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Amici e nemici, buoni e cattivi

di Antonio Faeti su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Il genio di Robert Louis Stevenson ha chiarito la questione una volta per tutte. Una delle sue venti Favole racconta di come, dopo il 32° capitolo dell'Isola del tesoro il capitano Smollett e il pirata Silver siano usciti dal romanzo per concedersi una spassionata disquisizione sui loro ruoli e sul significato della loro irriducibile contrapposizione. 
Quando rientrano nel 33° capitolo sappiamo bene anche noi lettori, come lo sanno benissimo loro, che i cattivi e i buoni, gli amici e i nemici sono legati da un destino che non concede pause o attenuazioni. Godono della nostra complicità di lettori che, come è inevitabile, stiamo al loro gioco per far funzionare la storia.
Se tutti i creatori di grandi figure, se tutti gli artefici di solenni finzioni avessero agito come Stevenson, allora avremmo un grande albo di Floyd Gottfredson in cui Topolino e Gambadilegno si scambierebbero cortesie, raccontandosi dettagli poco noti delle loro vicende e chiarendo che, in definitiva, sono davvero sempre uniti perché uno è il dottor Jekyll e l'altro mister Hyde, ma i ruoli si possono invertire.
Molto abilmente Guido Martina aveva inserito, nel suo Pecos Bill, un personaggio caro a tutti i ragazzi degli anni '50: Du Tisné, briccone impareggiabile, delinquente visivamente definito da sontuosi particolari degni dei lazzaroni di Callot, però, quasi senza parere, disponibile a passare dall'altra parte, quella dei "buoni".
Gli antagonismi nell'Avventura, nel Fumetto, nel Feuilleton sono del resto sempre al limite della ricomposizione. Mentre Rodolphe di Gerolstein ascolta lo Squartatore, all'inizio de I misteri di Parigi di Sue, si sente subito che tra i due sta nascendo un'amicizia. 
Senza il Cobra, Mandrake diventerebbe spesso un bel signore un po' troppo ostinato nel far vivere il culto delle buone maniere, senza Ming, Gordon rischierebbe addirittura di oltrepassare i confini del Rosa.
E Joe l'Indiano è alieno, muto, irriducibile, ma Tom dedica proprio a lui la più solenne epigrafe che mai possa leggersi in un libro di Mark Twain. Gim Toro affascinò i suoi lettori soprattutto per il suo legame, opportunamente torbido, con la Vipera Bionda. Stevenson, del resto, nel suo Il signore di Ballantral definì anche il senso di un possibile paradigma: non fra gli amici e i nemici vanno cercate le irriducibili contrapposizioni, ma solo tra i fratelli.
Qui, come ammonisce splendidamente Monicelli nel suo film Parenti serpenti, si danno tanti Caini, tanti Abeli, ma i ruoli sono invalicabili, non si ammettono mutamenti: sono, infatti, impossibili perché in ogni Caino fraterno c'è sempre un fraterno Abele. Però il vero, l'autentico saggio narratologico sull'esistenza e sul destino degli "amici-nemici", è contenuto in Sleep Dog di Chuck Jones, il cartoon in cui il coyote e il cane da pastore si scambiano geniali efferatezze nel corso di una robusta giornata lavorativa, poi, al tramonto, timbrano il cartellino e si trasformano in due tranquilli colleghi.
Per me, che sono un professore universitario, sarebbe bello che avvenisse così anche nella vita: ma tutti i Consigli di Facoltà sembrano animati da un Chuck Jones che si è dimenticato di collocare lì anche la sua ineffabile conclusione.

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