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Ribollita planetaria

di Pietro Banas su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Amici? Nemici? Sul tavolo segnato dalla lama con cui ritaglio sciocchezze dai giornali, stendo una carta geografica dei cinque continenti e comincio a conficcare puntine con la capocchia rossa nelle zone di guerra aperta e puntine con la capocchia arancione dove uccisioni, stupri, mutilazioni e torture non sono ancora da Cnn, ma potrebbero esserlo stanotte o domani. 
Capocchia rossa: Balcani, Caucaso, Tadzikistan ex URSS, Afghanistan, Somalia, Sudan meridionale. Capocchia arancione: Algeria, Irlanda del nord, Moldavia, Cipro, le regioni ex URSS e irachene abitate dai Curdi, Sri-Lanka, Cambogia, Russia, Georgia ex URSS, Timor, Irak, Libano, Israele/palestinesi, Mozambico, Angola, Liberia, Perù.
Poi mi ricordo delle zone di tensione dove il minestrone non bolle ancora eppure febbri di violenza improvvisa si alternano a periodi di catatonia.
Capocchie viola: Sud Africa, Birmania, Corea del Sud, Cuba, Honkong, Tibet, Vietnam/Cina, Zaire. Non ho puntine sufficienti per i posti dove c'è fame. Alla fine il mondo pare un puntaspilli. Strappo la carta geografica dal tavolo di colpo, come fanno i prestigiatori sottraendo la tovaglia su cui sono posati piatti, bicchieri e bottiglie che rimangono miracolosamente intatti.
Sul mio tavolo 31 (trentuno) brandelli di carta spillata.
In meno di tre anni il costo delle operazioni delle Nazioni Unite - presenti in una manciata dei posti indicati - per tentare di mantenere la pace nel mondo si è quasi quintuplicato: tra 4500 e 5000 miliardi di lire all'anno per 50 mila caschi blu impegnati spesso in missioni troppo vaghe o troppo complesse.
Interrogativi: gli interventi dell'ONU vengono determinati dai notiziari televisivi?
L'anno scorso i telegiornali americani hanno mandato in onda 468 servizi sulla Somalia e 6 sul Sudan. A parità di fame, l'ONU è intervenuta in Somalia.
In mano mi rimane un groviera a colori diversi, accostati, divisi da linee di confine.
Molto solide, molto fragili, quasi tutte opinabili.
In Africa, per esempio. Più di 650 milioni di abitanti mobili come le dune del deserto: se ogni gruppo etnico fosse uno stato, di stati ce ne sarebbero da 850 a 1000, non 52 come oggi.
Frammentazione, disintegrazione. Con la fine della guerra fredda amicizie fondate sulla paura e/o sull'interesse si sono sciolte, avversioni sommerse sono venute allo scoperto sotto forma di ostilità violenta. Per quarant'anni USA e URSS, con sistemi diversi, hanno conservato alleanze naturali e coatte nell'emisfero settentrionale e corteggiato i paesi di quello meridionale, mantenendo al potere dittatori di comodo e riempiendoli di armi.
Rinsecchitesi le ideologie, in prima fila ci sono gli interessi economici. Fra USA, Germania e Giappone, è scoppiata una pace gelida: gli agenti della CIA non giocano più con quelli del KGB, spiano le aziende dei concorrenti stranieri.
Nord America, Europa e Giappone si avviano a formare tre distinti blocchi commerciali. I paesi poveri, che erano stati costretti sulla strada dello sviluppo, si scontrano con questa nuova realtà, che condiziona le loro esportazioni e li rende maturi per esperimenti di neo-neo-colonialismo.
Gran parte degli scarsi aiuti e del capitale privato del Nord va ai poveri del Nord: le repubbliche ex sovietiche e i paesi dell'Europa orientale. 
"Meglio morto che rosso" ormai lo dichiarano con convinzione soltanto i russi che si arricchiscono con la vendita illegale di materie prime all'occidente e di armi a chi paga, e stipano di valuta convertibile le banche svizzere e lussemburghesi.
La fine della guerra fredda non si è limitata a far affluire nei negozi russi un'abbondanza di generi alimentari che soltanto i profittatori possono permettersi. Il disorientamento è generale.
In Italia i partiti giustamente pagano per i quarant'anni di impunità loro assicurata dalla protezione americana (Washington adesso può fare a meno di Roma, l'amicizia si è persa nella frantumazione dell'URSS: Ankara è diventata molto più mportante); la Germania è in panne e se la deve vedere con l'assorbimento dei nazicomunisti dell'Est; lo Sme (sistema monetario europeo) è seriamente ferito; il Gatt (accordo generale per il commercio e le tariffe) viene dato in coma; il progetto del naufrago Gianni De Michelis di creare un'asse Italia-Austria-Jugoslavia (ora divisa in otto)-Ungheria-Cecoslovacchia (divisa in due)-Polonia, che facesse da contrappeso al predominio franco-tedesco suscita tetra ilarità.
Non è che negli USA, dove vivo, le cose siano più chiare. Dopo dodici anni di governo della coppia di mascalzoni Reagan/Bush, che ha impoverito l'America materialmente ma soprattutto moralmente, Bill Clinton cerca di costringere gli americani a guardarsi allo specchio, a imparare a vivere senza la bomba e non al di là dei propri mezzi, e a decidere se vogliono studiare e istruirsi o ingrossare l'esercito dei veditori di hamburger. O dei delinquenti. O dei razzisti.
I rumeni dicono che "il vero Aids sono gli ungheresi"; i polacchi che "il papa è ebreo" ; gli slovacchi che il ceco "Havel è un alcolizzato incapace" ; gli ungheresi che "la cultura ungherese è finita nelle mani degli ebrei e degli americani".
Forse gli americani sono più tolleranti di certi europei, ma sono sulla buona strada per far dire agli immigrati che arrivano qui: "Dio mi perdoni per essere venuto in questo paese.".
In codice, nei geni, si cercano e si trovano le risposte a interrogativi tipo: gli europei di oggi sono originari dell'Europa o sono immigrati? Da quali tribù africane discendono i neri americani? L'afro-americano John Smith o Andy Jones possono essere fatti risalire a tribù specifiche? Gli iracheni della città di Bassora sono davvero i discendenti degli antichi Sumeri? Tutti i popoli pellerossa del Nord e Sud America derivano da un solo ceppo di emigranti asiatici oppure vi furono varie migrazioni in tempi diversi?
Gli esseri umani si sono evoluti in Africa e da lì si sono trasferiti su altri continenti, seguendo ominidi più primitivi oppure si sono evoluti su altri continenti da quelle forme più primitive?
Il Dna può raccontare il viaggio etnico nel tempo di ciascuno di noi. Peccato non riesca a spiegarci anche perché ci odiamo e siamo sempre pronti più a spararci addosso che a convivere al meglio.
Walt Kelly, papà di Pogo, l'opossum che viveva nella palude di Okefenokee in Georgia (USA), amava dire:"We have met the enemy and he is us", abbiamo incontrato il nemico ed è noi. Il nemico sta dietro il nostro naso, non al di là.
É per questo che è così difficile individuarlo?

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