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Scambio

di Severino Salvemini su Smemoranda 1993 - La notte

Il Kursaal stava per chiudere. Fausta, la guardarobiera, era alle prese con gli ultimi dischetti dal numero traforato e riconsegnava pellicce e soprabiti ai tiratardi. 
Nella sala ormai quasi vuota gli altoparlanti emettevano le note di un ballabile e il barman Gino, con gli occhi semichiusi, seguiva il ritmo della musica muovendo a tempo il capo.
La bruna Juanita cantava sul palcoscenico, ma era ormai stanca e si capiva che, avendo potuto, se ne sarebbe tornata a casa volentieri. I suonatori soffiavano nei loro strumenti, ma anche loro, vista l'ora, potevano ormai prendersi il lusso di saltare qualche refrain e di sbagliare qualche nota.
I pochi clienti rimasti chiacchieravano seduti ai tavoli e qualcuno si trascinava da un angolo all'altro della sala muovendo qualche passo assecondato dalle ballerine.
Alle tre la musica cessò e gli orchestrali, per evitare le solite richieste dell'ultimo slow , si alzarono in piedi e si misero a smontare e a riporre negli astucci i buffi strumenti. Solo il sassofonista, chissà per quale motivo, lanciò ancora un paio di acuti che ricaddero solitari nel vuoto del locale.
Juanita, il viso delicato e un grande fermaglio dietro la nuca, andò al tavolo del Cavaliere per salutare l'affezionato Stefano.
Nel silenzio del momento, il telefono squillò e dopo un attimo arrivò in centro alla pista da ballo una graziosa cameriera, con un apparecchio cellulare: "Cercano di lei, Cavaliere ."
Il Cavaliere alzò gli occhi, stette un po' soprappensiero, pensò alla moglie che a quell'ora stava già dormendo, e poi, rivolgendosi all'assistente che era al suo tavolo, ordinò: "Rispondi tu, di' pure che sono occupato, sarà qualche noioso che ha bisogno di qualcosa e mi secca anche qui" .
Il fido Stefano, senza dire una parola, distolse lo sguardo da Juanita, scostò la seggiola e si appostò vicino al banco del bar.
Aveva appena detto l'abituale "pronto ", che si sentì nell'orecchio: "Allora siamo d'accordo, stanotte alle quattro al solito posto".
La voce era quella del banchiere Vizzapico, una voce profonda, calda, con intonazione romana. Stefano non rispose immediatamente.
"Mi può dire se ci sarete? A che gioco giochiamo?
Sono qui che rischio la reputazione per quest'affare, muovendomi con la massima circospezione, e da parte vostra sento solo diffidenza.
Questo non è un caso come gli altri: qui c'è di mezzo un ragazzo!" Stefano allora sussurrò : "No, Commendatore, non c'é diffidenza, attendevamo un vostro cenno di risposta, ma non pensavamo che lo scambio dovesse avvenire questa notte.
Ora vado a sentire il Cavaliere Granusconi. Attenda in linea, per cortesia".
La guardia del corpo tornò in sala. Il Commendator Vizzapico voleva a ogni costo concludere l'affare quella notte e, per agire nella massima sicurezza, proponeva la discarica vicino al casello di Seriate. 
"Digli che ci saremo", bofonchiò il Cavaliere trangugiando il bourbon rimasto. "Puntuali alle quattro, con le banconote pulite."
Stefano si sentì più tranquillo, si compiacque che tutto si svolgesse con così poca fatica e comunicò: "Va bene alle quattro, allora. Al solito posto; avremo due auto nere, una per noi, una per la scorta. Come segnale, tre lampeggi consecutivi. Scenderete per l'accordo finale solo lei e il Cavaliere.
Al termine faremo lo scambio e il ragazzo salirà in macchina con noi". Dall'altra parte solo un soffio di voce: "A presto" e un click nel ricevitore.
Il Cavaliere si levò dal tavolino e si abbottonò il blazer doppiopetto, ravviandosi i capelli con la mano. Al guardaroba, allungando le diecimila lire a Faustina, si mise il soprabito: "Fa ancora freddo fuori, stanotte?"
E le diede un buffetto sulla guancia, come il saluto di un amante che saluta la più volte amata. "Addio, Cavaliere, e grazie" disse Faustina, stringendo la banconota. Il gruppo camminò verso la strada del proprio destino, fino a raggiungere le due limousine.
Il Cavaliere accese la radio sull'emittente locale: "Varese. Un apparecchio della linea Lugano-Venezia è caduto nel lago di Garda; il pilota, due meccanici e quattro passeggeri sono introvabili. Nessuna altra notizia si ha sul motivo per cui l'aereo è scomparso..." 
Cambiò stazione e andò sulla radio nazionale: "Lo scandalo del banchiere Vizzapico.
Confermata la commissione d'inchiesta.
Il denaro saggiamente distribuito assicurava al Commendatore preziose relazioni...." 
Il Cavaliere spense l'apparecchio e, con un malizioso sorriso, si mise comodo sul sedile. Era un affare importante quello di stanotte. Aveva voluto lavorare da solo; i suoi collaboratori non dovevano conoscere nulla, per evitare fughe di notizie. Il prezzo di partenza era molto alto, visto che si trattava di un ragazzo ancora un po' acerbo.
Ma lui era disposto a offrire molto meno. Tanto Vizzapico avrebbe alla fine ceduto. Era roba trovata, poteva anche credere di fare il furbo, ma solo da lui poteva ricevere subito quella somma di denaro, pagamento per contanti. E la liquidità, per un banchiere, è un particolare decisivo in una trattativa.
L'autista camminava speditamente, sapendo che in una decina di minuti sarebbe stato nella piazza, poi duecento metri da percorrere lungo il viale e infine la grande discarica senza luci. Vi era andato altre volte, quasi sempre in ore notturne e altre volte aveva notato quel chiarore tetro che danno i rari lampioni coperti dalle foglie.
Anche la gente da queste parti aveva un'aria sospetta, o forse era solo il buio e il vento gelido che fischiava a dare alla solitudine del luogo e alla calma dell'ora una simile illusione. In quanto al Commendator Vizzapico e ai suoi uomini, che avrebbero incontrato tra poco, era nota la vita un po' misteriosa che conducevano, al fine di procurarsi complicità e compiacenze profittevoli, e l'ambiente fisico dove si stavano recando non era certo disdicevole per persone che erano state spesso inquisite da commissioni d'inchiesta giudiziarie.
Ecco le prime piante del viale che portava all'appuntamento. Ed ecco i fari delle due auto ammiraglie. Il Cavaliere e il Commendatore scesero e si avvicinarono al centro. Rimasero alcuni secondi in silenzio. Vi è sempre un po' di titubanza nell'iniziare un confronto, anche tra persone che si conoscono bene.
Alla fine si può arrivare al litigio e ciò condiziona sempre le mosse iniziali di una trattativa. 
"Io debbo andare, ho premura", disse il Cavaliere, aggiustandosi il soprabito e tirandosi su il colletto. La sua esperienza lo aveva convinto che temporeggiare negli affari non serve e non paga; trent'anni di transazioni commerciali lo avevano persuaso che bisogna chiudere gli scambi con immediatezza.
Ma Vizzapico capiva dove Granusconi voleva arrivare e si girava su se stesso, cercando di scorgere con lo sguardo i suoi uomini, che nelle macchine adiacenti stavano seguendo nei sedili in cuoio la dinamica dell'incontro. Rassicurato circa l'eventuale protezione, si mise a posto la cravatta e pronunciò il prezzo, conscio che la negoziazione avrebbe poi limato il corrispettivo di un buon trenta per cento. E in poche battute, le parti si accordarono. A quel punto, a un gesto preciso del Cavaliere, Stefano uscì dall'auto con una valigia. E contemporaneamente da un'altra auto, un assistente del banchiere venne allo scoperto sospingendo fino al Cavaliere un ragazzo dalla pelle scura, che fu preso sotto braccio da Stefano e portato via velocemente.
Il Cavalier Granusconi entrò in macchina e, soddisfatto, scivolò sulla poltrona, mentre l'autista ingranava la marcia e partiva a gran velocità. Lo scambio, cui aveva lavorato per settimane, era concluso. Si girò verso il sedile posteriore e, senza fare commenti, osservò il tredicenne José Guelmero, centravanti del Boca junior, strappato per due miliardi all'Olimpico di Colonia.
Un formidabile punto di forza per i prossimi anni della sua Fortitudo. E tutto senza che i rivali del campionato si fossero resi conto della grande opportunità. Complice e intermediario, come sempre, il banchiere Vizzapico.
Terreno di gioco, ancora una volta , la discarica di Seriate.

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