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Ci tenevo a darti un dispiacere

di Maurizio Milani su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Avevamo fatto le cinque classi elementari più due anni di medie insieme. 
Si!
Piero, Riccardo e io.
Eravamo amici veri.
Facevamo tutto insieme, sempre in armonia; dal trafugamento salme di alcuni nostri parenti a scopo di estorsione, alla venerazione del ratto, fino all'ostruzione tramite rottame ferroviario di fiumi, Adda in particolare con conseguenti alluvioni. Se è per quello ci siamo sempre trovati bene e anche le popolazioni colpite dalla calamità ci tenevano.
Nell’ estate '71 ecco nascere in noi una nuova travolgente passione: prendere le malattie apposta senza essere obbligati.
In poco tempo avevamo contratto:il glaucoma, considerato dalla comunità internazionale il principe delle malattie;la prostatite. Sì! Che un vero amatore non può non avere nella sua collezione; la mononucleosi: non è come dirlo; perché anche se fai apposta e la vuoi a tutti i costi, non è facile prenderla. Insomma volevamo avere tutto!
Quale euforia nell'arrivare a scuola e annunciare ai compagni di classe: "Ho la trombo-flebite. Mi vanto e farò sempre peggio." Loro applaudivano. Gli insegnanti sempre attenti al comportamento extrascolastico: "Come mai ragazzi prendete le malattie apposta?"
"Per dare un dispiacere ai nostri genitori che non ci hanno fatto mancare niente".
Per loro non è bello vedere un figlio in quelle condizioni. Un giorno però Piero si era preso (d'ufficio) senza dirci niente, il morbo di Kent.
Il più bello.
Il più stimato.
Quello che volevo io! Sì!
Sono rimasto un po' deluso. Come ha fatto a impestarsi lo sa appena lui, facevamo tutto uguale.
Questo virus gli impediva la deambulazione e lo costringeva immobile in casa. L'invidia mi dilaniava. Noi all'inizio andavamo sempre a trovarlo. "Beato te." "Hai un bel fondo schiena ad avere in mano il Kent. E' il sogno di tutti noi e dell'umanità intera."
"Sì, per quello non mi posso lamentare, sono completo come uomo, come figlio e come futuro padre. La tengo stretta questa malattia e faccio apposta a non guarire.”
Dopo qualche tempo non siamo più andati a trovarlo. Sì! Senza motivo. Abbiamo iniziato con entusiasmo un'altra attività: far prostituire le nostre compagne di scuola. Alcune con il ricatto, altre erano loro a chiederci di farlo. Per quello ci siamo trovati bene anche lì.
Noi pur abitando vicino a Piero, per nove anni non ci siamo più fatti vedere. Un giorno, come buoni sciacalli, siamo saltati dentro casa sua. Sua mamma lo accudiva e il nostro amico d'un tempo non parlava quasi più. Quando ci ha visto ha buttato per terra la foto dei suoi genitori e li ha ripudiati.
Io rivolto alla madre: "Signora, domenica andiamo a fare un'escursione sull'Appennino tosco-emiliano, ci farebbe piacere avere il cadavere con noi".
"Ma sì! Così si svaga un po'".
Lo abbiamo caricato sull'auto. Dopo quattro ore di viaggio, Piero, con un filo di voce: "Ho sete"
"Ti arrangi. Tanto non guarisci né se bevi né se non bevi". "Anzi visto che pretendi oltre all'acqua l'abbattimento delle barriere architettoniche, treni e cabine Sip predisposti, in nome della nostra amicizia ti diamo fuoco, usandoti come mozzicone per debellare la macchia mediterranea."
Lui si è offeso.

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