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Solidarietà: una rivoluzione di pensiero

di Mario Capanna su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Un uomo vive solitario, da sempre, sulla Luna; vede che laggiù, sulla Terra, i suoi simili si combattono da millenni; non conosce, e non potrebbe capire le "ragioni" (economiche, territoriali, religiose ecc.) che stanno all'origine delle guerre; ne conclude che lì - qui - gli uomini sono pazzi. Questa, per lui, è l'unica spiegazione razionale. 
Qusta immagine mi si inchioda nella mente ogni volta che ho a che fare, da vicino, con la guerra e i suoi effetti: in Libano, in Israele, aiutando i miei fratelli palestinesi; in Libia, in Irak; nell'Irlanda del nord; in Nicaragua; nella riserva di Akwesasne (stato di New York), sostenendo i miei fratelli indiani Mohawk.
Che cos'è, in definitiva la guerra? E', al fondo, il sostituirsi dei muscoli al cervello, la mente presa prigioniera dalle armi. E' questo il motivo essenziale per cui la guerra non ha mai risolto i problemi per i quali è stata intrapresa.
Controprova: la storia dell'umanità è un immenso fiume di sangue, pressoché ininterrotto: a sottolineare, appunto, il carattere non risolutivo di ogni conflitto.
"La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi" (von Clausewitz). Penso che la definizione più appropriata sia: la guerra è la cosa più stupida del mondo. In vista del Duemila, questo dovrebbe essere un assioma, una verità talmente evidente che non richiede dimostrazione. Le vicende della Terra, invece, non vanno così.
Dopo il 1989 - crollo del Muro di Berlino, dissoluzione dell'URSS - anziché fiorire rapporti multipolari fra i popoli, siamo entrati in pieno nell'epoca unipolare: il mondo dominato, guidato, diretto, condizionato da una unica superpotenza.
La permanenza di un potere planetario soverchiante, non giustificato dal consenso, comporterà una (re)pressione - economica, politica, culturale, militare - crescente in ogni regione della Terra, come già sta avvenendo. E' immaginabile che le tensioni reattive saranno aspre, come già sta avvenendo.
E' necessario arrestare la tendenza alla guerra, e non ci si riuscirà senza una rivoluzione di pensiero: la solidarietà come nuova concezione del mondo.
Solidarietà tra gli esseri umani e il pianeta, sapendo che, una volta degradato e distrutto, non ne abbiamo un altro di ricambio. Solidarietà fra le donne e gli uomini, ferma restando la contraddizione di sesso.
Solidarietà tra chi ha e chi non ha e che molto spesso non ha a causa di chi ha.
Solidarietà con il diverso - per pelle, cultura, etnia, religione ecc. - sapendo che, proprio in quanto differente, è fonte di conoscenza e arricchimento.
La pace come metodo assoluto di soluzione delle controversie, sapendo che la guerra è sempre "un'avventura senza ritorno", sia per i vinti che i vincitori.
E' nella nostra coscienza che si può decidere molto, praticamente tutto. Entro il suo perimetro, che si può rendere invalicabile anche alle forze più distruttive, ognuno può creare delle zone di "microresistenza" e trasformarle in zone di "microlibertà".
Tante premesse perché, al bivio del Duemila, si affermi un processo di liberazione per tutti.

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