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Oreste e Pilade

di Oreste Del Buono su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Qui nous délivrera des Grecs et des Romains? Chi ci libererà dei Greci e dei Romani? 
L'ha detto, secondo quanto mi dice Il libro delle Citazioni di Elena Spagnol un tizio che si chiamava Jean-Marie Clément, che non so chi sia stato. La Garzantina non mi dice nulla al proposito.
Registra un Clément René regista cinematografico e 14 Papi e 3 Antipapi di nome Clemente, ma tutti con la "e" in fondo.
Insomma Jean-Marie Clément deve la sua notorietà a una battuta.
Comunque, è tutto vero: è una tragedia avere a che fare con i nomi greci. E poi c'è nome greco e nome greco. La nostra è una vera tragedia greca. Io mi chiamo Oreste e già non è granché, ma mio fratello si chiama Pilade, e non so se mi spiego.
A scuola mi domandavano sempre: "Pilade dove sta?" Spiritosi. Per dovere d'informazione gli rispondevo: "Sta a casa". E, siccome facevano la faccia di chi ti giudica cretino semplicemente perché non capisce lui, provavo a spiegarmi: "Ho effettivamente un fratello più piccolo di otto anni che, essendo appunto più piccolo, non viene ancora a scuola". Borbottavano, mi guardavano diffidenti, e poi, oramai lo sapevo, vedevo brilluccicare nel fondo delle loro pupille una luce oscena.
"Hai anche una sorella?" "Certo - dicevo - siamo appunto in tre".
La luce oscena diventava insopportabile, e poi li sentivo cupidi e trionfanti prorompere: "E come si chiama?"
Lasciavo passare un poco di tempo e poi dicevo: "No, non si chiama Ifigenia, bestie." "E come si chiama?" insistevano. 
"Si chiama Rosaluce" dicevo e aggiungevo in fretta la spiegazione, prima che mi rompessero ancora le scatole: "E' stato un errore dell'impiegato dell'anagrafe. Doveva chiamarsi Rosa, Lucia come le due nonne, e l'impiegato ne ha fatto un nome solo".
I nomi delle donne nella mia famiglia erano liberi di essere normali. Quelli degli uomini no, erano tutti mobilitati dalla Storia Antica. Da parte di padre avevo degli Oresti, dei Piladi, dei Paridi. Da parte di madre avevo degli Ulissi, dei Demetri, dei Tesei. Mio fratello è buono, un cuore d'oro, ma io non lo sono e mi arrovellavo. Mio padre e mia madre erano una coppia di umoristi.
La prima dote per un umorista è quella di essere di cattivo gusto. Insistevano a dirmi che non era stata cattiveria battezzarci Oreste e Pilade, ma fedeltà familiare: io ero nato l'anno in cui era morto mio zio Oreste e mio fratello era nato l'anno in cui era morto mio nonno Pilade. Era inutile che cercassi di ficcarlo in quelle teste di verza dei miei compagni. 
"Sii sincero", mi disse alla fine uno, "Oreste e Pilade erano culi?" Lo feci picchiare da mia sorella che si chiamava Rosaluce e aveva quattro anni meno di me, ma si comportava come Ifigenia o Ifianasse protettivamente nei confronti del maldestro fratello Oreste.

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