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Un fattaccio d'Angheria

di Natalino Balasso su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Quanto andremo raccontando avvenne molti anni fa, intorno al 2012, nell'isola di Angheria (che si trovava sul Mare Adriatico, tra Ancona e l'Ungheria), il peggiore dei posti in cui vivere, in seguito inabissata grazie a una missione umanitaria dell'ONU. 
Il borgomastro di Scova era un uomo severo e acrimonioso, violento e intrasigente. Il suo razzismo esasperato lo aveva spinto a spararsi sulle scarpe perché erano di pelle nera. Sua moglie, per contro, aveva lo spirito della missionaria, era solita ripetere: "Dovunque c'è qualcuno che soffre, io sarò là!"
Ed era di parola perché dovunque andasse, dopo un po', c'era sempre qualcuno che soffriva. Si erano incontrati vent'anni prima, su fronti contrapposti, ad un sit-in contro l'intolleranza; lui l'aveva smanganellata senza pietà, si piacquero.
In seguito lei decise di dargli tutta se stessa, anche se a lui interessava solo una piccola parte. Insomma era quel che si dice una coppia felice. Il borgomastro aveva abbandonato la carriera politica, come parlamentare si era fatto notare solamente per una proposta di legge in cui si chiedeva di applicare alle confezioni di preservativi la dicitura: Nuoce gravemente alla specie.
Quella domenica, davanti a una mousse da intossicazione alimentare, il borgomastro rigirava un telegramma che annunciava l'arrivo del suo vecchio amico N. Faot, un medico molto noto. I due erano legati da una gioventù passata a gozzovigliare nelle bettole e a farsi gli spinelli con le cartine geografiche.
Faot fu accolto alla stazione di Scova dalla famiglia al completo, compresa la figlia del borgomastro, sedicenne, fotomodella, analfabeta.
Fu consumata una cena da lavanda gastrica davanti al televisore che trasmetteva rantoli di moribondi in diretta. "Anche tu sei un patito della tivù-lazzaretto?" chiese il medico ingollando mezzo chilo di bicarbonato.
"Lo so che adesso vanno di moda le stuproteche e i giochi circensi - rispose il borgomastro ansimando - ma credo che i nostri figli abbiano bisogno di modelli convincenti" , aggiunge guardando teneramente la bella figlia che vomitava in un angolo.
"Est rebus in rebus!" commentò Faot che sbagliava tutte le citazioni perché aveva studiato in maniera frettolosa. Se ne trovavano ancora, di laureati per posta, convinti che il pelìde Achille fosse un ortopedico irascibile, che Cicerone fosse un avvocato per comitive e Scipione l'africano un extracomunitario perfettamente inserito.
Quando fu ora di andare a letto, il medico, con lo sguardo lubrico e la faccia da epatite "non A-non B" , disse "Mi devo sacrificare a dormire in camera con vostra figlia?"
"Abbiamo la stanza per gli ospiti" rispose amabilmente la signora, ma al borgomastro era tornato alla mente quanto gli aveva riferito un amico comune: "Lo sai che ho scoperto che Faot infastidiva mia moglie? Sono andato a dirgliene quattro, ha infastidito anche me!"
Certo, le cose erano diverse ora, in fin dei conti l'antico libertino si era trasformato in un noto medico che aveva svolto importanti ricerche sull'omeopatia, aveva anche progettato un dentifricio a base di tartaro. In effetti il suo passato non era pulitissimo.
Era stato arrestato perché, in concerto con una grossa industria farmaceutica, sperimentava farmaci cancerogeni sui clienti meno abbienti; si difese affermando che l'operazione presentava alti contenuti filantropici, nel senso che era vero che si trattava dei clienti meno abbienti, ma i farmaci erano i più costosi!
Nonostante questi oscuri pensieri, l'ex deputato si addormentò facilmente ma durante la notte fu svegliato da un acre odore di tragedia. Nel letto, accanto a lui, sua moglie non rivestiva la forma consueta, era un omogeneizzato di donna molto al sangue; di lei, il pezzo più grande rimasto era il virus del raffreddore.
Terrorizzato da quella vista, il borgomastro si precipitò nella camera della figlia: vuota!
Volò alla stazione dove prese un rallentato per la periferia di Perth, la zona in cui abitava Faot che lo attendeva sulla porta.
"Bastardo! Che hai fatto a mia moglie?!"
"Il buon Dio l'ha voluto con Sé, e il buon Dio non sbaglia mai!"
L'uomo che un tempo proponeva leggi sulla lapidazione sembrava ora un enzima annichilito dallo stupore, non chiese nemmeno di sua figlia perché capì qual era la nuova attività del suo vecchio amico: procurare ragazze alle stuproteche!
"Ora capisco perché, a scuola, ti chiamavano l'Iscariota!"
"E' un personaggio che ho sempre ammirato, ma io non mi accontenterò di venti talleri!"
"Ma non erano trenta denari?"
"Tu non hai capito niente, io faccio queste cose per i soldi, ma i soldi mi servono per aiutare gente che ha bisogno. A questo proposito, chi credi che ti mandi tutti i mesi quelle medicine per le vene variegate di tuo padre, che cambiano colore a secondo dell'umidità?"
Questa rivelazione colse di sorpresa il borgomastro che non riusciva a profferire verbo.
"Mi dispiace per tua moglie - disse Faot - ma voglio che tu sappia che ha sofferto solo per tre quarti d'ora." "Fa niente, tanto cucinava malissimo."
I due, imbarazzati, erano travolti dal rumore dei camion.
"La gente detesta l'odore animale e respira a pieni polmoni il profumo dei turbodiesel, ma tu non lo sneti il desiderio di tornare alla natura?" "Mi basterebbe tornare a casa !" Sulla strada del ritorno, il borgomastro pensò che era tempo di ridipingere le pareti.
Il sole arrossava le strade d'Angheria.

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