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Caro M.

di Paolo Mereghetti su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Caro M. 
quando mia mamma, con una regolarità degna di miglior causa, mi sculacciava praticamente ogni giorno, finiva il suo rito spiegandomi che l’aveva fatto “per il mio bene”. Con le cosce rosse e bianche per il segno delle cinque dita, confesso che facevao una certa fatica a capire la ragione delle sue parole. Il mio bene mi sembrava agli antipodi da quella dose giornaliera di sberle. L’ho capito dopo, quel senso. Quando non mi sculacciava più. Quando lei non c’era più.
Adesso è difficile spiegarlo ai tuoi sedici anni ribelli, alla tua voglia di conoscere il mondo, troppe volte frenata dai miei divieti. Dai miei no. (Perché di sberle non è proprio più tempo, anche prima che quel pretore le dichiarasse “incostituzionali” : ma non ti sembra esagerato? Non ti sembra che certe sentenze andrebbero riservate a decisioni un po’ più importanti di un paio di scapaccioni?).
Eppure quel rituale quotidiano mi ha insegnato - magari in una forma un po’ troppo esuberante - che certe cose si possono fare e altre no. Mi ha insegnato che esistono dei limiti, delle frontiere. Che alcune cose sono permesse e altre no. Che non potevo fare tutto quello che volevo.
Non era un consiglio da amico. Era un insegnamento da genitore. Perché mia mamma non ha mai cercato di essermi amica: si è sforzata di farmi da genitore.
Ripeto un po’ le parole, però non ci sono molti altri termini per spiegare questa differenza che qualche volta rischia di dissolversi tra una tentazione pseudo-pedagogica e una stanchezza esistenziale. Ecco: stanchezza è proprio la parola giusta. Non sempre è facile dire di no, resitere alle tue repliche o ai tuoi sguardi offesi, magari alle tue accuse. Ma mi sembra di non poter far altro. 
A sedici anni, come a dodici o a diciotto, spesso si crede che il mondo sia a portata delle nostre mani, che tutto sia permesso, che non esistano ragioni valide per negarci niente: perché no? E a volte è impossibile trovare una risposta razionale. Ma imparerai presto che il mondo non è fatto solo di risposte razionali. E’ fatto di errori, di follie, di tentazioni, di inciampi. Soprattutto è fatto di ostacoli da superare. Ma io come posso insegnarti a saltarli quegli ostacoli? Come posso trasmetterti la forza che ti sarà necessaria per andare oltre? Difficile rispondere, perché a volte quella forza manca anche a me: quello che penso è che il mio compito è proprio quello di farteli vedere quegli ostacoli, di disegnartele quelle frontiere. E proibirti di superarle. Una proibizione che non potrà durare in eterno. 
Ancora qualche anno, finché non sarai davvero autonomo, finché tu non rivendicherai la tua autonomia. E allora deciderai da solo se saltarli aggirarli, infrangerli, dimenticarli, riderci sopra. Potrai fare tutto quello che vuoi, ma sarai tu a farlo e soprattutto saprai che ogni tanto nella tua vita troverai dei limiti contro cui dovrai lottare. Ecco cos’è il “tuo bene” : non crederti come Superman, ma sapere che esistono dei limiti. Per avere la forza di superarli, per non lasciartene condizionare. Io so che ne sarai capace, ma se non ti metti mai alla prova quella convinzione mancherà per prima proprio a te. Così tocca a me farti “provare”, farti misurare le tue forze. Come? Nell’unico modo in cui un genitore può farlo: dicendoti no. Perché no?
Perché no! Senza paura di essere autoritario o anti-democratico. La democrazia la conquisterai da solo, insieme ai tuoi amici, quando avrai imparato a camminare da solo. E avrai lasciato noi genitori a casa: preoccupati per il tuo futuro ma certi che saprai affrontarlo.
Il tuo papà

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