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Rapporti difficili

di Valerio Peretti Cucchi su Smemoranda 1994 - Amici e nemici

Chi trova un amico trova un tesoro! Con questa affermazione Bruno aprì il dibattito sulla solitudine da lui voluto e organizzato alla Casa della Cultura. Subito dopo spense il microfono, la luce e andò a casa, tanto in sala non c'era nessuno. Strada facendo entrò nel solito bar, ordinò il solito e il barista, come al solito, gli diede la prima cosa che gli capitò in mano perché non si ricordava di lui. 
Bruno sapeva di essere un tipo anonimo, fin dai tempi della scuola, quando ci metteva ore e ore a scrivere un tema perché, essendo appunto un tipo anonimo, prima doveva ritagliare tutte le letterine che gli servivano dai giornali. Eppure erano tre anni che frequentava quel bar, dove passava le serate a chiacchierare col suo miglior amico. 
Già, il suo miglior amico... fin da bambini erano inseparabili, poi, un anno fa, litigarono e non si videro più. Bruno soffriva molto per quel litigio, tanto che faceva l'elemosina a tutti i barboni che trovava per strada, pur di scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Conosceva tutti i disperati, i reietti, gli emarginati della città e anche questi impararono presto a conoscerlo; per questo, appena lo vedevano, gli davano mille lire purché stesse zitto.
I due amici erano sempre andati d'amore e d'accordo, poi, una sera, cambiò tutto. Erano in discoteca e mentre il suo amico ballava, Bruno cercò di scambiare due chiacchiere con un rappresentante giapponese in Italia per lavoro. Dopo due ore, il poveretto, non riuscendo a liberarsi di Bruno, si tolse la vita in maniera raccapricciante: essendo un giapponese stonato, si suicidò facendo karaoke.
Bruno rimase per un momento senza parole. L'intera discoteca tirò un sospiro di sollievo. Poi cercò di riattaccar bottone con un altro tipo e allora lo buttarono fuori. Lì, in mezzo alla strada, c'era Diana, una ragazza dagli occhi dolci e impauriti e appena lo vide si mise a seguirlo: "Sei solo?" disse lei. "No, sono con un amico..." "E dov'è?" "E' rimasto dentro a ballare..." "Allora sei solo! Anch'io sono sola... mi hanno abbandonata in mezzo alla strada. Tutta colpa di quella stupida idea, sai, non riuscivo a fare amicizia con nessuno e allora mi sono detta: 'Diana, chi è il miglior amico dell'uomo?' Così ho deciso che per conoscere della gente la cosa migliore fosse diventare un cane!”
Faceva freddo, Diana tremava, Bruno l'abbracciò e sentì che aveva il naso asciutto, così decise di portarsela a casa. S'innamorò subito di lei, la coccolò; la spulciò e la vaccinò. Passarono giorni bellissimi insieme.
Lei gli trotterellava felice intorno e lui non smetteva un momento di raccontarle di quel suo amico. Gliene parlò così tanto che lei insistette per conoscerlo e fu proprio una settimana dopo che Bruno, tornando a casa con un collare nuovo per la sua amata, li trovò a letto insieme. Era costernato, ammutolito.
Un po' perché non sopportava che Diana salisse sul letto con le zampe, un po' perché non capiva come colei che amava fosse riuscita a tradirlo con il suo amico immaginario.

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