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Cinema è notte

di Gabriele Porro su Smemoranda 1993 - La notte

Cinema è notte. In quella stanza buia collettiva, dove insieme ci immergiamo in sogni che nessuno, individualmente, riuscirebbe a concepire e disegnare così perfetti e colorati, falsi eppure commoventi, sofferti, goduti. Sogni di paura e amore, dolore e avventura, sogni minacciosi o promettenti. 
E' talmente vera questa identificazione tra cinema e notte, che alcuni dei registi più sottili e innamorati della macchina da presa l'hanno perfettamente descritta, naturalmente in un film.
François Truffaut, per esempio, che in Effetto notte (nome simbolo per eccellenza, riferito a quel particolare artificio ottico che consente di girare di giorno sequenze che appaiono notturne) sogna di scassinare con il favore del buio la vetrina di un cinema per impadronirsi delle locandine: una tripla metafora dell'immaginario, una notte in un sogno in un film, che oltretutto racconta croci e delizie della vita sul set.
Cambia il contesto, ma non l'accostamento, in Fuori orario , dove Scorsese immagina, in una notte newyorkese tropicale, il percorso emozionante di un "travet" catapultato nel mondo degli artisti e dei "dropout"; trasparente anche qui il riferimento alle potenzialità del racconto cinematografico, anche perché gli eccentrici incontri dei protagonisti delineano un percorso narrativo che val dal melò al thriller, dalla commedia sentimentale a quella pazza. E lui, come uno spettatore cinematografico, sembra subire tutto con partecipazione e passione, ma senza poter intervenire in alcun modo attivamente.
Terzo raffronto, Tutto in una notte di John Landis, un thriller contenitore di tutti i thriller dove l'accostamento notte-cinema diventa ancora più esplicito grazie alla presenza di una mezza dozzina di autentici, gloriosi registi di Hollywood nel racconto, tutto rigorosamente dal tramonto all'alba, tutto ironicamente giocato sugli schemi del genere nero, che è noir per l'aspetto estetico e dark per la psicologia dei personaggi.
O ancora La notte per eccellenza, dell'incomunicabilità milanese raccontata da Antonioni, di un cinema raggelato e intellettuale, notturnamente astratto e iper-reale, che non comunica più ma vuole far riflettere. E la notte come luogo della parodia, naturalmente del cinema: Una notte a Casablanca dei fratelli Marx, pochi anni dopo il kolossal con la Bergman e Bogart.
Cinema di notte. Nel senso dell'inesauribile catalogo delle storie raccontate con il favore del buio, popolate da eroi non a caso ribattezzati "tenebrosi" (e non solo in senso psicologico), ma cinema di notte anche in senso "faviano" (da Claudio G.), a testimonianza dell'immane, voracissimo consumo notturno, televisivo ma non solo, sempre più dilagante: video-cassette midnight-movies, home-theatre (il cinema su grande schermo in casa, negli USA sono già più di 5000).
Chilometri di pellicola scorrono dopo mezzanotte, quando anche davanti al video casalingo si ricrea un clima quasi cinematografico. Fatto, finalmente, di buio, silenzio, concentrazione, pathos.
Un clima notturno.

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