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oggi voglio

Assonnati e incoscienti

di Fabio Santini su Smemoranda 1993 - La notte

Perversa e misteriosa la notte cambia le prospettive perché il suo buio cupo e affascinante ti proietta a cercare nuove verità, esperienze, delusioni forse, di sicuro lati mai approfonditi di se stessi. Il tam-tam del villaggio globale continua il suo cammino uniforme, il suo paradigma senza soste di informazione e intrattenimento. 
CNN Sky News via satellite, la radio in FM, i Giornali Orario di RTL 102.5 e il mondo è lì in diretta a casa nostra.
Nulla è più attraente della notte, più intrigante e peccaminoso. Di notte, tutto è concesso. Anche di illudersi.
Di giorno è più difficile, quasi impossibile. Ricordo notti americane lungo highways deserte e nelle discoteche di New York, alla ricerca dell'eccentrico, di quella dimensione da sceneggiatura quotidiana che è la vita nella megalopoli d'Oltreoceano. Notti di vizio con donne vissute una notte o poche altre notti.
Quanti amori e quante emozioni negli anni in cui lo spettro dell'Aids non aveva ancora condizionato gli atteggiamenti della gente. E un'avventura poteva finire a letto in quelle notti torbide nelle case quasi europee di Washington Square, poche foto di Lynn Goldsmith alle pareti, stampe di Keith Haring e riproduzioni di lavori di Warhol in quel kitch americano che sembra ricordare al più sbadato che l'America si presenta anche così.
Notti di lunghi viaggi in aereo a prendere appunti in volo verso le Olimpiadi coreane o l'Australia, il continente dimenticato, la terra che sembra un paradiso terrestre, tanto lontana dal mondo che ti angoscia il solo concetto della distanza.
Notti di solitudine: l'uomo e la sua macchina da scrivere, le parole e i suoi pensieri, le impressioni e la voglia di raccontarle alla gente. Che altro? E che altro chiedere alla notte se non la sublimazione delle piccole cose di sempre?
Notti del passato. Quando bastava una 500 e un amore balneare per guidare nella notte "a fari spenti per vedere quanto è difficile morire". La strada delle Dolomiti, illuminata da una luna vivida, luminosa come una lampada al neon che ti guidava fra boschi di pini secolari giù fino all'autostrada del Brennero. Poi il viaggio assonnati e incoscienti, l'Autosole e l'Adriatica per arrivare a Rimini e imbattersi, alle prime luci dell'alba, in una folla di giovani che abbandonano le spiagge stremati da una notte d'amore e di amplessi gioiosi. E io lì. Ad aspettare che lei si svegliasse e portarle brioche e cappuccino per vedere il suo sorriso stampato su un volto ancora addormentato.
Notti di follie che fanno tutti. A Portofino a vivere un sogno da ragazzo che affonda emozioni e pensieri in amori acerbi e troppo romantici per essere veri. Notti insieme con gli amici a cantare Beatles e Lucio Battisti e accorgersi che l'inno politico che unisce tutti è una canzone che canta "ti voglio stringere la mano" o "e penso a te".
Notti in radio a prendere le telefonate delle creature della notte, folli come lo spirito che le anima, vive e libere. Notti a fantasticare con la moglie di come sarà quando avremo un figlio.
Notti di calcio. Di quelle lontanissime Coppe dei Campioni quando a richiamarci allo stadio erano le prodezze di Mazzola e le invenzioni di Rivera e quando lo spettacolo non era formatizzazione di un calcio sacrificato alle esigenze di televisione, ma la fantasia o l'estro di gente come Mario Corso o Kurt Hamrin, la forza coriacea di Burgnich o Rosato, la loro scaltrezza nel compiere i falli più truci e a non farsi pizzicare dagli arbitri.
Le notti di oggi, trascorse a guardare a domani, a pianificare operazioni marketing e di comunicazione integrata, a cercare di farsi autocritica, perché le cose del giorno non ti consentono, nella loro velocità e nel loro incedere incessante e opprimente, di guardarti dentro. La notte fugace come un attimo.
La notte a lavorare e, all'alba, cercare un improbabile sonno. E, alle prime luci del giorno, salutare i colleghi con un quasi provocatorio "buonanotte".
La notte a correre con il pensiero che esiste un futuro più incoraggiante, un domani in cui quello che non hai fatto oggi, in fondo la notte, ti rende possibile farlo domani. E come altrimenti vivere la notte?
Cercando una ragione di se stessi e della via che porta alla felicità? In fondo, la notte, è possibile pensarlo.
Notte di sogni e sentire al mattino che hai vissuto la metafora del giorno.
Che incomincia con la prova più dura: il risveglio. Mentre la notte è già lontana da non ricordartela più e aspetti quella che segue come l'attimo del ritorno a te stesso.

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