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oggi voglio

Storia di un sentimento di piccolo sabotaggio

di Alessandro Bergonzoni su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Era sera. Era notte. Era giorno ma era buio. Era pomeriggio. Era tutto. 
Quindi era anche tardi, presto, brutto, bello, e chissà cos'altro ancora.
Un semaforo a luce rossa, faceva passare soltanto pedoni in atteggiamento lascivo e passo erotico spinto.
Una venticella mattutina non sapeva dove soffiare.
Carmen puntò il suo naso appuntito sulla schiena di quell'uomo e disse: "In alto le mani, gambe larghe,
faccia al muro, braccia tese, occhi bassi, spalle in fuori petto in dentro, ala in forno..."
"Una cosa alla volta..." gridò l'uomo con mano sicura occhio indiscreto e bocca chiusa su se stessa.
"O la borsa o la Rita!" strillò Carmen. "La Rita?"
"Ho la borsa, ho la vita" "Ah lei ha la borsa e la vita?"
"Adesso poche storie, tanto ci siamo capiti. Fuori orologio, soldi,
portafogli, chiavi, documenti, collane,
occhiali, tostapane,
collane, bracciali, catene, catenine,
cavigliere, busto,
pettorina, orologio e portafogli.
Spero di non aver dimenticato nulla..." "Strana rapina" disse l'uomo.
"Questa non è una rapina, questo è un inventario! Io invento. Non rubo niente, simulo, faccio credere."
"Ah ma allora è uno scherzo..."
"Fermo. Nessuno scherzo."
"Allora mi tolga la pistola dalla schiena."
"Non è una pistola."
"Il fucile..."
"Non è nemmeno un fucile."
"Allora cos'è, un naso?"
"Fermo o starnuto! Cammina piano verso la tua macchina."
"Io oggi sono a piedi."
"E allora cammina piano fino ai tuoi piedi..."
"Adesso sali su quel bar e apri quelle scale... avanti..."
"La vedo tesa, si rilassi."
"E' la prima volta che faccio un'aggressione a qualcun'altro, di solito ho sempre fatto agguati solo a me stessa."
"E riusciva a cogliersi di sorpresa?"
"Sempre. Mi allenavo mentre dormivo.
Mi saltavo addosso nel sonno e mi picchiavo; ho imparato tante cose dal mio corpo a corpo. Per esempio di non menare mai troppo, di non fare molto male all'avversario..."
"Ma scusi a lei chi glielo fa fare?"
"Mio figlio. Mi obbliga. E' un costrittore."
"Un vaso?"
"E lei come lo sa?"
"Beh io ho già letto questo racconto.
Comunque perché non reagisce non si ribella?"
"Non posso ribellarmi sono una che non si ribella."
"Perché non si rifiuta?"
"Non posso sono una che non sa dire no. Ogni sua volontà per me è un'ordine. Tra l'altro io adesso agisco sotto sedativi e sopra eccitanti: un su e un giù psicologico che mi dà un cerchio alla testa che un leone lo infiamma e ci passa dentro..."
"Un circo al posto del cervello...?"
Quando si accorsero tutti e due di avere un pagliaccio al posto del cuore stavano già ridendo e toccandosi i nasi. Era nato qualcosa.
P.S. Si ringraziano: il leone, il figlio costrittore, il vaso e un passante per aver reso possibile questa scena mentale e per aver dimostrato che chi trova un amico trova un castoro e che il migliore amico dell'uomo è la donna, che la violenza e il sopruso sono l'anticamera dell'amicizia, e l'odio il tinello della conoscenza di cui si può fare a meno ma non senza.

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