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Dopo Carosello

di Paolo Mereghetti su Smemoranda 1993 - La notte

Caro M. 
tra le molte cose che segnano la differenza tra la mia e la tua generazione, tra quella dei padri (più o meno quarantenni) e quella dei figli, c'era anche l'andar a letto dopo Carosello.
Qualcuno di voi non sa nemmeno cosa sia Carosello, qualcun altro forse l'ha visto a Blob. Per la mia generazione non era solo il primo, e più importante, contenitore di pubblicità della televisione. Era anche uno spartiacque: quello tra il giorno e la notte.
Dopo Carosello il mondo cambiava, diventava "invivibile", nel senso che non potevamo più viverlo nel modo in cui eravamo abituati (giocando, studiando, litigando, bigiando, leggendo), c'era qualcosa che si modificava in modo radicale. Carosello annunciava l'arrivo della notte e, come era successo per secoli nel medioevo, non era più molto consigliabile stare alzati.
Ho pensato spesso che il mio modo di affrontare la notte, meglio: il buio, nascesse proprio da qui, da questo divieto che trasformava il tempo che scorreva dopo le 8.30 di sera in qualcosa di cui avere un po' paura, di cui non fidarsi molto. La nostra vita, la nostra educazione si svolgeva tutta alla luce del sole, come se neanche avessero inventato le lampadine. Il buio mi ha sempre fatto un po' paura e non me ne vergognavo nemmeno tanto. Non sono mai stato un grande ammiratore di fantasmi e vampiri.
Christopher Lee o Peter Cushing mi terrorizzavano veramente e al cinema preferivo di gran lunga i western agli horror. Forse non era tutta colpa di Carosello e di quel divieto che non mi aveva mai aperto le porte della notte. 
Stupido? Forse. Sicuramente molto infantile, come lo era il mondo in cui siamo cresciuti, con tante belle divisioni tra buoni e cattivi, tra cowboy e indiani, tra il giorno e la notte. 
E' stato un modo di pensare che mi sono trascinato per molto tempo, quando credevo che avesse ragione quel filosofo danese sicuro del suo modo di pensare: aut aut, o da una parte o dall'altra, o con il sole o con le tenebre. Non ci avevano anche insegnato che il diavolo era il signore delle tenebre...
Ho dovuto misurarmi con tanti grigi, con tante cose e tantissime persone che non riuscivo a catalogare tra un aut e l'altro, per scoprire che forse non era giusto andare sempre a letto dopo Carosello. Che la parte nera della giornata poteva essere affascinante, anche bella, sicuramente molto rivelatrice di una parte dell'essere umano, del mio essere umano.
Me l'hai fatto capire anche tu, con il tuo rifiuto di accettare certi miei modi di fare, certi miei modi di pensare, che mi sembravano semplici, chiari, limpidi. E che semplificavano troppo le cose, proprio come quando le guardi sotto un sole troppo forte, e la luce un po' accecante fa sparire i contorni, le sfumature...
Ad apprezzare la notte ho imparato anche da te. Prima era soprattutto un'estensione del giorno, un prolungamento temporale durante il quale fare cose che non si erano potute fare prima (magari studiare...)
A capire cos'è il buio, quello che ognuno si tiene dentro e che io ho sempre cercato di nascondere magari puntandogli addosso dei fari troppo potenti, mi hai aiutato con le tue esitazioni, con le tue titubanze, con le tue contraddizioni. Insegnandomi a non aver vergogna delle incertezze e delle esitazioni, dei momenti di sbandamento, dei momenti in cui la luce non c'è più e abbiamo tutto il diritto di non trovare la strada.
Certo, sono sempre convinto che solo di notte non si possa vivere, che un po' di sicurezze servano, che di qualche lampada nel buio non si possa fare a meno. Sarebbe soltanto un inutile ribaltamento trasferire tutti i valori positivi del giorno alla notte e sentirsi "vivi" solo quando cala il sole (parlo anche in senso figurato, non solo in senso cronologico: i vampiri, veri e fantastici che siano, lasciamoli al cinema), certe pose da scettico blu, da disperato principe delle tenebre fanno sorridere.
Ma quello che c'è dietro, quello che si nasconde in quegli atteggiamenti, è importante.
Senza ombre vivono solo i vampiri, noi non possiamo. Con il buio, con il "proprio" buio bisogna imparare a fare i conti.
Anche dopo Carosello.
il tuo papà

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