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Fra le 4 e le 5

di Umberto Gay su Smemoranda 1993 - La notte

La notte è di classe. Non è una proposta di dibattito: è un'affermazione categorica, una convinzione certa. 
La notte è realismo spietato che ogni bluff annulla e qualsivoglia trucco e rappresentazione artificiale disperde. La notte nasconde il sole che regala calore e luce senza distinzioni. Il buio e il freddo, suo complice, indicano senza pietà chi ha casa e chi non ce l'ha; chi è esente da calcoli su luce e gas e chi ci ragiona ogni mese.
Le ore fra il tramonto e l'alba catalogano infallibili i propri utenti dividendoli in elenchi categorici: i moltissimi comandati al sonno, indispensabile per presentarsi in forze all'appuntamento obbligato della produzione; i molti a cui è concesso sfrenato e spudorato svago; i (sempre) troppi impegnati a vivere intensamente, maledettamente tutte le notti.
E così via e via, ed ancora via, e sempre e comunque via così...
La notte è di classe viene da urlare. E' di nuovo il momento in cui ci si deve schierare, si deve scegliere senza ambiguità con chi stare.
E, allora, fra tutti con i più reietti o i più addolorati o i più tragici o i più asserviti... o con i più coraggiosi.
Con i lavoratori dei turni di notte di ogni lavoro. Non importa quale sia l'attività più faticosa o ingrata.
Sono tutti uniti dall'essere estraniati dai ritmi di vita, di socialità, di scelte della maggioranza delle donne e degli uomini e, soprattutto, dal ritmo di quell'orologio biogenetico naturale che implacabilmente differenzia il giorno dalla notte.
Con la moltitudine per cui già l'imbrunire è angoscia profonda. Un vuoto che attanaglia tutti coloro che conoscono il freddo della notte; a volte di più a volte di meno, comunque per tanti, interminabili mesi.
Sono quelli senza casa, centinaia, migliaia ogni notte italiana; decine di migliaia ogni notte newyorkese. Ma anche quelli da... "case povere" dove vige una prassi molto particolare di riscaldamento "autonomo": corpi su corpi o vestiti su vestiti.
Con quei "topi" che frugano per appartamenti, automobili, negozi in cerca di piccole ricchezze mai possedute i più per costrizione, alcuni per libera scelta. 
Con le puttane, le transessuali, le venditrici/venditori di sesso facile ma anche di qualche istante di sembianze d'amore e gratificazioni. Simboli esagerati di rapporti umani dal senso comune censurati ma abbondantemente indotti dalla moderna, estremistica mercificazione del tutto.
Addette/i ai lavori offese/i da smog e capricci climatici attaccate/i da complessati e volgari; bistrattate/i da moralismi e ipocrisie.
Con i volontari di tutte le fedi e gli ideali che rubano al proprio riposo e al proprio svago ore importanti per dimostrare che qualcuno c'è per chi ha maggior bisogno, più urgente, più delicato.
Con i tossici di ogni droga. Per loro la notte è l'inferno di una dose non trovata, di dolori lancinanti inarrestabili, di solitudine immensa.
Oppure è spazio di scomparsa totale: da ogni ricordo, da ogni emozione, da ogni sfogo onirico, annegati in un sonno innaturale, troppo profondo, pochissimo naturale.
Con tutti quelli a cui paure, preoccupazioni, angoscie esistenziali impediscono il sonno. Privati di uno dei beni più importanti: la possibilità di sognare e, quindi, di vincere almeno un minuto delle 24 ore, di essere fino in fondo felici, spregiudicati, pienamente liberi.
Con i "carbonari" di ieri, di oggi, di domani che sfruttano la notte per immaginare/pianificare idee e emozioni che guidino loro e tutti verso più belle libertà.
E così via e via, e ancora...
Per tutti questi la notte, ogni notte è fatica, dolore, rischio e sacrificio. Ma, come tutte le dee potenti e spietate, proprio a loro, a quelli che la passano, la Notte dona il più bello degli eventi.
A secondo delle stagioni, fra le 4 e le 5 del mattino: quando, all'improvviso, tutto è silenzioso, tutto appare in una totale immobilità.
E' un attimo di forza immensa, come se la terra intera inspirasse tutta l'aria che esiste. E poi è un respiro infinito, un vivere totale.
E tutti gli uccelli cantano, ogni albero, ogni filo d'erba vive. Solo a loro, di quella classe che necessita di maggior amore e a tutti i loro simili, questo momento è dedicato.

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