I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Belle de nuit

di Licia Granello su Smemoranda 1993 - La notte

Il calcio è una bestia strana, capace di capovolgere storie e destini , di farsi leggere in cento modi diversi, di coinvolgere tutti e non accontentare nessuno, perfino di far capottare un proverbio inossidabile e pieno di verità vere, come Di notte tutti i gatti sono grigi. 
Lo so, la questione é molto legata a certe scelte, come dire, amorose, che mai avverrebbero alla luce del sole. Il buio tutto attenua e ammorbidisce, compresi certe facce e certi corpi che alla luce del sole non ispirerebbero esattamente le stesse voglie. Il calcio di notte tollera malamente i toni grigi: sotto la luce esaltante e impietosa dei riflettori, tutto diventa netto, chiaro, terribilmente definito (e definitivo). 
Qualche esempio?
Quando Adriano Galliani varcò senza rimedio la botola che divideva gli spogliatoi dal terreno dello stadio di Marsiglia, sarebbe bastata qualche lampadina fulminata in più per impedire a spettatori e telecamere di assistere a uno spettacolino non proprio edificante. E invece i riflettori, pure in deficit evidente, e la complicità di una serata limpida fecero apparire l'amministratore delegato del Milan in tutta la sua feroce determinazione.
Sacchi, lui sì, cercava disperatamente di mimetizzarsi, gatto grigissimo nell'erba del Velodrome : non bastò. Risultato?
Un anno di squalifica e un vagone di accidenti alle notti troppo chiare del cielo della Costa Azzurra.
Altra luce assassina, quella beffarda dello stadio Olimpico di Atene. Otto minuti otto di poca luce in campo: Platini spento, attacco in ombra, difesa opaca. Felix Magath calcia senza farsi troppo vedere, e quando la palla finisce alle spalle di Zoff è l'Amburgo del cattivissimo Happel a illuminare la notte finale di Coppa Campioni.
In quello stesso momento, dall'altra parte dei sogni juventini, in piazza San Carlo, a Torino, davanti al megaschermo che irradiava le immagini della vittoria tedesca, il buio era infranto dai tizzoni delle bandiere bruciate per dispetto e coscienza di un tradimento senza ritorno. Certo, i bei ricordi di notte stanno altrove: nei cassetti della memoria recente, hanno le voci degli ottantamila di San Siro o dei centomila di Barcellona, dentro i cuori dei milanisti esultanti per i cinque gol segnati al Real Madrid o per la vittoria di Coppa Campioni nel magnifico catino del Camp Nou.
Hanno gli umori forti della Juventus a difesa della Coppa Uefa nella bolgia di Bilbao, calci e brividi illuminati a giorno contro i baschi, allora fortissimi. Hanno il colore delle torce che a migliaia accompagnarono la processione dei tifosi torinisti in arrampicata libera e felice verso Superga, la notte dopo il primo scudetto del Nuovo Torino, figlio tardivo e attesissimo di quello Grande, immolato dietro il muretto della basilica.
Lontano dai dispetti e dalle rivalità, anche bieche, delle notti per squadre di club, eterna e magica è la notte del Santiago Bernabeu, dieci anni e due mondiali fa: la faccia disperata e incredula di Cabrini dopo il rigore sbagliato, quella straordinariamente vitale e allegra di Sandro Pertini, la voce straziata e arrochita di Nando Martellini. 
Notte magica, come nessuna Italia '90 e oltre potrà colorare di seppia: luci come mille abbracci dopo l'1-0 di Paolo Rossi, violente come l'urlo di Tardelli, gloriose come il terzo gol di Altobelli, impietose sulla faccia di Breitner dopo la più inutile delle segnature.
Luci infinite ad accompagnare la premiazione di Re Juan Carlos, mentre in Italia impazzava un mix di clackson e di motorette, di tuffi nelle fontane e di cori sgangherati: roba che oggi, delusi e un po' invidiosi di quella memoria tradita, ancora sospiriamo: "Che notte, quella notte! ".

Advertisement