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Mi chiamo Fortuna

di Annamaria Testa su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

L'Uomo Vestito Di Nero era stanco, e si sedette sulla panchina. 
Che schifo di panchina scomoda, pensò tra sé. E vuoi vedere che arriva subito qualche figlio di puttana a rompere le scatole.
Anche l'Uomo Vestito Di Verde era stanco. Si guardò attorno e vide la panchina. Che meraviglia, trovare una panchina, pensò e anche qualcuno con cui scambiare due parole.
"La disturbo o posso sedermi?" chiese. "Non è mica mia, la panchina" rispose l'altro.
"Volevo solo essere cortese. Sta aspettando anche lei?"
"Perché crede che altrimenti starei qui, con questo freddo bestiale?" "Però è emozionante aspettare l'anno nuovo, no?"
"No" disse L'Uomo Vestito Di Nero. "E' sempre la stessa seccatura, lo stesso freddo e la stessa panchina. E si sta sempre più stretti."
"Dopotutto nessuno la obbliga a stare qui ad aspettare."
"Non dica fesserie. Lei sta cercando di convicermi ad andarmene, così si becca il mio posto e tutto quello che mi spetta. Ma io non mi faccio mica fregare dall'ultimo venuto, sa?"
Nella nebbia si avvicinava una figura infagottata. Andava lenta tastando il terreno, come se ci vedesse molto poco. "Posso sedermi?" disse con un filo di voce. Sembrava fragile, sotto una montagna di cappotti pelosi e, forse, anche sporchini.
"Eh no, adesso basta. Non c'è più posto." disse l'Uomo Vestito di Nero. "Si sieda vicino a me" disse l'Uomo Vestito di Verde"Così parleremo aspettando l'anno nuovo, e magari ci scalderemo.".
Cominciava a nevicare. La figura infagottata si strinse all'uomo. E quello vide che i cristalli di neve non la toccavano, e sentì che mandava un profumo di rose. Allora disse:"Che buon profumo, quello che ha".
"Accidenti, da vicino si sente anche attraverso tutti questi cappotti" disse lei "E io che speravo di essermi nascosta bene, una volta tanto.". Fece un gesto del capo, come per sentire oltre l'oscurità, e aggiunse:"C'è un sacco di gente che mi sta cercando, e io sono proprio stanca di scappare". "Qualcuno vuol farle del male?"
"Non esattamente. Sì, in un certo senso. Sa, è gente pronta a tutto."
Si avvicinò ancora di più e riprese a parlare sottovoce:"Ma tu sei stato gentile con me, e credo di potermi fidare. Lo sai mantenere un segreto?" "Certo, e anche una promessa."
La neve veniva giù fitta e cancellava tutto il resto, e non li toccava. I cappotti abbandonati per terra, sulla panchina una giovane donna vestita di perle e oro. Parlava così piano che faceva ancora meno rumore della neve.
Disse:"Ciao. Mi chiamo Fortuna".

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