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L'incubo notturno di Stephen King

di Ivano G. Casamonti su Smemoranda 1993 - La notte

Tonight's the night... 
Neil Young ( luglio 1975, dall'album omonimo Reprise Records e poi in numerose versioni live. Dedicato alla tragica fine del roadie Bruce Berry, "che era morto là, sulla strada" ).
Stanotte (spero che sia notte, fuori piova o l'afa inzuppi il letto dove siete sdraiati) è la notte che, sfogliando la Smemoranda , o scrivendoci, vi siete imbattuti in questo pezzo. Devo parlarvi di Stephen King e la notte.
Siete terrorizzati? 
Le femmine si riallacciano il reggiseno e i maschi si grattano pensierosi le palle che pendono dai boxer?
Naturalmente no. Anche perché tra lo scrittore di Bangor nel Maine e la notte non v'è nessun rapporto orrendo. Anzi, direi che non v'è alcun rapporto significativo in particolare.
Premesso che Steven (per gli amici) non è "il maestro dell'orrore" e cazzate simili ma solo uno dei più grandi scrittori americani viventi, e ha scelto il medium di un blando e morale horror solo perché la realtà americana - e ormai, quindi, mondiale - è orrida e amorale, direi che King è un narratore da bar superbo, con uno stile insuperabilmente universale (meglio che "popolare", termine equivoco) e che non ha avuto un'idea nuova in vita sua, ma ha saputo ristrutturare la narrativa fantastica, con inserimenti filologici e storici di sublime modernità, parlando delle solite cose - poteri psi, astronavi sepolte, virus sfuggiti ai laboratori segreti, venditori di illusioni, divoratori della realtà (i Langolieri) e infine il Gunslinger multidimensionale - con uno stile e una capacità associativa che stravolgono.
La notte non c'entra nulla con l'orrore kinghiano: i suoi stilemi sono altri, e li conoscete, spero: l'armadio con l'Uomo Nero che terrorizza i bambini, l'incanto e la paura dell'adolescenza, il Male che si nasconde dietro Pagliacci o venditori di Cose Preziose, il moralismo "liberal" (King è di "sinistra", chiariamolo subito: si veda il finale de L'incendiaria : dove babbo e figlia, perseguitati dall'FBI, vanno a depositare le prove? Nella redazione di un noto giornale, radical-borghese-illuminato da sempre, che vi scoprirete da voi).
Be', in nessun romanzo di King la notte assume un ruolo decisivo; Carrie, libro sulla crudeltà classista della vita liceale americana e sul potere stregonesco della femminilità, riassunta dal sangue delle prime mestruazioni, ha la scena decisiva al mattino, in uno spogliatoio di palestra assolato. 
Certo, il viaggio verso il cimitero voo-doo con l'empio proposito della resurrezione avviene in Pet Sematary di notte, ma King è grande perché non stravolge i generi, li "deturna", per usare un termine situazionista: cimitero = notte, scusate, un po' di rispetto per Romero.
Quindi sto scrivendo inutilmente? 
Calma, babies, la notte non è decisiva nella letteratura del figlio della signora Nellie Ruth King, nato il 21 settembre 1947 e subito abbandonato dal padre Donald, ma un certo peso nella sua vita. "Ho una nevrosi che paga" è il suo motto, e talvolta, per raccontare la sua nevrosi, King ha citato di sfuggita, in alcune dichiarazioni, il suo incubo notturno più ricorrente. Non ci diedi molto peso sinché, durante un'intervista, apparsa molto ridotta sul mensile King ove abitualmente scrivo, il mio amico Clive Barker non me ne lasciò intuire l'importanza drammatica nella vita quotidiana di Steven (ovviamente si frequentano).
In alcune di queste telefonate Milano-Liverpool (le due città più tristi del mondo) Clive da buon inglese, s'è lasciato appena sfuggire qualche accenno ulteriore, casomai nel bel mezzo di una speculazione sul passaggio segreto sotto il Vaticano che porta al mondo dei suoi Supplizianti, ma sempre con discrezione. La vita quotidiana di King va così: fa colazione per mantenere in vita i 193 centimetri e 105 kilogrammi che lo compongono, bacia Tabitha e i bambini e si siede al word processor (un Wang, assicura il Massaron nel saggio Stephen King, da Carrie a La metà oscura , un IBM dice Barker, che si scazzino tra di loro).
Steven si infila gli occhiali spessi da miope a rischio e scrive sino a che la moglie lo avvisa che è ora di pranzo. Mentre scrive ascolta la radio, cioè la "sua radio", la WZON, che si è comprato perché a Bangor non c'era una decente stazione heavy-metal, anche se lui ama pure Steve Earle, il nuovo giro di Austin, i Creedence, il blues del Delta e ha un rapporto ambiguo con i Rolling Stones, che approfondirò nella (per me imminente, per voi forse già vecchia - stupenda discrasia temporale dei diari! -) intervista esclusiva per King (e chi sennò?) nella quale mi esibirò a breve.
Tornando a King , dopo essersi sparato in vena 5 ore di Aerosmith, totalmente ignaro dell'esistenza di comodi ed economici multilettori di c.d. programmabili fino a 32 o 64 step (ma la radio personale fa più fine, ammettiamolo) il pomeriggio o ritorna a scrivere o si rilassa, a turno suonando la chitarra pietosamente, scorrazzando come un Hell Angel in moto, facendo la spesa, bevendo birra o tifando, davanti al televisore, per i Boston Red Sox.
Nulla sappiamo della sua vita sessuale, che si suppone piuttosto anonima, anche perché, diciamolo, Tabitha è donna intelligente e ottima scrittrice, ma è, fisicamente, una tranquilla signora molto materna e nulla più.
Poi King dorme. E fa questo sogno: Stephen King, il grande scrittore, si alza presto: è ansioso di portare al suo editore la stesura completa del romanzo, terminato la notte prima, che considera essere il suo capolavoro assoluto, l'opera per la quale ha speso la sua esistenza. Esce di casa in un freddo mattino primaverile nel Maine, con un pacco di quasi mille fogli dattiloscritti sotto il braccio. Attraversa la strada statale che corre davanti al suo cancello ornato di pipistrelli in ferro battuto: al centro della strada si accorge che E' TROPPO TARDI. 
Un enorme camion articolato della (Sonoco, Orinoco, quante volte li troviamo nei suoi racconti e romanzi? sempre) lo travolge, lo strazia, lo squarta, lo uccide, mentre i mille fogli volano nella brezza gelida e finiscono, distrutti, nei rigagnoli, nei campi, tra i rifiuti, le lattine di birra, i giornali vecchi...
Sogno regolamentarmente assurdo: Mister King, oltre al computer, può permettersi sicuramente un modem, toh, un fax, per quel che ne sappiamo anche cento "ponies" scortati dall'esercito. E il suo editore sta a New York, difficile portargli i dattiloscritti a piedi.
L'interpretazione analitica (per quel che vale) è poi lampante se si conosce l'intercalare tipico di mamma King, quando teneva, durante la dura infanzia del Nostro, le sue lezioni di morale a lui e al fratello David: "Spera per il meglio e aspettati il peggio". Ma l'orrore è tutto qui: non solo la paura di morire, ma di morire stupidamente, dopo aver creato qualcosa con coraggio e sudore, dopo aver tentato di fecondare il pianeta con un seme che viene disperso nel vento.
Cioè, tanto per ribadire: L'orrore reale della condizione umana è la totale, assoluta mancanza di senso dei destini individuali e collettivi, la mostruosità insostenibile di essere contemporaneamente capaci di pensare l'infinito e di essere finiti, per di più in base a un destino casuale e spesso sarcastico.
Alla fine del millennio, la storia si confonde e noi siamo persi, in una notte della quale non si sa mai a che punto è. E voi non penserete certo di girarvi dall'altra parte borbottando: "Chi se ne frega, io non sono un artsita..."
Certo, ma siete UMANI, e quindi create: rapporti con gli altri, figli, amicizie, gusti, discussioni da bar o da salotto, affetti.
Non vi è mai morto un amico di cancro? Non avete visto qualcuno uccidersi per un casuale incontro con un altro disgraziato come lui, ai giardinetti, a scambiarsi pezzi di merda a beneficio della Mafia? (e di chi la permette.)
Non incontrate mai, passeggiando, un pensionato sul cui viso la cifra della pensione minima e la ferrea e oscura determinazione di lasciarsi andare, di coricarsi a vomitare in un letto d'ospedale, con i tubicini nel naso pieni di sangue sporco, si mescolano in modo folgorante? E che ne dite delle testate nucleari che le tante piccole - finalmente sante -russie stanno vendendo a prezzi di realizzo a tanti piccoli pascià tanto crudeli con il loro popolo quanto pericolosamente folli?
Questo è l'orrore, questa è la notte di Stephen King e del mondo. E ora, appunto, buonanotte. E domattina, truccate di tutto punto o ben sbarbati, con lo zainetto firmato o la gonna corta blu, mentre andate a lavorare o a scuola, guardate due volte, prima di attraversare la strada.
Ancora, buonaNOTTE.

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