I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Amicizie da Oscar

di Maurizio Porro su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

L'amicizia al cinema, è una cosa meravigliosa. Ha sceneggiato innumerevoli film, fatto sorridere, fatto piangere, fatto arrabbiare; ha vinto premi e sedimentato rapporti nel buio della sala. 
E' importantissimo il sentimento dell'amicizia sul grande schermo, magari cinemascopico e col dolby stereo, così come è importante andare al cinema con gli amici. La friendship, è cosa da Oscar. Nel vocabolario degli stereotipi del cinema, specie quello che fu, leggasi "amicizia virile", giacché i film li hanno quasi sempre scritti, prodotti e diretti gli uomini e perciò - a parte qualche caso isolato come Cukor, Bergman o Antonioni (regista, quest'ultimo, de Le amiche) interessati all'universo femminile, nel dramma come nella chiacchiera - si sono sempre occupati delle loro amicizie, dette subito e nobilmente virili.
Di queste si nutre lo schermo classico di Hollywood, specie quando è partito per le praterie con i grandi western, che è il primo genere del cinema (quasi centenario, la data esatta è 28 dicembre 1995), che muore e poi risorge ciclicamente. Gli eroi del West, quelli che bivaccano, dormono all'aria aperta e mangiano fagioli, sono sempre grandi amici: basti per tutti ricordare Un dollaro d'onore, ma si potrebbe redigere una lista infinita.
E anche nel western italiano, anzi post-spaghetti, quando i film divennero comicaroli, il rapporto strettissimo tra Terence Hill e Bud Spencer creò, per esempio, la ragione di un vasto successo nazional popolare, in cui il duetto, la coppia, rimandava a fulgidi, antichi esempi dello schermo: Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Lewis e Martin e molti altri lavorarono sempre in coppia.
L'amicizia "tradita" è spesso al centro dei film gialli, neri o polizieschi, dove il gangster va a fondo proprio perché c'è qualcuno che lo denuncia, e il classico sputo in faccia non basterà a salvarlo.
L'amicizia tra uomo e donna, quella che una volta si diceva impossibile, è invece il tema di centinaia di commedie, più o meno sofisticate, dove la guerriglia tra i sessi arriva tranquillamente al lieto fine dopo alcuni cocktail, bagni schiuma, cene eleganti, telefonate con lo schermo diviso in due: ne sanno qualcosa, tanto per ricordare il passato, Rock Hudson e Dorys Day, Dorys Day e Cary Grant, Cary Grant e Ingrid Bergman, Ingrid Bergman e Walter Matthau, Walter Matthau e Jack Lemmon (strana coppia...), eccetera.
Nei generi più moderni di cinema, quello degli effetti speciali, quello che viaggia sulla traiettoria del fantastico su altri mondi e se ne infischia delle leggi del tempo e dello spazio nel tornare al futuro, l'amicizia ha un ruolo molto più relativo, fatta eccezione per il caso classico di E.T., in cui il piccolo extraterrestre, complice la furberia di Spielberg, diventa amico del bambino e strappa lacrimoni prefinali. 
Quando si parla di dramma sociale, ecco che l'amicizia diventa un'arma impropria, anche di denuncia: non fu Pisciotta a tradire Salvatore Giuliano, nella realtà e nel film di Rosi?
La parola amico/a/i ha cementato nel corso del tempo centinaia di titoli, di cui forse il più famoso, anche perché triplice, è Amici miei (I, II, III), una "pensata" di Germi, passata poi a Monicelli, resa leggendaria da attori come Tognazzi e Noiret.
E di Amicizie particolari ne abbiamo avute moltissime, palesi o meno, equiparabili alle relazioni pericolose. Si spara per amicizia, nei film di guerra; si balla per amicizia nei musical; si muore per amicizia nei drammi. E in genere si recita per amicizia, perché ci sono solide complicità nel mondo del cinema tra il regista e il suo attore o la sua attrice, rapporti che si cementano film dopo film fino a diventare, nel migliore dei casi, un'affinità elettiva, come nel caso leggendario di Fellini e Mastroianni, avvinti psicologicamente in un doppio alter ego, come Jeckyll e Hide.

Advertisement