la sua disperazione di ventenne, abbastanza da voler essere presente in incognito - "non voglio disturbare, è solo per dire cos'è e mi dispiace" - alla manifestazione organizzata dai disoccupati dell'Alfa Romeo in una Milano indifferente.
Finalmente un'università lo tira fuori dai lavoretti saltuari con una vera borsa per la chimica. Si laurea e, siccome gli Stati Uniti sono entrati in guerra, si presenta volontario per seguire un programma di formazione militare sui radar al Massachussetts Institute of Technology. Dove scopre la fisica. Solo che la guerra non è finita, l'esercito lo tiene in servizio attivo fino al 1946.
Smobilitato, torna a Chicago s'iscrive a fisica. Per caso s'imbatte in un insegnante che è già un mito: Enrico Fermi. Quell'omino che viene in facoltà in bici tratta i suoi studenti come dei pari: li invita a casa, cena e discute con loro con inaudita disponibilità.
Vengono a trovarlo Bruno Pontecorvo, Giancarlo Wick, anch'essi generosi con i giovani.
Fine anni '40. Al mondo, esiste un "paradiso dei fisici" dove possono concepire esperimenti e realizzarli subito: il laboratorio dell'Università della California a Berkeley, diretto da Wick. Vieni a farmi da assistente e ti potrai sbizzarrire con i nuovi strumenti, dice Wick al giovane cacciatore di particelle subatomiche.
Che subito si distingue. Anche lo stato della California si distingue: in quell'università che gli appartiene, esige che docenti e ricercatori prestino giuramento di anticomunismo e fedeltà alla Costituzione statunitense.
In parecchi, nessun comunista tra loro, giudicano quella pretesa una violazione della propria libertà politica. Wick per primo, che si rifiuta e viene cacciato dal paradiso.
Anche l'assistente rifiuta e perde il posto. "Ma io non ero importante." Altroché. Dall'altra parte dell'America, la Columbia University che vuol attirare le menti più brillanti del paese nel laboratorio di Brookhaven appena riammodernato, chiama lui. Alcuni se lo ricordano accanto alla macchina del caffè, nel Pupin Physics Building, mentre spara idee geniali a raffica, con quel suo strano accento.
"Non è vero; soltanto che all'epoca era tutto facile." Figurarsi. Tace sulle sue scoperte: "non interessano nessuno". Pazienza. Sono documentate in tutte le storie della fisica contemporanea. Gli anni passano. Il giovane promettente di Brookhaven è diventato famoso: se lo contendono le università americane. lui invece torna in Europa, a saldare il debito con gli italiani che avevano aiutato l'emigrato gracile e affamato di un tempo, e va inseganre a Pisa. "Oggi sono in pensione". 
Invece no. E' immerso nella teoria della relatività generale di Einstein: "non studio abbastanza, purtroppo". indaga sulla "materia scura" - di cui si sa che è pieno l'universo eppure rimane ancora misteriosa come il suo nome - e coordina esperimenti progettati al CERN di Ginevra, nel nuovo paradiso dei fisici.
E' Jack Steinberger, premio Nobel 1988. Ha ancora il cuore "che batte a sinistra", per dirla con Pennac. E fa ancora battere i cuori altrui perché - non guasta - ha lo sguardo color pervinca fra le ciglia nerissime.
I più begli occhi della fisica contemporanea.

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