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Figlie della Luna

di Lella Costa su Smemoranda 1993 - La notte

Quando, qualche anno fa, noi ragazze abbiamo lanciato lo slogan "riprendiamoci la notte", in realtà stavamo barando.  
Perché la notte è sempre stata nostra; certo, si trattava - e si tratta tuttora, ahimè - di liberarla dalla presenza molesta di alcune figure maschili, patetiche e aggressive, che vanamente tentano, con stolida violenza, di recuperare un territorio per loro totalmente estraneo, oltreché inquietante. Ma, con la generosità e la sagacia che ci contraddistinguono, noi donne abbiamo il dovere di porci un interrogativo fondamentale: perché?
Perché gli uomini hanno così paura della notte? Da dove viene questo disagio, questa incapacità di comportarsi in modo sereno e disinvolto appena calano le ombre della sera?
E' una questione che si perde nella notte dei tempi, che risale addirittura ad Adamo (Salvatore Adamo, italo-belga, cantante ex-minatore o viceversa: è irrilevante). Da lui è giunto il primo grido di dolore, la penosa denuncia di una sofferenza psichica angosciosa e inspiegabile: "la notte mi fa impazzir". 
Certo, una svolta radicale, rispetto alle malinconie suicide metaforizzate del caro vecchio Modugno in Vecchio frack: dove una dignità, oserei dire, post-asburgica evitava di fornire un quadro clinico troppo penoso del dandy in cilindro, al quale lo scoccare della mezzanotte provocava traumi irresolubili.
E, galoppando avanti e indietro nella storia recente, che dire dei poveri Pooh, così sconvolti da una notte insonne da ritrovarsi in uno stato confusionale gravissimo ("cena all'alba soli tu e io" : ma lei non gliel'ha spiegato, che si chiama colazione?) Per non parlare delle coazioni a ripetere auto lesioniste e cirrotiche dell'inevitabile Battisti ("ogni notte ritornar / per cercarla in qualche bar "); degli scompensi metabolici di Gianni Morandi ("notte di ferragosto, calda la spiaggia e caldo il mar/ freddo questo mio cuor senza te"); in una parola dell'incapacità maschile a godersi la notte, a meno che non ci sia una donna forte e consapevole al loro fianco (valga per tutte l'Equipe 84: "tutta mia la città, questa notte un uomo piangerà". Talmente fragile è la psiche maschile appena cala il buio, da ospitare spesso elaborazioni psicotiche e paranoidi, come bene illustra il Celentano di Una carezza in un pugno : "ma non vorrei che tu, a mezzanotte e tre, stai già pensando a un altro uomo".
Una speranza, forse l'unica, è venuta dall'impeccabile Renzo Arbore, che ha tentato di esorcizzare paure e angosce nell'ironia scanzonata e paradossale della celeberrima Ma la notte no: ma non dobbiamo dimenticare che il dittico risolutivo veniva gorgheggiato dalla travolgente Silvia Annichiarico ("giorno, mi distruggi così/ giorno, mi fai dir sempre sì" . Non è azzardato presumere che nessun componente maschile della pur eccellente banda se la sia sentita di dar voce a un'affermazione tanto radicale).
E veniamo, dunque, al rapporto tra le donne e la notte: un rapporto positivo, risolto, complice, di padronanza assoluta, non scevro di consapevole ironia nei confronti del sesso opposto. Come non citare la spendida Mina di Un anno d'amore, che ben sa come vanno le cose? ("e di notte, e di notte, per non sentirti solo, ricorderai ).
O la saggia Rosanna Fratello, che non teme certo l'ora, ma semmai il luogo ("non portarmi nel bosco di sera, ho paura nel bosco di sera": anche non abitando a Scandicci, come darle torto? Come non pensare di proporle, in alternativa, un solido motel?). E ancora, il brio frizzante e provocatorio delle Kessler ("la notte è piccola per noi, troppo piccolina ..."); o la consapevolezza calma e forte della sublime Fiorella Mannoia, che ci offre un indimenticabile quanto veritiero ritratto collettivo: "siamo così, con le nostre notti bianche, ma non saremo stanche, neanche quando vi diremo ancora un altro sì..."
E' proprio vero: siamo così. Dark ladies, signore della notte, figlie della luna, complici delle civette e dei gatti, ci muoviamo fuori orario completamente a nostro agio, languide e silenziose, lucide e scatenate, come l'inafferrabile Salomè di Oscar Wilde. E, come lei, in una notte di plenilunio siamo pronte a chiedere, se non la testa del profeta, almeno quella di Gigi Marzullo: perché la notte di offese sa sopportarne tante, ma quando è troppo è troppo.

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