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Fly and night

di Enzo Gentile su Smemoranda 1993 - La notte

Non aveva mai capito quelli che si portano appresso, ovunque vadano, le fotografie dei figli, dei fidanzati, magari del cane: serve per acquietarsi la coscienza, pensava. Sono rimasti a casa, li abbiamo lasciati alle spalle per un po', cose che capitano. 
Tutti abbiamo persone care da ricordare, la memoria è un dono prezioso, quel gusto retroattivo che va a setacciare tra il passato prossimo e il passato remoto, non si doveva accendere o spegnere a comando: che almeno i pensieri viaggiassero in libertà, senza corsie preferenziali.
Era un tipo tosto, con le antenne sempre deste: credeva ai patchwork di materiali diversi, ai collage casuali, appesi al filo di un'ispirazione scomposta, organizzata tra le ombre, movimentata dal disordine, figlia dell'umore di giornata.
In un mese di giugno, tragitto New York-Milano, se ne stava seduto in decima fila, piazzato vicino al finestrino, zona fumatori, un posto che non avrebbe mai scelto: ci era finito, per il ritardo classico che lo accompagnava, da sempre, nelle cose della vita. Gioco di sguardi, bollicine in quantità, musica che gira intorno: alle hostess non aveva mai fatto caso prima, quelle creature con la testa sulle nuvole le viveva con sereno distacco.
Cortesia e sussiego, nient'altro, il fascino della divisa non lo emozionava più di tanto. Sulle lunghe distanze che non amava particolarmente, per quello da cui si distaccava, per quello a cui andava incontro, aveva sempre con sé un piccolo registratore da tasca, cuffiette ultra-leggere e un bel mazzetto di nastri dove pescare le canzoni preferite.
Compilava così i suoni di una colonna sonora adeguata, incalzante, non neutrale, di quelle che mai la compagnia aerea gli avrebbe offerto nei servizi di bordo. Per ingannare il tempo, come al solito, cominciò a trangugiare spumantini o cocktail, una mistura per acccompagnarsi a un dolce delirio. Fuori la notte sarebbe durata molte ore, per tutta la durata del viaggio. Il film era una sciocchezzuola buona per tutte le stagioni. 
I pensieri correvano e a quella ragazza con i capelli neri, raccolti dietro la nuca, con il fazzoletto che, pudicamente, copriva la targhetta del nome appuntata sulla giacca, andarono le canzoni migliori. Una dedica di cui non avrebbe mai saputo nulla. Sorrisi trasversali, occhi scuri, un'aria comune da birichini lasciati in sospeso. Una smagliatura nelle calze, all'altezza del ginocchio sinistro, tanti gesti meccanici e l'impressione per lui di aver capito, con un bicchiere in più, a ottomila metri, il senso della vita. 
Così vicino alle stelle, nella notte infinita, gli pareva di volare, di condividere il suono degli dei: ascoltava Otis Redding, Marvin Gaye, da Dock of the bay a Sexual healing, respirava una manciata di fiori hendrixiani ed era come se Jimi e la sua Stratocaster bianca gli appartenessero un poco.
Se ne stava in una specie di luna park permanente, le montagne russe, il tunnel delle meraviglie, il labirinto di specchi, lo zucchero filato e tante luci, una collana di desideri. E sotto si inseguivano briciole di fantastico, Buonanotte fiore(llino , con De Gregori che snocciolava parole di velluto a quella madonna dei vassoi: e ancora giocava con Night in white satin dei Moody Blues, coccole e carezze al borotalco, con Twistin' the night away , lo swing di Sam Cooke al servizio di un corteggiamento silenzioso, Into the night , il sogno di mezz'estate amabilmente insinuato da B.B. King per una infatuazione cosmica. E ancora le nenie nottambule, ubriache di Tom Waits, pillole di Joni Mitchell, profezie sparse di Laurie Anderson, fili invisibili per collegare i passeggeri e le loro passioni inconfessate.
Stranger in the night , stranieri nella notte, lui e quella ragazzetta in missione, sirena nell'alto dei cieli. Le passò la sua cuffia, quando fu il turno di Jackson Brown e Tender is the night , tenera è la notte.
Capolinea, si scende: a entrambi rimase il dubbio che quella canzone, galeotta, non dovesse finire mai.
Quattro minuti e cinquanta secondi, che non dimenticarono tanto presto.

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