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Pianobar

di Stefano Bianchi su Smemoranda 1993 - La notte

Sono un pianista di pianobar. Le mie sono notti in doppiopetto frusto. 
Interminabili come telenovelas.
Vent'anni di dita anchilosate sulla tastiera Porta Genova-Fiori Chiari.
Andata e ritorno dalle 23 alle 2 orario elastico. Milano nerofumo affondata nel metrò. 
Milano finto Saint Germain Des Pres, la Brera del provincial-cellulare.
Quando inizia la notte, le mie scarpe di vernice attraversano il tendone rappezzato del pianobar.
Come sempre, mi metto in mostra illuminato dall'occhio di bue. Nella penombra intravedo coppie casuali, cotonate segretarie d'azienda, gommosi omuncoli dell'hinterland. E la Irma, vecchia sola, a prendere ordinazioni con i collant smagliati. 
Chiacchericcio, risate cariate. Qui, nel pianobar, il tempo sembra ogni volta stopparsi. Mentre fuori la notte fa il suo dovere. 
Appoggio i polpastrelli sul piano e attacco. Strangers In The NIght, Night and Day... Routine mandata giù a memoria
. Chissà perché ogni notte, mentre cito Buscaglione riesco appena a sopraffare la mia anima rock. Tanto non se ne accorge nessuno. Ci vuole mestiere per camuffarsi da pianoman aziendale.
Mentre canto Paper Moon pedino col pensiero Because The Night di Patti Smith, Let's Spend The Night Together degli Stones, Open All Night del Boss. La mia scatola cranica è un jukebox. Déjà vu da vecchio rocker. Che le notti le prendeva a calci in faccia.
In culo le stelle. Notti d'azzardo col Lou Reed di Goodnight Ladies , notti a luci rosse da Sister Midnight di Iggy Pop. Notti col fondotinta da sfogliare minuto per minuto. 
Oh, se il rock and roll scaricava energia nelle mie dita... I'll Be Your Baby Tonight : fammela ancora sentire, Bob.
Hey, Doctor John! Sputami Such A Night...
Mi slaccio il colletto della camicia e allento il nodo della cravatta. La mia identificazione con Gino Paoli è l'ultima marchetta anche per stanotte. Richiesta a gran voce dall'affezionato pubblico. 
Sono fuori. Le 2 spaccate. Cammino per la Milano da digerire.
Se lo volessi, la notte mi spalancherebbe ancora le gambe. Ma ormai sono un pianista da coito interrotto. 
Fermati un attimo, che tanto a casa non ti aspetta nessuno. Col naso in su a guardare le stelle. E rimettiti a posto il nodo della cravatta, perdio.
Vecchio rocker.
La mia è una Night In White Satin, come canterebbero i Moody Blues...

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