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Le milla luci di NY

di Pietro Banas su Smemoranda 1993 - La notte

Sono larghe tutt'e tre poco meno di 11 metri, è diversa l'altezza: 20 metri e una spanna quella della Coca-Cola, 20 metri quella della Suntory e 14 quella della Samsung. 
Sono le tre nuove insegne luminose che sono andate ad aggiungersi alla babele di affissi pubblicitari che tappezzano Times Square, lo slargo/crocevia più famoso di Manhattan e più carico di energia elettrica del mondo. Oltre tre chilometri di neon rosso e bianco a incorniciare la ragione sociale, ripetuta tre volte, della conglomerata sudcoreana Samsung; 17 mila lampadine che pulsano, color giallo-arancio, intorno a una bottiglia del miglior whisky giapponese Suntory; più di 100 chilometri di fibre ottiche, un chilometro e mezzo di neon e 13 mila lampadine per congegnare un tappo che salta, una cannuccia che si infila nel collo di una bottiglia di Coca-Cola, il liquido che cala: un'operazione che si ripete in un infinito omaggio a uno dei fortini ancora integri della civiltà americana.
Times Square è un'isola di luce in una città dove l'ombra reclama e ottiene il ruolo che le spetta nei tempi difficili, quando i Masters of the Universe sono disoccupati o indebitati o incriminati; quando i tassisti fanno a botte in mezzo alla strada per accaparrarsi una corsa; quando si diffondono i bordelli all'ingrosso: 20 dollari per 15 minuti, un dollaro per il preservativo, una birra gelata per i clienti che devono aspettare; quando un negozio su cinque fallisce e gli indiani Mohawk che vengono a New York dai confini con il Canada per costruire grattacieli non hanno lavoro.
Le grandi luci sono diventate piccole luci, e non è detto che al cambio ci si perda. Basta amare la Calcutta sull'Hudson, come qualcuno ha chiamato New York, e fare la tara alla esplorazioni troppo sottili di una città che non ha bisogno di essere immaginata ma fatta propria. Andiamo a vedere gente che ride, che ama, che scherza.
Via da Times Square, verso le otto.
Prima di prendere la metropolitana verso sud, un salto da Hotalings per comprare il giornale: al 142 di 42nd Street West, accanto a uno dei tanti locali per guardoni, da 86 anni questa edicola tramandata di padre in figlio è la più ricca di pubblicazioni straniere ed extra-newyorkesi.
Giù, nella stazione. Piccolo classico da congiuntura grigia
. "Vuoi una videocamera? Nuova di zecca, 100 dollari, io me ne devo liberare subito, è roba che scotta" , sussurra il giovane nero mostrando la scatola Sony Handicam ancora plastificata, un'etichetta che dice 999 dollari. 
"No, grazie." Nessuna insistenza da parte di chi offre: la scatola contiene carta igienica pressata, le confezioni vengono preparate su uno dei marciapiedi della metropolitana stessa, piccolo kindergarten con forbici, colla, domopack e cataloghi di aziende elettroniche. Lo spostamento d'aria dei treni in arrivo disturba i truffatori; i bidonati sono soprattutto newyorkesi, non turisti.
Su una delle 6 mila carrozze della metropolitana di New York, messaggi pubblicitari sull'Aids, sulle gravidanze indesiderate, sullo stupro, sulla mortalità infantile, fino alle cure per emorroidi e calli. Quante offerte di assistenza a pagamento, nella città nuda.
Stop prima di scegliere tra Yatagan in MacDougal Street per una piadina turca stracolma del miglior doner kebab immaginabile a 4 dollari, da mangiare passeggiando, oppure John's Pizzeria (forno a legna) in Bleeker Street. Il campo di pallacanestro è in 6th Avenue angolo W 3rd Street recintato con una rete di ferro, come quelli in West Side Story : i faretti producono una macchia di luce che assorbe i movimenti rapidi dei giocatori. Lame bianche percorrono muscoli neri sudati.
Ammirazione per talenti non pagati.
Fuori dalla macchia di luce, per mangiare qualcosa. Poi, di nuovo scelte. D'estate, in Washington Square illuminata e popolata di tutto e tutti: marijuana offerta con discrezione a due passi da un poliziotto, una partita a scacchi, un comico, un saltimbanco, un emulo di Paul Simon, gelati.
D'inverno, metropolitana o autobus per South Ferry, l'estrema punta sud di Manhattan.
Andata/ritorno a e da Staten Island, le mille luci di New York per 50 cents, con la Statua della libertà come dote. Una puntata da Julian Billiards al 138 di 14th Street vicino a 3rd Avenue (entrare nei panni di Paul Newman ne Lo spaccone o ne Il colore dei soldi costa 8 dollari all'ora), poi, se è mercoledì o sabato, un tentativo per entrare da Paddy Reilly's su 2nd Avenue angolo 28th Street per ascoltare Black 47, un complesso irlandese che ha mischiato musica celtica tradizionale con Beatles e ra
p. Grande divertimento. I gorilla a guardia dei locali notturni newyorkesi si sono evoluti. Negli anni '80 era una crisi di nervi continua: con moltitudini alle porte il buttadentro era padrone del tuo destino, poteva decidere se farti entrare o aspettare ore lasciando che altri, arrivati dopo, trionfalmente ti superassero. Una trovatina per la serie "burocrati da marciapiede" e "l'abito fa il monaco".
Negli anni '90 non si scherza, con i potenziali clienti.
Ciondolando per l'East Village a caccia di posti ancora aperti - Kiev su 2nd Avenue angolo 7th Street offre mensa russa 24 ore su 24 - si fa l'ora in cui sentire passi sull'asfalto alle tue spalle fa rizzare i capelli, tanto a New York quanto a Porta Venezia a Milano. Sbuffi di vapore bianco fuori dalla stazione della metropolitana. Nella scatola corazzata quattro metri per due, molto illuminata, la donna ascolta un talk show radiofonico. E' sulla cinquantina, nera. 
Sobbalza, passando dalla noia alla paura.
Il suo turno è cominciato alle 10 della sera prima e dura 8 ore, una notte sì e una no una biglietteria del metrò viene rapinata. Ritira i soldi e dà i token, i gettoni che fanno da biglietti. Clack, oltre la barriera. In queste ore il sistema riprende fiato, preparandosi a trasportare le consuete 70 mila tonnellate di carne umana quotidiane.
Sul marciapiede, un uomo appoggiato a un pilastro d'acciaio. Perché è fuori della zona illuminata dove i passeggeri sono invitati a raccogliersi nelle ore notturne? 
Sembra ubriaco, quell'uomo.
E fa male a tenere così in mostra quella catenina d'oro che gli pende dal collo. Ma forse è un poliziotto della resuscitata Squadra civetta e la catenina con medaglia è un'esca. 
Con la realtà che mima la Tv, tutto è possibile a Manhattan.

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