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Canto errante di un pastore notturno

di Sergio Sacchi su Smemoranda 1993 - La notte

Si è spento il sole, ascolta, si fa sera e un altro giorno è andato, ma che rogna nera: 
nel mezzo del cammin di nostra vita la festa appena cominciata è già finita.
Odi greggi belar, i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare liberi liberi com'esuli pensieri e nel buio senti sussurrare:
ma io non vedo un accidente son venuto da Como per niente che notte buia che c'è povero me, povero me.
La senti questa voce?
già tutta l'aria imbruna spegnete quella luce che fuori c'è la luna;
se la luna è una lampadina ti offro l'intelligenza degli elettricisti
così è (se vi pare) lunaspina e con i fili rimasti le stelle sono tante portate in braccio dalla corrente.
Ma io non vedo niente.
O falce di luna calante siccome immobile qual piuma al vento
mi rammento ch'io venìa pien d'angoscia a rimirarti e la cagione esecranda qual è?
Se il giorno posso non pensarti la notte maledico te!
Maledetta per ogni cuore che sente coscienza
ma come si fa, a mezzanotte,
a seguir virtute e conoscenza se a vederci non si vede un'autobotte e gli occhi non l'ardiscon di guardare?
Non ti fidare di stelle galeotte:
una notte, in Italia, io mi misi in cammino
e camminando e cantando, ignaro e quasi senza fretta
i' mi trovai, fanciulle, un bel mattino sull'ermo colle con la capra Elisabetta, una capra col viso semita
col naso triste che pare una salita.
Tintarella di luna,
come te non c'è nessuna,
tintarella color latte è giunta mezzanotte è l'ora che volge al desìo
quanto somiglia al tuo pallore il mio.
Che fai tu, luna, in ciel, dimmi che fai?
Una vita di quelle che non dormi mai?
Che ne sai tu di un campo di grano?
Sapessi com'è strano dagli atrii muscosi, dai fori cadenti
guidare nella notte a fari spenti e vivere a lungo felici e contenti.
Han spento già la luce nella notte ci guidano le stelle
e lingua mortal non dice 
quanto è duro calle andar nella brughiera dove non si vede un passo
e ritrovar se stesso...
Dolce e chiara è la notte senza vento,
immaginatevi che grande tormento follemente viaggiare 
e ritrovarsi in una selva oscura ove per poco il cuor non si spaura e più non dimandare:
scusi, lei che è pratico di queste parti,
io non devo andare in via Ferrante Aporti...
A' luna rossa, luna di marmellata,
del padellon del ciel la gran frittata,
ora è tardi, devo andare,
andiamo è tempo di migrare.
Ma se vuoi andare al cine, vai poi ch'io non spero di tornar giammai.

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