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oggi voglio

Bric a brac

di Lella Costa su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Si fa presto a dire amica. Gran bella parola, certo, però complicata, ambigua perfino. Soprattutto quando c'entrano gli uomini (sic). 
Quand'ero piccola, ogni tanto sentivo dire, a proposito di qualche signora o signorina, che era "l'amica" di qualcuno. Non ci ho messo molto a capire che in qualche modo doveva entrarci il sesso, però mi domandavo (e mi domando tuttora): che differenza c'è, di preciso, tra "amica" e "amante"? Sono la stessa cosa, o no? E se no, quale conta di più? E perché? E può addirittura succedere che uno abbia un'amante e un'amica? E se diventano amiche tra di loro (capita, capita), a quel punto come la mettiamo con le qualifiche? Cosa succede: si alleano e inscenano una manifestazione sindacale per l'equiparazione delle mansioni e retribuzioni relative? Fanno un ricorso al TAR? Tiran dentro anche le mogli e fanno fuori il fedifrago? Non si sa, non si è mai saputo. 
Non che la scuola, in seguito, mi abbia aiutato un granché a venirne a capo. Le amiche dei poeti, per esempio: che rapporti c'erano, esattamente, tra loro? Prendiamone uno a caso: il Foscolo - sempre lì a comporre odi per le amiche risanate e/o cadute da cavallo. A parte il legittimo sospetto che il buon Ugo portasse un tantino di sfiga, io mi domando: ma con queste qua, tra un'ingessatura e l'altra, ci andava a letto, o no? Almeno gli sarebbe piaciuto, avrebbe voluto? E si parlavano, o era solo lui a menargliela per delle ore con lo sturm und drang e i rovelli stilistici e gli editori ingrati e i creditori insensibili e le egregie cose a cui gli animi forti sono accesi dalle tombe famose (tra l'altro, gran bell'argomento da usare con una convalescente, complimenti).
E via, avanti così, da un secolo all'altro, tra un'Amica di Nonna Speranza dispersa nel bric-à-brac (anche lì, santo cielo, un po' di tatto: "Carlotta, nome non fine" , detto da uno che si chiama Guido Gustavo, come minimo fa ridere; e poi come la mettiamo col povero Goethe, che proprio per una Carlotta - amica, solo amica, per carità - aveva perso il senno, il sonno e la salute?
E una Ermione costretta a camminare per ore in zone alluvionali per placare le smanie erotico-botaniche di un abruzzese piccolo, calvo e incontinente, giù giù (o su su?) fino al buon Neruda, altro bell'esempio di sadico travestito ("Amica, non morire” : ma se stava benone fino a un attimo fa! Non ci pensava nemmeno!
In realtà ha finto un malessere per sottrarsi alle rime chilometriche del Pablo, altroché). Quanto ai contemporanei, anche lì, stessa storia: basti citare per tutti l'ottimo Guccini, che, a ogni buon conto, se scrive una canzone per un'amica, è alla memoria. A questo punto, forse, non è né azzardato né gratuito interpretare questi atteggiamenti come la manifestazione neanche tanto inconscia, di un antico terrore, un'ancestrale ostilità nei confronti di questa parola, di questa figura così ambivalente: per dirla tutta, l'uomo ha paura dell'esemplare femminile denominato "amica" (valga per tutti il Battisti: "ma che disastro io mi maledico / ho scelto te, una donna per amico" Il corsivo è nostro, il concetto no).
E forse, se volessimo concederci un momento di assoluta sincerità, non potremmo neppure dargli torto: perché noi - noi ragazze - e solo noi, sappiamo veramente quanto possa essere complesso, ricco e irresistibile il nostro concetto di amicizia. Quante risate, quante parole, quanti litigi; e la complicità, la furia, l'intensità, l'emozione; e l'intelligenza, la forza, la concretezza, il sogno, la solidarietà, la follia, il divertimento, la tenerezza; e la parzialità dichiarata, l'irrazionalità, l'impegno, il lavoro, la quotidianità, il rancore, l'intolleranza, l'assolutismo, il tradimento, la noia, la paura, la rabbia, la poesia, la libertà, e ancora e ancora... 
Solo che preferiamo mantenere il segreto. Non raccontare, non parlarne troppo. O magari farlo con altre voci, le nostre - Virginia Wolf, Emily Dickinson, Elizabeth Barrett, Sylvia Plath, Dorothy Parker: "Eppure non più di quanto dicono semplici amici ti dirò, o forse / soltanto un po' di più : ti terrò la mano, come ogni altro potrebbe"... 
Onestamente, non credo che si potrebbe dire meglio - con buona pace dei poeti, dei santi e dei navigatori.

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