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Un colpo di fulmine

di Valerio Peretti Cucchi su Smemoranda 1995 - Con il cuore e con la mente

Paolo, un tempo, era un tipo insignificante, di quelli che evitano accuratamente di stare in piedi vicino alla porta del bar, per non correre il rischio che avventori distratti, gli attacchino addosso i cappotti. 
Era così privo di personalità che al mattino stava ore a chiedersi di chi fosse quella faccia che lo spiava dallo specchio.
Non aveva nessuna ambizione e per un po' di anni, spacciò questa per una scelta di vita, poi si rese conto che per lui, quello, era un concetto troppo ambizioso.
Paolo, un tempo, era una di quelle persone a cui non interessa il futuro e per di più se ne fregava anche del gerundio e del participio passato. Non avrebbe mai osato sposare una causa perché non sapeva chi invitare al matrimonio.
Se gli capitava per sbaglio di vedere una tribuna politica in televisione, subito dopo andava a letto con un'aspirina, perché era un tipo facilmente influenzabile.
Era una di quelle persone che non sanno mai che pesci pigliare, per questo causano code lunghissime al banco dei surgelati del supermercato. Lavorava in un grande albergo: faceva il portiere di notte, ma senza troppa convinzione. Dopo anni che era lì, infatti non aveva capito ancora cosa se ne facesse l'albergo di un portiere visto che di notte, nella hall nessuno giocava a pallone.
Però Paolo aveva un cuore grande. Un cuore così grande che in caso di bisogno si sarebbe dovuto trapiantare a più pazienti, magari in multiproprietà. Tutto quello che faceva, gli veniva dettato dal cuore ed era convinto che quella cosa rossa che gli scorreva nelle vene, non fosse il sangue ma l'inchiostro delle correzioni del dettato.
Paolo ascoltava sempre il suo cuore, forse perché non aveva i soldi per comprarsi una radio. Il motivo era sempre lo stesso, ma con una corsettina poteva cambiare ritmo a piacere. Un giorno, gli scoppiò in petto una vera discoteca: fu quando conobbe Francesca. Tutte le donne su Paolo avevano uno strano effetto... troppo effetto, per questo non riusciva mai a beccarne una.
Come portiere non valeva proprio niente! Quella notte Francesca apparve alla reception dell'hotel, alonata di mistica bellezza; a Paolo parve subito una Madonna... che sono le donne più impegnative, perché si fanno pregare un sacco. Entrò nell'albergo seguita da un codazzo di segretarie e consulenti che parevano alti prelati in processione. Invece delle candele accendevano e spegnevano telefonini cellulari.
Francesca camminava in testa al corteo, energica e decisa come una madre superiora, avvolta nel suo tailleur firmato, modello "Crizia si è fermata a Eboli" e chiese una suite al decimo piano.
Era una di quelle donne che hanno sempre le idee chiare, forse perché se le ossigenano. Una di quelle persone che hanno sempre la mente lucida perché oltre alla colf, possono permettersi anche lo psicologo Filippino. Una di quelle donne in carriera che non lasciano nulla al caso e persino per stabilire cosa ordinare per cena, fanno una accurata analisi di mercato. Francesca che era ricchissima, veniva considerata da tutti una donna calcolatrice. Fosse stata povera l'avrebbero considerata una donna pallottoliere. Era abituata a vincere, infatti, invece del solito giro di perle, teneva al collo una medaglia d'oro. Non tentò nemmeno mai una scalata al successo: prese direttamente l'ascensore e nel giro di pochi anni si trovò alla presidenza di una multinazionale che Paolo, credeva fosse una sigaretta fumata in più persone. Già, ma che ne poteva sapere lui? Era talmente lontana dal suo mondo...
Francesca... così bella, così affascinante, così irraggiungibile che Paolo se ne innamorò perdutamente. Cominciò a corteggiarla timidamente e per tutto il periodo che fu ospite dell'albergo la colmò di attenzioni e premure. Sulle prime ne ricavò pochissimo amore, ma un sacco di mance.
Una sera, però, avvenne il miracolo. Lei stava rientrando senza il solito codazzo di segretari e collaboratori, stanca, nervosa, sola ed affamata. Le era saltata una cena di lavoro, lui era come sempre al suo posto e si mangiava un panino. Lei guardò lui, lui guardò lei, poi lei sorrise, lui annuì con il capo. Le offrì metà del suo panino e tutto il suo cuore: dove non era arrivato l'affetto, arrivò l'affettato. La dura donna d'affari si innamorò di Paolo, del suo modo semplice di vivere, della sua bontà, della sua generosità.
Il giorno dopo lo volle addirittura sposare, lo volle avere per sempre al suo fianco, per poter, da brava donna d'affari, dividere con lui gli utili con i dilettevoli. La luna di miele la passarono nella suite del decimo piano.
Una lunga, bellissima settimana d'amore alla fine della quale, entrambi avevano imparato molto l'uno dall'altra tanto che Francesca annunciò a Paolo di aver imparato ad ascoltare anche lei il cuore. Per questo, aveva stipulato una assicurazione sulla vita a favore del marito.
Paolo, dal canto suo, annunciò allora a Francesca di aver imparato ad usare la mente, buttandola dalla finestra.

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